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Primarie, vediamo chi ci sta

Toh, improvvisamente le valutano tutti, da Salvini a Berlusconi. Noi, che le abbiamo lanciate quando era scomodo e minoritario, chiediamo che siano vere, non un'ammuina per gattopardi. E forse troveremo davvero il nostro goleador...

berlusca salvini tosiMa tu guarda, non abbiamo sognato. È una cantilena autistica, ci hanno ripetuto per mesi soloni dei grandi giornali, anche d’area (soprattutto), ed autocertificati esperti di politica, cioè del nulla. Non ci saranno mai primarie a destra, non nell’anomala e scomposta e ribollente destra italiana. E soprattutto non è la via giusta, facevano tutti i megafoni del Cav-pensiero, è una “roba de sinistra” (veramente, è la roba con cui nella più grande democrazia del mondo si seleziona la classe dirigente, ma si sa che in questo demi-monde in disfacimento oggi l’America è fuori moda, preferiscono gli eredei del Kgb).

Sia come sia, non vogliamo darci da soli il riconoscimento che altri ci danno implicitamente, vogliamo fare cronaca politica. E, ammesso qualcosa del genere esista ancora nell‘era del Nazareno, oggi la notizia ha un solo nome. Primarie. È il modo con cui Salvini finge di raccogliere l’assist furbetto, e perlomeno obliquo, di Berlusconi: «Può fare il goleador, ma gli serve un regista». Perfetto, è il dribbling inappuntabile del segretario leghista, contiamo chi segna di più nella partita del consenso. «Saranno le piazze a decidere sia i candidati che i contenuti. Non ci saranno accordi segreti». Quando non si perde in lirismi putiniani o lepenisti, che è la stessa cosa, l’altro Matteo sa far politica, eccome. Ha visto la trappola del Cav, e l’ha stanato: ben venga la tua benedizione, ma io vado a prendermela dal basso in competizione aperta, vedi tu se sostenermi. E anche lì, dalle parti di Arcore, improvvisamente le primarie non sono più quel tabù, quella merce avariata dal sapore paraveltroniano che ci hanno raccontato per mesi. A dimostrare plasticamente il cambio di rotta, l’editoriale in prima pagina de Il Giornale, ed è una dimostrazione definitiva. Scrive Adalberto Signore, massima autorità di cose berlusconiane: «Ecco perché – questa volta forse davvero – quella delle primarie potrebbe essere una via su cui ragionare. L’unica strada attraverso cui Salvini potrebbe costruirsi una legittimazione politica». Altro che assist, qui non c’è bisogno di essere goleador, sei a un metro dalla porta con il portiere che si è scansato.

Vede la prateria e ci s’infila pure Raffaele Fitto, ed è uno dei pochi titolati veramente, fuor d’ipocrisia, a farlo, perché martellava sulle primarie quando era antipatizzante e fin pericoloso, dentro Forza Italia. Sa di essere in vantaggio sul tema, il pugliese, e giustamente butta la palla ancora più avanti: «Se le primarie valgono anche per Berlusconi? Le primarie valgono per tutti all’interno del partito», ed è veramente la parola fine a tutti i gattopardismi e i servilismi di tutti i cerchi magici (e sono più d’uno) che circondano il Cav. Si cambia stagione, si cambia paradigma per non morire impiccati al 9%, e il cambiamento riguarda il carattere stesso della leadership berlusconiana.

Chi incassa il cambiamento di clima è, ovviamente, Flavio Tosi, che ha fatto della battaglia sulle primarie quasi la ragione stessa del suo profilo politico nazionale. «Sono coerente. Insieme a Giorgia Meloni sono stato il primo a invocare le primarie e a mettere in discussione le leadership di Berlusconi e Bossi. Ora sono tutti d’accordo». Proprio qui sta il punto: ora sono tutti d’accordo. Per convenienze reciproche e strumentalità incrociate, non c’è nessun Paese delle Meraviglie e soprattutto nessuna Alice, ma sta di fatto che il barometro politico di questo fronte scompaginato e per ora incapace di reagire credibilmente al renzismo, del centrodestra, s’è messo a segnar improvvisamente primarie per tutti. Figuratevi se non è una buona notizia, per chi come questo giornale ha messo in piedi un evento battezzato #Primaleprimarie, con i pochi pionieri sul tema (tra i quali non si possono non citare i bucanieri antitasse del Tea Party, che in primarie vere potrebbero finalmente innervare il corpo del centrodestra con la madre di tutte le battaglie).Primarie

Che fare, dunque, perché la domanda politica rimane sempre quella, per Salvini ma non solo. Sarà che non sono uno dei suddetti soloni, uno di quelli che assicuravano inarcando il sopracciglio che primarie mai, ma a me pare molto semplice: non perdere l’occasione. Buttarla in rete. Convocare al più presto questa grande seduta di coscienza collettiva del popolo liberale, moderato, ancora berlusconiano, berlusconiano deluso, leghista della prima ora, leghista lepenista, ex renziano in fuga o astenuto incallito, comunque che non voglia morire di tasse, spesa e tweet (al fondo, l’unica innovazione di Renzi rispetto allo schema binario della sinistra classica). Andare a vedere gli eventuali bluff di tutti i neoconvertiti sulla via delle primarie, accelerare il processo, e vedere chi ci sta davvero. Chi non ci sta è fuori, è consegnato all’irrilevanza e al crepuscolo di un mondo, al massimo può rimanere in ostaggio nella sede del Nazareno. Chi ci sta se la gioca, e alla fine forse avremo davvero il nostro goleador.

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di on 26 novembre 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Primarie, vediamo chi ci sta

  1. Il nordista Rispondi

    26 novembre 2014 at 15:14

    Scoperta l’acqua calda. Sono almeno due mesi che Salvini ripete la frase salvifica delle primarie, ben prima che Berlusconi parlasse di goleador e regista. Semmai saranno da valutare i ruoli calcistici e la loro incidenza politica.

  2. Marco Beltrame Rispondi

    26 novembre 2014 at 15:53

    Tutti vogliono una cosa inutile, insomma? Questo effetto salvifico delle primarie non lo vedo (si e’ visto come funzionano – male – negli Stati Uniti). Anzi, qualcuno mi deve spiegare su che criteri si dovrebbe scegliere un candidato piuttosto che un altro, visto che a parole potrebbero essere buoni tutti…esattamente come con le elezioni. E quindi il vantaggio dove sarebbe? L’abilità di una persona non si decide con le primarie (vale anche per le elezioni, ovviamente), o perlomeno di sicuro e’ condizione sufficiente ma non necessaria.

  3. Albert Nextein Rispondi

    26 novembre 2014 at 17:26

    Un giochetto per perditempo a pagamento.
    Inutile, ridicolo.
    All’osteria devono fare le primarie.
    Il primo che cade sotto il tavolo si guadagna 10 calci .

  4. adriano Rispondi

    26 novembre 2014 at 17:45

    Quello che conta è il programma.Le primarie andrebbero fatte sulle cose da fare non sulle figurine Panini.Qui si parla invece solo di nomi ma per fare che?Mistero.

  5. Luigi Rispondi

    26 novembre 2014 at 20:55

    Ma quali primarie,il Cavaliere non si spenderà per qualcosa che possa sfuggirgli di mano o non possa controllare totalmente.Invero ormai controlla solo quei quattro personaggi che lo circonda e non si rende conto di quanta gente gli ha creduto e della quale pensa possa essere ancora grosso gruppo elettivo.

  6. spago Rispondi

    27 novembre 2014 at 20:35

    Continua la prigionia dei liberali/liberisti/libertari nel centrodestra. Salvini, descritto benissimo anche su questo giornale, ha una proposta politica Lepenista, di destra sociale, che non ci azzecca nulla con liberalismo, liberismo e libertarismo. Allearsi con lui sarebbe come allearsi con Nichi Vendola, farlo capo del cdx sarebbe come mettersi in una coalizione che ha per capo Nichi Vendola. Non ha alcun senso. Salvini è un avversario come ogni altro partito di destra, che proponga il riorientamento a destra dello statalismo. Punto. Per chi è antistatalista, pro mercato, capitalista, che senso ha preoccuparsi di scegliere fra chi propone uno statalismo tradizionalista, conservatore, clericale e chi propone uno statalismo progressista? ma chissenefrega! L’unica battaglia che ha senso è quella per la libertà, non quella per scegliere dentro quale prigione stare. Parte degli italiani la pensa in un modo parte in un altro su tutte le questioni e chiunque vinca, fosse pure uno nel cui modo di pensare ci riconosciamo, trasformerà questo modo di pensare in provvedimenti coercitivi su chi non la pensa come lui. Questo deve rifiutare un liberale/libertario/liberista. Se si diventa antistatalisti quando governa una parte politica che non piace e statlisti quando governa quelli che piacciono è una farsa. I liberali sono tanto anticomunisti quanto antifascisti, non per nulla tra fascismo e socialismo ci sono molti punti di contatto. Se Salvini vuole i voti della destra se li prenda, ma è impensabile che i liberali ammettano la possibilità di seguirlo.

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