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A Milano s’insegna ai bambini la bellezza delle tasse

In una delle città più tartassate d'Italia va in scena la "Giornata della virtù civile", per celebrare la bontà del Fisco nostrano. Tra gli incontri, uno a Palazzo Marino, coi bimbi dai sei ai dieci anni...

Indottrinamento«Le belle tasse», «le tasse per me», «i tanti ris-volti delle tasse», un’apologia delle tasse nella città più tartassata d’Italia. È questo il senso della “Giornata della virtù civile”, organizzata dall’associazione Giorgio Ambrosoli per giovedì prossimo, quattro dicembre.

Si tratta di una serie di incontri, patrocinati (strano ma vero) dal presidente della Repubblica, con l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti delle scuole elementari e medie all’importanza della fedeltà fiscale. All’insegna del motto, griffato Padoa Schioppa, secondo cui «le tasse sono una cosa bellissima». Una bellezza che si può ammirare solo un Paese utopico, dove ognuno si assume le proprie responsabilità senza pesare sulle spalle degli altri, senza domandare come diritto quel che non è dovuto, come accade per il comunismo che – diceva un tale di nome Ronald – funziona solo in paradiso dove non ne hanno bisogno e all’inferno dove ce l’hanno già. Una bellezza che proprio non vedi in Italia dove lo Stato, per mantenere servizi a dir poco inefficienti, prosegue a spennare chi non riesce più a pagare.

Sia chiaro nessuno qui vuole infangare la memoria di chi, con coraggio e determinazione, ha cercato di portare luce su una delle pagine più oscure della nostra storia, pagando col prezzo della vita: Ambrosoli resta un esempio di virtù civile. Ma ben diverso è criticare le scelte dell’associazione retta oggi dal figlio Umberto (presidente onorario) e da Ferruccio De Bortoli, vice-presidente. In particolare fa specie pensare che l’associazione abbia organizzato una giornata simile nella nazione più tartassata d’Europa, nelle stanze di una delle istituzioni pubbliche più tassatrice d’Italia. Quel Palazzo Marino che darà a disposizione la sua aula consiliare per il primo incontro, dedicato proprio alle «belle tasse». E fa specie che i protagonisti della mattinata siano proprio i bambini di età compresa fra i sei e dieci anni, che le tasse non sanno neppure bene cosa siano. Così come è un po’ bizzarro pensare che la grandezza del fisco sia la protagonista di ben due concorsi (uno di scrittura, l’altro di fotografia) riservati agli studenti di medie e superiori.

fotoStiamo forse dicendo che l’evasione è in qualche caso giustificata e giustificabile? Visti certi precedenti, ci guardiamo bene dall’esprimere un’opinione così netta; chi ci legge abitualmente si sarà fatto un’idea di come la pensiamo a riguardo. Ricordiamo solo ad Ambrosoli&Co che ci sono piccoli imprenditori, partite Iva e artigiani che, pur facendo fatica ad arrivare a fine mese, devono pagare fino all’85% di tasse. Alcuni, perso tutto, si suicidano. E ci sono imprese che arrivano a pagare più di quel che guadagnano, in una bizzarra riedizione tricolore dell’esproprio proletario. Ricordiamo, altresì, che nei Paesi dove la tassazione è civile e tollerabile, come la Svizzera, nessuno sente il bisogno di educare i bambini (perché di bambini si parla) alla fedeltà fiscale. Glielo spiegano i genitori che con pagando poco più del venti percento di tasse hanno in cambio sicurezza su tutti fronti, burocrazia snella ed efficiente, giustizia rapida e ottime strade. Cose che noi ci sogniamo con più del cinquanta percento.

È questo il principio della fiducia reciproca fra Stato e cittadini. Quando questa salta si torna alla «grande, silenziosa, continua battaglia: la battaglia tra lo Stato e l’individuo; tra lo Stato che chiede e l’individuo che cerca di evadere le sue richieste. Perché l’individuo, lasciato a se stesso, a meno che sia un santo o un eroe, si rifiuta sempre di pagare le tasse, obbedire alle leggi, o andare in guerra». Lo teorizzava Benito Mussolini. Quale dei due modelli preferiamo?

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di on 2 dicembre 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a A Milano s’insegna ai bambini la bellezza delle tasse

  1. corrado Rispondi

    2 dicembre 2014 at 08:33

    • ultima spiaggia Rispondi

      2 dicembre 2014 at 10:39

      Lo trascrivo subito e ci faccio un manifesto.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    2 dicembre 2014 at 09:34

    Nell’immaginario collettivo tasse e imposte sono ormai la stessa cosa. Questo luogo comune, moralmente scorretto, va smentito perché favorisce le ruberie dei banditi che governano.
    Se i bambini di quelle scuole sapessero che le tasse si pagano in cambio d’un servizio e le imposte-rapina in cambio di promesse, la “Giornata della virtù civile” diventerebbe una barzelletta.
    Quei bambini dovrebbero anche sapere che il Colle (1200 stanze) costa di imposte circa 245 milioni di euro all’anno, mentre la reggia di Elisabetta appena 60 e la presidenza tedesca solo 20.

  3. sergio Rispondi

    2 dicembre 2014 at 09:51

    « Com’è bello il genere umano! Oh ‘Brave New World’ che possiedi abitanti così piacevoli ! »

  4. Albert Nextein Rispondi

    2 dicembre 2014 at 11:28

    Ho letto un articolo scritto in inglese da un certo Jeff Deist.
    Scrive :

    La libertà non è possibile in una società piena di gente educata male e indottrinata dallo stato.
    Così, la necessità di separazione tra educazione e stato non è mai stata tanto grande, e si trova ad un passo dalla nostra porta.
    La rivoluzione dell’educazione online, ancora agli inizi, renderà l’istruzione meno costosa, più facile, più efficiente e soprattutto ci si potrà far affidamento.
    L’educazione basata sul mercato determinerà reali risultati – l’antitesi dell’educazione governativa.
    Dovremmo esser tutti contenti di esser testimoni del disfacimento del sistema educativo statale.

    Non sono un traduttore.

    Quello che Deist scrive vale tanto in america quanto in italia.

  5. adriano Rispondi

    2 dicembre 2014 at 17:45

    Preferiamo il modello in cui se la situazione è così catastrofica i cittadini che ragionano votano di conseguenza.In questo,come in altri interventi simili e che condivido nella sostanza,a me non va il retrogusto dell’apocalisse sopportata.O la situazione è diversa o gli italiani sono stupidi.Detto questo organizzerei una contromanifestazione,”la giornata del vizio pubblico”.

    • Ernesto Rispondi

      2 dicembre 2014 at 18:18

      Gli italiani sono stupidi. E ladri, Adriano, perché ricordi che di gente che campa nulla facendo ce n’è parecchia. A questi, che sono evasori veri, nessuno farà mai nulla, e sono loro che organizzano i lavaggi del cervello ai piccoli balilla rossi, perché denuncino i genitori come ogni buon Giovane Comunista era tenuto a fare in Germania Est. Chi avrebbe mai l’ardire di criticare le virtù civiche? E qui si inseriscono i think tank della sinistra marxista italiana: “nascondiamo le nostre schifose vendette, la nostra strategia comunista dietro al paravento delle virtù civiche”. Loro sanno che gli italiani sono stupidi, e che i ladri li votano in massa.

  6. Talita Rispondi

    2 dicembre 2014 at 17:56

    Caro Matteo Borghi,
    (il cognome è un must, per evitare equivoci incresciosi con il Matteo slide-dipendente)
    il tuo articolo mi piace così tanto che mi va di commentare in due post distinti.

    Il primo, più strettamente IT, riguarda le fanfaronate dei soliti palloni gonfiati (infango, se dico così?), che adesso si attaccano direttamente ai pargoli per cominciare a distruggere quanto prima possibile:
    in mancanza, attualmente, di un lavaggio del cervello da applicare già allo stato fetale.

    ● Partendo da Padoa Schioppa, evidentemente la buonanima non la disse tutta: ossia “Le tasse sono una cosa bellissima quando il popolino le paga e noi possiamo continuare a magna’ ai quattro palmenti”.
    Fermo restando che le tasse non sono una cosa, e che lì comunque vale il parce defunctis.
    ● Ma c’è un altro vippone tuttora vivente, il signor Mari-o-Monti (alias tutto fa brodo), il quale raccontò un’altra bufala megagalattica:
    “Oggi stiamo assistendo al grande successo dell’euro e la manifestazione più concreta di questo successo è la Grecia” 😆
    ● Terzo esempio, in cui brilla un intellettualone-one-one che si chiama Serge Latouche (wow!)
    – noto sostenitore dell’ «ADORABILE MISERIA» inscritta nella “decrescita felice”: ossia povertà e fame nera per tutti (gli altri) –
    il quale ad agosto dell’anno scorso, strafogandosi di ostriche&champagne a Capalbio, filosofeggiò sul tema:
    «Anche un’arancia può essere un piatto succulento, i cubetti di ghiaccio una leccornia».
    Da allora tutti i pensionati a 400 euro al mese vivono più felici, avendo anche appreso dalla sciura Picierno che lei con 80 euro fa la spesa per due settimane.
    Questo per dire che nei teatrini pulciosi della politica sinistra si recita a soggetto.

    Poi ho da raccontare un episodio personale.
    Un giorno ero a pranzo con un banchiere (non un bancario) e, parlando dell’esportazione di capitali all’estero, mi stavo riempiendo un po’ troppo la bocca di nazionalismo, amor patrio e bla-bla-bla.
    Quello mi fissava con sguardo ironico/vellutato, e a un certo punto mi gelò: “Guarda che, quando tutto andrà a catafascio, quei capitali POSTI IN SALVO serviranno per ricominciare”.
    Allora riuscii a malapena ad articolare un eeehm, ma in seguito gli ho inviato una mail chiedendogli dove abbia conseguito il master in Profezia.

    No, io non credo più alla losca figura del “Bieco evasore”, già ampiamente pubblicizzata mediante un ceffo-gemello separato alla nascita di Jack lo Squartatore.
    La gente non sa più dove sbattere la testa, e perfino le nostre toghe magnificentissime cominciano ad assolvere imprenditori che non pagano le tasse, privilegiando la corresponsione degli stipendi ai loro dipendenti.
    Il che è tutto dire.

    Ciò non significa, ovviamente, che io approvi i furboni che vanno per blog starnazzando “Io non pago l’Imu, non pago la Tasi, non pago la Rai, non pago le multe” eccetera (sottinteso: “Capito, beoti, che invece pagate tutto?”), perché quanto meno li considero bugiardi che invece pagano tutto fino all’ultimo cent.
    In seconda battuta, li considero estremamente incauti, perché ignorano che il nostro amabile Stato agogna a trasformare il popolino in una massa di spioni. Ecco perché gli ha fornito evasori.info, anche detto “Finanza elettronica”, per denunciare la qualunque.
    Pure i furboni che dicono di non pagare questo o quello, perché magari si sentono protetti da nick esotici o esoterici:
    senza contare che i grandifratelli in Rete beccano gli indirizzi IP in un amen.
    Senza contare che, anche se i bulli bugiardelli avessero pagato tutto a tutti, potrebbero essere accusati di apologia di reato.
    Brrrrrrrr!!!

  7. Talita Rispondi

    2 dicembre 2014 at 18:07

    Poi la “Giornata della virtù civile”,
    a Milanistan.

    Prescindendo dal fatto che bisognerebbe ampliare questa “virtù civile” a:
    – quel bravo giudice di Rimini, che ha mandato a piede libero il magrebino e gli altri due nordafricani scazzottatori della poliziotta Margherita Buttarelli;
    – le sciure boldrine che chiocciano a perdibecco solo per i gelati di Marianna;
    – il sottosegretario alla (d)Istruzione, che va in brodo di giuggiole lodando l’okkupazione delle sQuole, e soprattutto i mitici momenti “nei sacchi a pelo per fare sesso più che dormire”: tipico rappresentante dei malinconici peterpan, che dovrebbero governarci, figuriamoci!
    eccetera…
    Prescindendo da tutto ciò, dicevo, la kermesse sulle tasse non è mica il peggio del peggio.

    Infatti si è dato il caso, all’inizio di novembre scorso, di bambinetti condotti a gregge in un teatro gay, finanziato dalle saccocce dei contribuenti di Milanistan.
    Con magnifiche scuse accampate da Filippo Del Corno, assessore alla KUL-TURA del Comune di Milano:
    «Non è una difesa dell’omosessualità, ma offre un taglio sulla nostra contemporaneità».
    Ah, vabbè!
    Io, a proposito di “taglio” e di contemporaneità, penso che in certi casi non sarebbe male rimettere in funzione una ghigliottina: visto che una rappresentazione del teatro gaio è stata destinata a BAMBINI DAI 5 AI 10 ANNI.

    Dunque, meglio che i frugoletti imparino che EquitaGlia è bella e che insomma, se questo o quello si vogliono proprio suicidare perché non ce la fanno più a campare decorosamente, tutto sommato sono liberi di farlo.
    In fondo, se non hanno pane, si mangino le brioche!

  8. Villarosa Rispondi

    4 dicembre 2014 at 00:10

    Cari bloggisti,
    qui si parla di “EQUITA’ FISCALE”, cioè si mettono a confronto gli SFORZI dei CITTADINI ONESTI e consapevoli che il buon funzionamento dell’economia del Paese dipende anche da loro, e lo STATO che della condizione in cui si trovano le categorie da voi sopra citate NON VUOLE TENERE CONTO.
    Se qualcuno vorrà vedere i lavori dei BAMBINI (9/10 ANNI) E RAGAZZI (12, 15/18 ANNI), potrà constatare che sono molto più lucidi, prespicaci e intelligentemente critici di molti adulti. Conviene vedere prima di parlare.

    • Talita Rispondi

      4 dicembre 2014 at 12:32

      Villarosa,
      di che lavori parli?
      E chi ti dice che i “cari bloggisti” (?) non ne abbiano visti?

      Conviene RIFLETTERE prima di lanciare proclami. Altrimenti si rischia di parlare solo per dimostrare di avere la lingua in bocca.

      E magari converrebbe pure spiegare che cosa significa oggi per te “equità fiscale”.
      A meno che tu non viva nel Paese delle Meraviglie.
      Con Alice.

  9. Tenerone Dolcissimo Rispondi

    4 dicembre 2014 at 16:40

    Vogliamo andare a vedere se i genitori dei bambini sono stati avvertiti di questa iniziativa e la hanno approvata??? In caso contrario sarebbe bene che qualcuno andasse in galera.

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