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Gli ebrei in piazza per i marò. Noi lì, a lezione di orgoglio

++ INDIA: MARO'; IN TRIBUNALE A KOCHI, NUOVA UDIENZA 18/6 ++#Bringbackourmarò è la campagna lanciata dalla comunità ebraica romana per riportare a casa i marò italiani, per tre anni imprigionati in India pur senza aver subito alcun processo. Riccardo Pacifici, presidente della comunità romana, promette un’iniziativa al giorno. Il caso dei marò sta assumendo le dimensioni di una vera umiliazione nazionale. Ben tre governi, Monti, Letta e Renzi non sono riusciti a tirarli fuori, nonostante la legge ci dia ragione. Prima di tutto perché i due militari italiani, Latorre e Girone, sono sospettati di un crimine su cui non esistono prove certe. E che, anche nel caso fosse stato commesso, è comunque avvenuto in acque internazionali, dunque non competerebbe neppure alla magistratura indiana.

A muoversi è la comunità ebraica, non tanto la società civile italiana. Solo le giunte di centrodestra stanno esponendo il poster con i volti dei due marò, per chiederne la liberazione. Le giunte di sinistra non ci pensano neppure. Da parte dell’ex ministro degli Esteri Emma Bonino, erano giunte solo parole, incredibili per la loro mancanza di garantismo: “Potrebbero anche essere colpevoli”. Quando tutti sanno che, in un sistema giuridico liberale, si è innocenti fino a prova contraria. La sinistra più chic schifa il populismo di chi rivuole indietro “i nostri ragazzi”. Non è infrequente che l’immagine dei marò subisca lo sfottò di attori, comici, vignettisti. Allo sfottò della sinistra chic, segue la violenza belluina della sinistra dei centri sociali. Quella che, il 25 aprile scorso, a Milano, inneggiava alla morte dei marò. Scene che dimostrano come, in Italia, vi sia ancora una strisciante guerra civile fredda.

Non deve stupire che a muoversi con decisione sia, appunto, la comunità ebraica. Nella cultura ebraica nessuno deve essere lasciato indietro. La storia di Israele è costellata di “soldati Ryan”, il cui recupero, anche in circostanze impossibili, costa la vita di altri valorosi soldati. Il fratello maggiore di Netanyahu, Yonatan, ha perso la vita il 4 luglio 1976 per liberare gli ostaggi israeliani su un aereo dirottato a Entebbe, a migliaia di chilometri da casa sua. Quando il caporale Gilad Shalit venne fatto prigioniero da Hamas nel 2006, gli ebrei di Israele sono stati pronti ad accettare il rilascio di 1000 terroristi in cambio della sua liberazione, dopo cinque anni di trattative e tentativi di liberazione. Sono disposti a scambiare prigionieri, pur di riavere almeno il corpo dei loro soldati caduti, come nel caso di Eldad Regev e Ehud Goldwasser, assassinati da Hezbollah il 12 giugno 2006. Nessuno, in Israele pensa di prendere in giro “i nostri ragazzi”, né tantomeno ne chiede l’assassinio. E almeno le istituzioni italiane hanno mostrato piena solidarietà, sia quando si trattava di trattare per la liberazione dei loro ragazzi, sia per piangerne la morte, come è capitato nel giugno scorso con il rapimento e l’omicidio di Eyal Yifrach, Ghilad Shaer e Naftali Frenkel.

Ma perché è particolarmente importante constatare che la comunità ebraica italiana sia praticamente l’unica a mobilitarsi per i nostri ragazzi? Perché, ancora oggi, a quasi settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il 51% degli italiani è ancora convinto che gli ebrei italiani siano più fedeli a Israele che non all’Italia. Lo rivela l’ultimo monitoraggio della Anti Defamation League: alla domanda “gli ebrei sono più fedeli a Israele che a questo paese”, il 51% degli italiani, al 58% maschi, al 52% fra i 18 e i 34 anni di età (giovani adulti), ritiene che “sì, è probabilmente vero” che gli ebrei sono un corpo estraneo.

30 ANNI FA ATTENTATO SINAGOGA ROMA, STEFANO VITTIMA TERRORISMOGli ebrei difendono i nostri ragazzi, ma noi non siamo mai riusciti a difendere i loro, sul suolo italiano. Li abbiamo lasciati massacrare nella strage di Fiumicino del 1973, nella strage della sinagoga di Roma del 1982, nella seconda strage di Fiumicino del 1985, tutti episodi che l’opinione pubblica italiana ricorda a stento. Perché le considera vittime ebraiche, di un conflitto che non ci riguarda, quasi appartenessero a un altro paese, non al nostro.

E questo in Italia, che è uno dei paesi meno antisemiti d’Europa, ormai. In Francia va peggio, perché si moltiplicano aggressioni fisiche e intimidazioni contro la comunità ebraica più numerosa d’Europa. In Svezia va ancora peggio. Nel paese nordeuropeo, l’unico ad aver riconosciuto l’indipendenza della Palestina, un deputato di destra, Björn Söder, ieri è arrivato a dire che gli ebrei, per essere dei veri svedesi, devono rinunciare alla loro identità religiosa. In Italia nessuno lo dice, ma il 51% degli italiani lo pensa.

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di on 20 dicembre 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Gli ebrei in piazza per i marò. Noi lì, a lezione di orgoglio

  1. ultima spiaggia Rispondi

    20 dicembre 2014 at 19:49

    A lezione d’orgoglio o a ripetizione di codardia?
    Dopo tutto sono affari dei due marò. Poi gli indiani sono tanti, sono permalosi e si potrebbero pure incazzare… hanno l’atomica… Stamoce boni!

    • Giovanni Pellegrini Rispondi

      21 dicembre 2014 at 11:06

      Codardia?? LEI usa il termine codardia? Uno che pubblica senza nemmeno metterci né il nome né la faccia??
      Me permetta di ricordare – non tanto a lei ma a chi potrebbe leggerci – alcune cose sul caso dei Marò.
      1) I fatti contestati (bada bene, a tre anni di distanza non sono ancora “imputati”, non c’è un capo di accusa!) ai nostri Marò sono avvenuti in acque internazionali. questo è fuori dubbio e ammesso anche dalle autorità indiane, quindi la giurisdizione è, per diritto internazionale, italiana, e non indiana.
      2) i nostri Marò sono stati catturati dalle autorità indiane (dello Stato del Kerala) con l’inganno: invitati a scendere a terra per testimoniare su un atto di pirateria, e qui poi arrestati. Si tratta di un vero e proprio rapimento.
      3) il luogo del fatto non coincide: i nostri Marò avrebbero respinto un probabile abbordaggio di pirati in un punto la cui latitudine e longitudine non corrisponde a quello del peschereccio colpito.
      4) i pescatori sopravvissuti del peschereccio NON hanno riconosciuto la Enrica Lexie, cosa assurda visto l’imponenza della nave.
      5) chi ha potuto vedere i fori dei proiettili sullo scafo del peschereccio ha dichiarato essere pressoché orizzontali, sul lato dello scafo. Questo non si accorda con le dimensioni della nave: i Marò avrebbero sparato da un’altezza di 20-30 metri, e quindi non avrebbero potuto colpire il peschereccio pressoché a filo d’acqua, ma dall’alto.
      6) è stato impedito alla parte italiana di studiare il peschereccio: non è mai stato messo a disposizione, anzi, il peschereccio è stato fatto affondare e le coordinate del suo affondamento non sono state fornite agli italiani, rendendo impossibile il suo studio
      7) sono oltre TRE ANNI che i Marò sono arrestati senza una accusa, pertanto non possono al momento contestare nulla: da tre anni i diritti della difesa vengono calpestati.
      8) i nostri Marò sono inoltre vittima di una campagna mediatica all’insegna del più becero razzismo anti-italiano, e la sentenza di condanna è già stata scritta sui giornali, in barba a ogni valutazione oggettiva. In realtà la loro cattura è stata dettata dalla volontà politica di chi governa lo Stato del Kerala per mettere in imbarazzo il governo centrale indiano, e nel governo centrale indiano si usa questa scandalosa vicenda per cercare di mettere in imbarazzo la signora Sonia Gandhi, che è italiana di nascita, ma da tempo è diventata indiana, pur rimanendo anche lei vittima di attacchi razzisti a causa della sua origine.

      • ultima spiaggia Rispondi

        21 dicembre 2014 at 18:25

        È sicuro d’aver capito il senso ironico del mio commento al titolo dell’articolo?

  2. MARCO ELETTI Rispondi

    21 dicembre 2014 at 10:43

    GRANDI !!!! grazie. siete unici. vi voglio bene.
    e adesso pero non vitate più a sinistra perché sono i nuovi nazisti… finanziano i palestinesi.
    un abbraccio voi tutti
    marco eletti

    • maria soi Rispondi

      27 dicembre 2014 at 22:40

      mi associo

  3. filippo fiorentini Rispondi

    21 dicembre 2014 at 11:52

    gli indiani sono un grande e bel popolo. Dobbiamo prendercela con quel singolo Magistrato che vuol fare politica sulla pelle dei nostri ragazzi!

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  5. Uno a voi estraneo (e di passaggio) Rispondi

    27 dicembre 2014 at 13:09

    Ma che «intraprendenza»! Meglio dire: “chutzpah”… Gli antichi dicevano: Timeo Danaos dona ferentes… L’iniziativa puzza di strumentalizzazione il doppio della distanza da Roma a Nuova Dehli. Prima di occuparsi di “italiani” questi Signori ci dovrebbero spiegare meglio la loro “identità” ad intermittenza… e i loro rapporti con i “palestinesi” ovvero gli arresti arbitrari addirittura di bambini… Il paragone poi fra il soldatino “carceriere” catturato Shalit e i due marò “carcerati” è quanto di più scriteriato e truffaldino si possa immaginare… Il servilismo dell’allora Sindaco Alemanno (un servilismo che si tramanda da sindacatura a sindacatura) trova riscontro nell’alta figura morale e opportunistica che è possibile apprendere dal “mondo di mezzo” narrato da Carminati, un “mondo di mezzo” dal quale mancano ancora numerosissimi personaggi…

    • Daniele Coppin Rispondi

      28 dicembre 2014 at 12:21

      Soldatino “carceriere” un corno, visto che Shalit fu sequestrato in territorio israeliano. Quali arresti di bambini? I bambini palestinesi sorpresi a lanciare pietre vengono fermati e riportati ai genitori come avviene con i minori in qualunque altro Paese al mondo. Quanto all'”identità ad intermittenza” (detto da uno che non ha neanche il coraggio di firmarsi) ci sono decenni di Storia a dimostrare quanto gli Ebrei italiani siano “Italiani”. Premi Nobel, medaglie al valore… ma di cosa parla lei? E’ solo un ignorante.

      • Uno a voi estraneo (e di passaggio) Rispondi

        29 dicembre 2014 at 14:52

        uh uh… Mi sembra che tu sia uno della congrega… L’esperienza mi insegna che è del tutto inutile un “contraddittorio” con chi ha solo interesse allapropaganda… Per chi osserva questo genere abbondante di pubblicistica promozionale (Hasbara) il problema è un altro: che gli agit-prop credano (se lo credono) le cose che dicono, nessun problema! Affar tutto loro! I problemi cominciano quando si pretende che uno pensi e creda le cose che questa propagandanda di stampo governativo israeliano diffonde con grandissima e illimitata disponibilità di mezzi finanziari e mediatici… Ahimé! Questa è un serio problema di libertà. Se io contraddico il signor Daniele, lui ha il poter di mandarmi in galera solo perché non la penso come lui… Io non posso neppure replicargli con il mio nome e cognome come sarei normalmente portato a fare… Il problema non è la libertà da dare ai palestinesi, ma la libertà da riconquistare in Italia da parte dei cittadini italiani (a una sola identià e fedeltà) che non la possiedono affatto… Addio! Questo non è posto per me!

  6. maria soi Rispondi

    27 dicembre 2014 at 22:51

    bella e giusta iniziativa. Grazie

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