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Ci lavano il cervello ogni giorno. Sulle tasse, e non solo

I bambini indottrinati a Milano sulla bellezza del Fisco sono figli del conformismo educativo che invade le nostre vite. Il trucco è sostituire alla capacità di giudizio individuale il canone del politicamente corretto. E allora via con le "giornata della...", dalla Virtù civile alla Costituzione fino all'alimentazione corretta...

tasse 2“I bambini ci guardano”. Pronti a cogliere i metamessaggi che gli adulti trasmettono loro. Nel nostro caso, l’imperativo subliminale è quello di esserci, di sventolare metaforicamente le proprie bandierine e la propria manina per la gioia dei genitori, nel caso ci fosse – e ci sarà – una televisione pronta a riprendere la scena. Un set che, al di là del contenuto, ha un vago sapore di totalitarismo. Quei bambini potrebbero essere disciplinati balilla che salutano il duce o pionieri con il fazzoletto rosso al collo che sfilano sotto lo sguardo benevolo di Stalin. Certo, la “Giornata della virtù civile” organizzata a Milano è un’altra cosa. Ma anche qui ci sono ragazzi messi in fila indiana a due a due per fare numero nel pubblico di un “evento”. Una festa che celebra le tasse.

Ci vorrebbe un’autentica “virtù civile” per difenderli, i bambini. Il punto è che c’è in giro una pedagogia d’accatto che ha rimosso il tema vero dell’educazione. Che è quello di formare personalità mature, indipendenti, dotate di spirito critico. E questo risultato è (sarebbe) possibile solo se si torna a capire che la formazione di un individuo nasce dal confronto con la tradizione culturale di cui è parte. Che l’obbiettivo della scuola è formare cittadini che abbiano il senso della storia da cui provengono, che sappiano parlare la lingua del loro Paese, che siano consapevoli del suo patrimonio culturale. Tutto ciò che, banalmente, si impara nell’ “ora di lezione”. Ma si ha paura – questa è la verità – che, così facendo, vengano fuori temi considerati troppo scabrosi, come la scoperta delle proprie radici, l’identità collettiva di un popolo, il senso di appartenenza. Altrettanti tabu per chi ha sposato il dogma dell’interculturalità e, per questo, ha ridotto la scuola a un luogo in cui si tace o, addirittura, si raccontano menzogne. Così si finisce per seguire uno dei guru renziani, il finanziere Davide Serra, nella sua tesi che “la cultura umanistica” non serve più, o l’ineffabile sottosegretario all’istruzione Davide Faraone nella sua esaltazione delle occupazioni, contrapposte alle noiose lezioni di italiano o di matematica. Si corre dietro al mainstream che pretende una scuola facile, “una scuola che prepara al lavoro”, e che viene celebrata quando sforna parrucchiere e camerieri anziché inutili diplomati che sanno il latino. Senza trascurare l’addestramento a usare le mitiche “tecnologie”, in modo da creare docili clienti del signor Apple e utenti compulsivi di cellulari e videogiochi.

È una scuola che surroga l’educazione che deriva dallo studio e dalla disciplina (sì, la disciplina) con i predicozzi estemporanei in cui si spiega quello che già si sa: che le droghe fanno male, che non bisogna esagerare con il bullismo, che bisogna accettare il diverso come normale e via banalizzando. Si spiega, come se ce ne fosse davvero bisogno, che al mondo esistono il bene e il male e che quest’ultimo andrebbe evitato con cura. Con l’aggravante però che a decidere che cosa sia bene e che cosa sia male non è la capacità di discernimento dei giovani, la capacità di giudizio maturata nello studio e nell’esperienza di ciascuno, ma piuttosto il canone del politicamente corretto. Che sembra diventato lo stigma della pedagogia ufficiale, quella a cui volentieri le autorità di turno sono disposte a mettere il loro timbro. Le norme di comportamento vengono ripetute come dei mantra, non sono il contenuto di una convinzione maturata personalmente, non sono il frutto di una conquista che le scolpisca davvero nella coscienza di ciascuno.

È così che nascono le “giornate”, le pause nella normale attività di studio in cui la scuola è chiamata a pagare un tributo rituale all’enfasi che, di volta in volta, viene posta su qualcuno degli oggetti simbolici cari al potere. Un potere invisibile, che agisce attraverso imposizioni che media e burocrazia si ingegnano di presentare come premi: la giornata della memoria, quella dell’Europa, quella della violenza sulle donne e via celebrando. Andate su Google e cliccate “giornata della…”. Solo nelle prime pagine troverete il Giorno della memoria, quella della Terra, quello della bellezza sostenibile (sic), quello della cultura ebraica, quello dell’alimentazione, quello delle lingue, quello delle famiglie al museo, quello della pace, quello del ricordo delle vittime di mafia, quello della Costituzione, quello della cittadinanza solidale, quello dell’innovazione. C’è persino la giornata della lentezza, forse non a caso accostata a quella delle ferrovie dimenticate. Anche se la più intrigante è forse la giornata della viola da gamba, che, per chi fosse interessato, si celebra il 10 di aprile.

E poi, che cosa c’entra questa overdose di conformismo con il ricordo di Umberto Ambrosoli? Che cosa ha a che vedere la “Giornata della virtù civile” con la sua tenace resistenza a piegarsi ai “poteri forti” fedeli alla logica del “ se po fa”? E come spiegare ai nostri fanciulletti che – come si diceva nel “68 – “il problema è politico”? Dovrebbe essere chiaro a tutti. Basterebbe seguire una fiction televisiva per capirlo. Ma, adesso che è tornata la Dc, questo non si può dire. È più facile identificare “la virtù civile” con la bellezza delle tasse. Pagarle, si sa, invece è un tantino più difficile.

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di on 3 dicembre 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Ci lavano il cervello ogni giorno. Sulle tasse, e non solo

  1. Albert Nextein Rispondi

    3 dicembre 2014 at 12:34

    E’ una specie di festival conformista.
    Il politically correct italiano, con la sua ipocrisia , il suo plagio continuo, col perbenismo demenziale ora di moda, ha dei riti che possono esser assimilati alle adunate sindacali fatte di pensionati.
    Tutto falso, dall’inizio alla fine.
    Tutto falso in profondità.

    Tutti venditori di parole false, di idee cretine e lesive della libertà individuale.

    Ecco perché è necessario opporsi all’istruzione di stato, la tanto osannata istruzione pubblica.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    3 dicembre 2014 at 13:26

    Abbindolano figli per fregare i genitori.
    Invece di spiegare agli italiani perché il Colle costa circa 245 milioni di euro all’anno, contro i 60 del Regno Unito e i 20 della Germania, gli intrallazzatori di turno, per celebrare la rapina di Stato, hanno inventato la “Giornata della virtù civile”. Una specie di Befana che funziona al contrario: toglie ai padri i soldi destinati ai figli.
    Nel paese di Pinocchio avviene questo ed altro.

  3. adriano Rispondi

    3 dicembre 2014 at 14:41

    “..l’obiettivo della scuola è formare cittadini che abbiano il senso della storia da cui provengono..”Quando andavo a scuola,cambiando grado,si ricominciava da Roma in poi.Un giorno mi sono chiesto:”Perchè ci si ferma alla prima guerra mondiale?” Dato che ero ingenuo non capivo.c’è voluto un pò di esperienza per scoprire che la seconda doveva ancora finire.E’ passato tanto tempo e non so cosa si insegni adesso ma dai segnali che ricevo un pò qua e un pò là mi pare che la situazione non sia cambiata di molto.Una volta si taceva,se oggi se ne parla lo si fa certamente in maniera parziale,nel senso di parte, ed è forse peggio.

    • Ernesto Rispondi

      3 dicembre 2014 at 16:26

      Adriano, guardi che ora va MOLTO peggio! Alle elementari, in 5 anni ARRIVANO a Roma. Sì, ha capito bene: un intero ciclo per arrivare fino all’antica Roma. UN ANNO INTERO a parlare di… dinosauri! Quello che vogliono è una generazione di balilla rossi, piccoli robot pronti a iscriversi alla STASI, a denunciare il vicino di casa, a spiare. Macchine non pensanti da collegare a un mainframe statale. Matrix.

  4. corrado Rispondi

    3 dicembre 2014 at 18:31

    “Il dramma in Italia è che non solo la sinistra è statalista, ma anche gran parte della destra lo è. I cittadini elettori sono stati blanditi con il miele avvelenato della deresponsabilizzazione e il merito bandito dalle scuole e dal lavoro. Viene premiata l’appartenenza, il conformismo e la complicità omertosa. Poi a livello fiscale anche la delazione è diventata un merito. Bisogna però riconoscere una grande intelligenza e capacità alla classe politica italiana: quella dimostrata nell’ottenere il consenso. Ottenere apprezzamento agendo bene in fondo è semplice. Ottenerlo danneggiando coloro ai quali chiedi il consenso richiede del talento. Bisogna però riconoscere che anche la paziente opera di coltivazione della stoltezza attraverso la scuola, la televisione, i sindacati e molte istituzioni pubbliche hanno dato grandi risultati”
    Trattasi di un commento di Johachim su questo blog, lo trovo completo e preciso, si riferiva ad altro articolo, credo quello di Bassani di circa una settimana fa, bhe, io l’ ho copiato e ne ho fatto dei manifestini. Tra l’ altro ho saputo da amici che il Tea Party Italia potrebbe oragnizzare qualcosa in merito alla sciagurata iniziativa statalinista, nel caso credo che potrebbe riuscire utile diffondere, nell’ occasione, fogli con alcuni commenti e/o articoli di questo bel giornale.

    c

  5. Talita Rispondi

    4 dicembre 2014 at 13:29

    È ormai evidente che non si vogliono cervelli ragionanti.

    I cervelli ragionanti sono critici, non seguono le mode, rifiutano i luoghi comuni e ghignano sul buonismo boldrinico:
    di gente che apre le braccia ai reietti (ma solo se NON sono italiani) e poi magari ciuccia al Paese ben più di UN MILIONE di euro l’anno per farsi scortare da 27 (VENTISETTE) poliziotti, praticamente un esercito che protegga non solo la vippona di turno, ma anche il fidanzato, la prole e magari i pure i gatti della sciura.
    Questo bisognerebbe insegnare ai bambini/ragazzi: che oggi l’Italia è sfruttata da magna-magna che sono capitati su kadreghe e kadregone mediante lo stesso meccanismo erratico per cui tizio o caio vincono il primo premio di una lotteria.

    E i vipponi più sono metaforicamente nani, più sentono il bisogno di catechizzare il popolino.
    Ci ricordiamo, per esempio, che cosa disse nel 2011 a Milano l’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran? Disse:
    «Le domeniche a piedi? Contro l’inquinamento non servono a nulla, ma le facciamo lo stesso PER EDUCARE I CITTADINI».
    Basta e avanza per provarci che a Sinistra è ancora vivo e vegeto il vecchio vizietto della “rieducazione” bolscevika del popolo.
    Dunque il modello che va per la maggiore è quello del gregge sfigato: la prima pecora che si getta nel baratro viene seguita da tutte le altre.

    E con le dovute eccezioni (sempre più rare), la Scuola pubblica non è altro che un riflesso della cosiddetta “classe dominante”, con il vantaggio di avere per le mani materiale duttile, da plasmare come si vuole.
    Ma il difetto è a monte, secondo me.
    Il difetto maggiore sta nella Famiglia – parlando genericamente, ovvio – che oggi si sta snaturando in nuclei variabili, dove si auspica scompaiano la mamma e il papà, sostituiti da genitore1, genitore 2 e così via (caso mai i genitori siano più d’uno).
    Segue il fatto che troppo spesso la Famiglia delega l’educazione dei propri figli alla Scuola o – peggio ancora – alla SQuola.

    Poi c’è un altro trend, tutto sinistro, di imitare la Pubblicità, che usa i bambini sia come grimaldello di persuasione nei confronti dei genitori sia come futuro mercato acritico.
    Mi viene in mente la desolante immagine di quel ragazzetto del Palasharp – Giovannino – che nel 2011 fu issato sul podio oratorio come una baby-marionetta, e recitò la lezioncina dde Sinistra battendo ogni tanto il pugnetto sul leggio a sottolineare la saggezza delle “sue” argomentazioni imparate a memoria: di fronte a una claque decerebrata in delirio.
    Sa che cosa mi piacerebbe, caro Emilio Russo?
    Che qualche giornalista andasse a scovare quel povero Giovannino e ci raccontasse che cosa fa oggi, e se la sua povera manina rimase indenne dai colpi auto-inferti, oppure dovette subire una noiosa ingessatura.

    Termino con un altro Matteo (non quello di Rignano), che talvolta vale anche per i non credenti:
    __________
    «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare».
    (Matteo 18,1-6)

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