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Roma siamo noi (purtroppo)

Da queste parti, si sa, non siamo certo amanti della “romanità”, inteso con essa una certa antropologia, ciarliera e improduttiva, disincatata e arraffona, che come tale può attecchire da Sondrio a Lampedusa. E purtuttavia, qui non è un problema di “romanità”. O meglio sì, se si designa con essa un sinonimo di “italianità”.

Bando quindi al folklore compiaciuto e autoassolutorio, con cui i giornali raccontano oggi lo scandalo già passato alla Storia e di lì al Mito come Mafia Capitale, e da cui siamo stati parecchio tentati anche qui. È facile, molto facile, tessere le due o tre nozioni collettive sulla Città Eterna e la Cloaca Maxima e la corruzione imperante già ai tempi di Cicerone attorno al nocciolo dell’inchiesta giudiziaria bipartisan, che coinvolge tutte le sfaccettature della romanità, da Alemanno alle Coop rosse, e soddisfare il riflesso pavloviano del lettore, cioè di ciascuno di noi. Roma come il regno della Corruzione in Terra. Si scoprono tanti insospettabili Martin Lutero, tra i commentatori odierni, molti peraltro avvezzi a pranzare col bel mondo su cui ora invocano le fiamme dell’inferno.

Noi no. Noi, che abbiamo più volte sviscerato il paradigma negativo insito in parecchie manifestazioni della romanità, diciamo: occhio, non fate il processo inverso. Non passate così in fretta dall’universale al particolare. Perché, scremata tutta la crosta d’innegabile spirito romano avvolta nella cronaca, peraltro siamo più nei pressi del verace e immortale “A Fra’, che te serve?” che in quelli della stilizzazione estetizzante alla “Grande Bellezza”, rimane il succo. E il succo è, al netto dei cascami giudiziari e dei destini individuali su cui vige il sacrosanto dogma del garantismo: l’intersezione confusa e vigliacca tra politica ridotta a particolarismo del portafoglio e affari caricaturizzati in intrallazzi grigiastri, con la criminalità esplicita che capisce di trovarsi a casa, e giustamente s’impossessa delle chiavi della baracca. Ma questa è la definizione di Italia, signori, questo è il carattere nazionale e la prassi del potere a tutte le latitudini dello stivale, questo è l’esito compiuto dello statalismo diffuso, della burocratizzazione estrema, dell’apparato eretto a Leviatano e costantemente nutrito dalla società civile. Cambiano gli idiomi e la sfrontatezza e magari le dimensioni della mangiatoia, ovvio, sotto il Colosseo a occhio di denutriti ce ne sono pochi, ma non possiamo salvarci così, col bozzetto di borgata e il riciclo dell’eterno fantasma di Alberto Sordi. No, Mafia Capitale è Mafia Paese, è l’esito coerente di una nazione costruita sulla rapina fiscale dei territori produttivi e l‘assistenzialismo becero dei territori arretrati, mai sulla responsabilità individuale, l’ingrediente salvifico di ogni democrazia liberale viva. Roma siamo noi, anche oggi, purtroppo soprattutto oggi, per cui no, è troppo facile cavarsela con la commedia della cronaca giudiziaria locale, per quanto portata in prima pagina, qui si vuol guardare una buona volta in faccia la tragedia, che è quella di un Paese ostaggio della Bestia pubblica perennemente affamata e dei suoi sottopotentati autocratici e insignificanti. Finché nell’insignificanza ci sprofonderemo tutti noi, e se non ci diamo una mossa sarà molto presto.

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di on 3 dicembre 2014. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Roma siamo noi (purtroppo)

  1. Liutprando Rispondi

    3 dicembre 2014 at 18:22

    Aggiungiamo che la mafia fatta Paese è plasmata dal colonialismo imposto al Norditalia a chi è abituato a far chiacchiera al posto di lavorare.
    Questi esseri inutili e dannosi hanno scritto la costituzione più pirla del mondo.

    E questi sono i risultati: Stato costituito per intero da ricchi criminali foraggiati dal sudore di pochi.
    Che Dio maledisca l’Italia.

  2. Ernesto Rispondi

    3 dicembre 2014 at 18:53

    Ha ragione da vendere, direttore. Ecco perché vado dicendo che una guarigione da questa cancrena non è possibile. Ecco perché vado dicendo che l’unica soluzione, per salvare il tessuto sano che nel settentrione ancora è maggioranza rispetto al putridume, è l’amputazione. Solo un forte movimento indipendentista ci può salvare, economicamente e culturalmente. L’italiano deve diventare straniero. Vado dicendolo, ma sono rimasto da solo. Il partito che pareva lo andasse dicendo adesso è la Lega Italiana… E il suo leader, sui meridionali, “si era sbagliato”.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    3 dicembre 2014 at 19:23

    Caro Direttore, Roma la conosco bene e conosco pure la mentalità accomodante della sua gente, che a volte vive con plateale compiacimento la tradizione di Roma caput mundi: orgoglio più che giustificato se consideriamo i monumenti e la storia della Città eterna.
    Ma quanti sono i romani de Roma e coloro che si sono romanizzati per convenienza e per affari?
    Una volta gli autoctoni si domandavano preoccupati: ma tutti qui ‘sti rompicojoni? Oggi sono in netta minoranza e devono sentirsi ospiti in casa loro. Se ci mettiamo pure la mafia…
    Suvvia, diamo a Cesare quel ch’è di Cesare e al Governo (ladro si può dire?) ciò che si merita.

  4. Carlo Gallia Rispondi

    4 dicembre 2014 at 18:19

    Purtroppo articoli come questo si leggono solo su questo giornale. E questo è un problema, anzi “il problema”.

  5. egenna Rispondi

    5 dicembre 2014 at 07:01

    Roma…,sono loro ,purtroppo!!

  6. Marco Beltrame Rispondi

    5 dicembre 2014 at 09:15

    Perche’ pero’ nessuno si e’ levato in difesa del linciaggio preventivo che sta partendo adesso? Posto che molti gli implicati non mi stanno per niente simpatici e anzi li ritengo degli incapaci, non si capisce perche’ con un’inchiesta in corso saltino fuori tutte queste cose, anzi se uno ha mangiato cinque anni fa con una persona allora e’ sicuramente implicato…Gia’, come le accuse per un certo stalliere di Arcore.

    Pero’ vedo che molti “garantisti” lo sono a senso unico, proprio come certi del PD.

  7. adriano Rispondi

    5 dicembre 2014 at 17:54

    Ognuno valuta sulla propria esperienza.Lavoravo da un privato che mi voleva bene.Alla sera mi chiedeva se volevo restare,facevamo quattro chiacchiere e mi pagava lo straordinario.Un modo per farmi apprezzare la ditta.Erano soldi suoi e poteva farlo.Legittimamente.Poi andai nel pubblico.Allora lo straordinario era pagato una miseria.Nello stato giuridico era scritto che si doveva fare solo se necessario.Lo facevano tutti.Sempre.Era necessario.Per loro.Un giorno rivalutarono i compensi allineandoli al privato.In una riunione il capo ci spiegò come fare per stare comunque negli stanziamenti previsti.Azzardai una proposta.”Sarebbe bene eliminare lo straordinario forfetizzato.”Imbarazzo generale.Il capo ufficio gelido domandò.”E’ una denuncia?”.Errore,ritirata.”No,scusi.Mi sono sbagliato”.Chi ha esperienza nel pubblico sa che comunque le risorse,piccole,grandi,alte,basse sono utilizzate in maniera legale solo formalmente, non nella sostanza.La palla inizia piccina poi scendendo si ingrossa.La patologia che si scopre oggi è funzionale al sistema nel senso che il sistema la incoraggia e la permette.L’unico rimedio è limitare il pubblico all’indispensabile.Purtroppo occorre che qualcuno stabilisca cos’è indispensabile.

  8. Democratus Rispondi

    5 dicembre 2014 at 19:35

    No,

    non si può equiparare la Scandalo nero con gli scandaletti rossi. In Italia e, soprattutto, nella Capitale.
    Questo non significa “assoluzione” -non che noi siamo tenuti a dispensarla, meno che meno a condannare- per la mediocrità della classe dirigente democratica e di sinistra.
    Ma quanto accaduto nella Capitale ha dell’abominevole, soprattutto per una certa destra. Dopo una “vita nella fogna” i destrorsi capitolini issano sulla tolda di comando della Caput Mundi “uno di loro”, uno formatosi nel canale missino del fascismo postbellico. Non un “intellettuale” ma almeno uno coraggioso, che gli scontri di piazza li ha fatti e i prezzi li ha pagati. E cosa ti combina alemanno? Invece di “riscattare” un mondo, un ambiente, un idealità quantomeno estraniata dai circuiti che contano, invece di proporre un’impostazione amministrativa -e quindi politica- alternativa di una destra moderna, che guarda al futuro senza dimenticare il passato, ecco il disastro. Amministrazione patetica, a tratti dannosa, senza neanche la presa di coscienza dei problemi strutturali della capitale. Non la promozione di homini novi preparati e concreti, troppo chiedere, ma neanche il riciclo di chi era stato costretto a diventare teppaglia. Anzi l’elezione di questi a classe dirigente: negli assessorati, nei gabinetti, alla guida delle società partecipate e delle municipalizzate. Che invece di diventare nuovi paradigmi di riferimento assurgono, nel migliore dei casi, a cassa di compensazione della peggio parentopoli nostrana. Invece del filtraggio, dello “spurgo” del demi monde colluso con la criminalità, insomma della “normalizzazione degli irregolari”, l’infiltrazione di questi nell’ambito istituzionale. Uno schifo. Senza alternative all’orizzonte, se no la mediocrità sinistrorsa, la ridicolaggine leghista e la pietà, umana prima che politica, dei grillini. C’è solo Papa Francesco!!!

    • Franco Rispondi

      7 dicembre 2014 at 10:09

      “Scandalo nero e scandaletti rossi”?
      Quelli rossi sono solo scandaletti perchè fatti da compagni che (poveretti) sbagliano ?

  9. paolo Rispondi

    6 dicembre 2014 at 11:49

    roma ladrona?????

    • peter46 Rispondi

      7 dicembre 2014 at 21:49

      Sicuro che considerando l’arco degli anni dei tuoi amici in politica(e che comportamenti…)puoi ancora permetterti il lusso di gridare “Roma Ladrona”?Perchè ‘quella’ di questi giorni,per la corta memoria,è Roma Ladrona,ma non è solo “Roma Ladrona”:per la memoria lunga dei non ‘improsciuttati’ non può che essere la continuazione di “Lombardia Ladrona 1″(ma finita la festa(pro expo)arriverà la 2,tranquillo),”Veneto Ladrone”,”Emilia Romagna Ladrona”,”Toscana Ladrona”,Campania Ladrona”,”Calabria Ladrona”,”Sicilia Ladrona”…ma chi c….può essere salvato?I verginelli…Daccò da solo ha ‘monetizzato'(per ora da solo dicono le cronache e i tribunali)più delle cooperative romane messe assieme ed ha ‘aperto'(si fa per dire aperto:c’è sempre stata un autostrada nel campo)la strada e ci sono(che ci sono figuriamoci:vigliacco chi lo nega)solo i fascio-sinistri,vero?…i verginelli….

  10. Albert Nextein Rispondi

    7 dicembre 2014 at 10:07

    Io non sono un delinquente.
    Io non ho mai chiesto favori alla casta di potere.
    Io ho sempre dovuto subire.
    Io non ho mai fatto favori alla casta di potere.
    Io ho sempre e per istinto diffidato del potere.

    IO , per non sentirmi più dire che è anche colpa mia se le cose vanno da schifo, ho iniziato una lunga stagione di non voto.
    Mi dispiace di non averla inaugurata alcuni decenni fa.
    Diciamo 40 anni fa.

    Tutta la politica è merda.
    E quando si parla di politica occorre tenerlo presente.
    Si parla di merda.
    La merda la si spazza via, di solito.

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