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Flavio #staisereno, disse l’altro Matteo…

Corre nei sondaggi e corre nel Paese e corre in tivù, Matteo Salvini, e non si può che dirgli bravo. Fa il suo mestiere, certo, ma ce ne sono altri che lo fanno barricati in ufficio e schifati da quella brutta bestia che si chiama consenso, quindi chapeau.

Gli concedono anche parecchi assist gli altri due, quelli del Renzusconi, il Rottamatore immaginario e il Cavaliere in versione uno, nessuno e centomila, nazareniano la mattina e protestatario la sera (per quanto ancora non si sa), ma lui è bravo a ottimizzarli. Senz’altro, Matteo Salvini è meglio di chi lo circonda e di chi lo sostiene, vedi ad esempio un sito che ha il gusto dadaista di chiamarsi Il Talebano (ma vivono e lavorano e guadagnano in Occidente, ovviamente) e che riempe le sue pagine di polemiche barcollanti con L’Intraprendente (l’altissimo repertorio va dall’attacco stalinista al mio cognome fino alla confusione della nostra sede legale, viale Majno 9, con quella di Libero, viale Majno 42, ma davvero non val la pena di sottrarvi altro tempo).

Eppure, l’altro Matteo ha almeno una cosa in comune col Matteo primo, il premier, e non è un’analogia che ci lascia tranquillissimi, né dovrebbe lasciare tranquillissimo chi si appresta a dargli il voto in Emilia Romagna o in Calabria, causa manifesta incapacità altrui (ché ad ora il salvinismo esiste solo per esclusione o protesta, e il primo a saperlo è lui). Diciamo che entrambi contemplano una notevole elasticità in materia di patti e di parola data, ecco. Ricordate? #Enricostaisereno, sbarcherò al governo solo previo consenso popolare, son mica un D’Alema qualsiasi. Un minuto dopo, la pugnalata ad Enrico Letta era già arrivata a destinazione, e una delle ragioni dell’attuale impaludamento di Renzi sta proprio qui, a modesto giudizio di chi scrive. Certo, Salvini è meno sistematico e smaccato e monoriferito, tuttavia un anno fa lanciò un hastag, nel suo mondo d’appartenenza: #Flaviostaisereno. Non lo fece fisicamente, ma lo fece, ed è molto più dirimente, politicamente. Ovvero, con un patto a tre che sbloccava parecchie impasse e guerre personali dentro la Lega, oltre a favorire oggettivamente una sua presa rapida e indolore del partito. Benedicente Bobo Maroni (l’unico che trovò forza e argomenti di fronte al disastro dell’ultima stagione bossiana, è bene ricordarlo), ottenne per sé la segreteria, mentre Flavio Tosi (previo ritiro della sua candidatura alternativa a Salvini, che avrebbe dilaniato il partito fino a chissà quando, forse per sempre) ottenne la convergenza di tutti sulla sua battaglia nazionale, sull’idea di gettare il cuore del centrodestra oltre l’ostacolo del renzusconismo, e di farlo con modalità trasversali e vocazione maggioritaria, combattere oggi per governare domani, non per andare sopra il 10% alle amministrative dell’Emilia Romagna. Com’è noto, Salvini non riconosce quel patto come tale, forse è stato una boutade, un flatus vocis, del resto «le cose cambiano ogni quarto d’ora» e le parole pure, compreso quelle personalmente date e politicamente salienti, è tutta una grande scampagnata con la felpa d’ordinanza e il tweet innescato. I patti in politica si possono rompere, intendiamoci. La Prima Repubblica andava avanti così, a patti stretti e poi rotti. Senza che il cittadino-contribuente ne traesse grandi vantaggi, come sappiamo. Ecco, non vorremmo che dopo il #Flaviostaisereno ci fosse l’#elettorestaisereno. Il precedente dello sciopero fiscale urlato in ogni salotto virtuale con data 14 novembre, e mai visto nella realtà, non è davvero incoraggiante…

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di on 20 novembre 2014. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Flavio #staisereno, disse l’altro Matteo…

  1. gastone Rispondi

    20 novembre 2014 at 21:06

    bravo Salvini come segretario, bravo Tosi come sindaco di quella stupenda città che è Verona. Se poi questo giornale esprime le sue continue critiche a Salvini, sperando in Tosi ,non esprime altro che le sue opinioni sviluppando ragionamenti condivisibili o meno. Personalmente non li condivido e dico : avanti Salvini.,poi vedremo , adesso va bene così

  2. Adriano Rispondi

    21 novembre 2014 at 13:23

    “Gli uomini si misurano sulla parola!”Sicuramente Salvini manterrà la parola,altrimenti toccherà dire ke è rimasto “comunista dentro!!!Stà facendo bene il suo lavoro,diamogli il “MERITO”ke merita,tirerà bene la volata e poi……”MANTERRA’LA PAROLA”

  3. Andrea P Rispondi

    21 novembre 2014 at 13:26

    Matteo Salvini puo’ star sereno, vincera’ le primarie ovunque tranne che nella redazione dell’Intraprendente. Lui e’ rock, voi un disco rotto

  4. adriano Rispondi

    21 novembre 2014 at 14:25

    Non so se ci sia stato un patto e non mi interessa.La “vocazione maggioritaria” che lei invoca presuppone,mi pare di capire,la rifondazione del centrodestra.Bene,non si può rifondare niente se il sig. Berlusconi non se ne va e non per odio personale ma per considerazioni politiche.Dal 2011 ha sostenuto governi che non doveva sostenere e approvato provvedimenti che non doveva approvare.Oggi quando parla di tasse sulla casa da eliminare o dei pensionati ricoprendoli di promesse non può essere creduto e fino a quando si ostinerà a voler comandare non lo sarà neppure il movimento da lui guidato.Domenica ci saranno delle elezioni.Da lì,non da sondaggi di comodo,si capirà dove spira il vento.Se la lega otterrà più consensi di FI qualcosa può cambiare.E’ per questo che attualmente non c’è alternativa a Salvini.Il tempo per manovre più complicate non c’è.

  5. Talita Rispondi

    21 novembre 2014 at 20:34

    Caro Giovanni,
    al momento ho l’unica certezza che l’Intraprendente ha simpatia per Flavio Tosi: io non ho alcun argomento da opporre in merito, e penso che ognuno abbia il diritto di esprimere le proprie simpatie.

    Ma, c’è un ma, anzi un MA (sesquipedale).
    ADNKronos ieri ha scritto così:
    _________
    «Derby leghista per Roma: il ‘moderato’ Tosi nella Capitale
    (…)
    L’alleanza di Salvini con la destra capitolina più radicale è stata già stigmatizzata da Alfano, che sembrerebbe guardare con interesse invece proprio al sindaco di Verona. Secondo il ministro dell’Interno, l’attuale leader della Lega “non ha nulla a che fare con la storia del centrodestra”. Salvini dal canto suo ha ricevuto grandi elogi da Marine Le Pen, praticamente un’investitura per l’uomo che punta a diventare il ‘Le Pen’ italiano».

    Ovviamente ho fatto le mie riflessioni:
    1. Non sono sicura che l’aggettivo “moderato” – continuamente appiccicato a Tosi – gli sia utile: al momento la parola “moderazione” mi fa pensare al brodino che si dà ai malati.
    2. Escludo tassativamente che possa piacere a me qualsiasi cosa piaccia ad Alfano (tralasciando gl’insulsi condizionali, che ormai sono un refrain giornalistico). Alfano mi serve solo per ghignare: soprattutto quando parla di “storia del Centro-destra”, senza aver prima frequentato vari corsi di recupero.
    3. Se devo scegliere un giudizio che reputo potabile, tra quello di Alfano e quello della Le Pen, scelgo la gentile signora. Mutatis mutandis, ovviamente.

    Quanto ai tradimenti, o presunti tali, purtroppo la storia d’Italia è costellata di traditori; deve essere una nostra seconda natura.
    Tant’è che, nel corso del 2014, si sono moltiplicate le spiate, dette “delazione fiscale” da quelli che parlano bene.
    Ossia UN MILIONE di italiani ha denunciato il vicino di casa, il panettiere sotto casa, il macellaio cafone e magari perfino la suocera.
    I nostri governanti ci hanno pure regalato la finanza elettronica: evasori.info, però si sono dimenticati di fornire policanti.info.
    Se DDR deve essere, lo sia per tutti!

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