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Vera storia del processo Tymoshenko. Pilotato da Mosca

C’è un giudice maldestro che parla in modo “cacofonico”. C’è una pubblica accusa agguerritissima e dai modi spicci tipici di un regimeTymoshenko totalitario. C’è un’aula piccola e affollata, in un caldo torrido dell’estate ucraina che fa sudare e star male. E infine c’è un’imputata agguerritissima, che umilia il giudice (che conosce la legge meno di lei) e sfida i limiti dell’oltraggio alla corte. Tutto è pronto per andare in scena, con la commedia che ha causato una guerra: il processo a Yulia Tymoshenko. Nel libro “Ucraina, gas e manette”, un lavoro di nicchia, pubblicato dall’autore in collaborazione con Welfare Cremona Network, Matteo Cazzulani, l’unico giornalista italiano capace di capire e parlare l’ucraino, racconta la cronaca di un processo storico e gravido di conseguenze.

Il processo Tymoshenko, lungi dal dimostrare la colpa dell’imputata, dimostra solo la prosecuzione della giustizia sovietica con altri nomi e mezzi. La condanna è stata infatti spiccata senza vere e proprie prove, senza alcuna testimonianza-chiave, senza neppure tener conto delle leggi in vigore in Ucraina. La Tymoshenko è stata infatti condannata per abuso d’ufficio, per aver concluso un contratto straordinario di fornitura di gas della Gazprom nel gennaio 2009…cosa che rientrava nelle sue competenze di primo ministro e che non ha comportato una perdita (dimostrabile) delle casse di Stato ucraine. La Tymoshenko ha concluso quel contratto per mantenere buoni rapporti con l’Europa. In pratica, per salvarci da un inverno freddo. Lo ha fatto soprattutto per poter accelerare il negoziato per l’adesione ucraina all’Accordo di Associazione. Una volta perse le elezioni nel 2010, tuttavia, il vincitore, Yanukovich ha messo sotto processo i suoi principali avversari, fra cui il più forte di tutti: la Tyomoshenko. Proprio il processo irregolare e l’incarcerazione della ex premier hanno fatto sì che l’Ue, per protesta, tenesse in sospeso la firma dell’Accordo per 3 anni. E quando si è finalmente deciso di sbloccare la pratica, Putin ha imposto il suo veto all’Ucraina. Ed è iniziata la crisi, poi rivoluzione, poi guerra civile, che ancora riempie le nostre cronache.

Il libro di Cazzulani, dunque, è una piccola guida fondamentale per capire le origini di questa crisi, che sta dividendo anche l’opinione pubblica italiana. Alla presentazione del saggio, al Pirelli, il glorioso grattacielo sede della Regione nel centro direzionale di Milano, erano presenti anche due testimoni d’eccezione: Yevheniya Tymoshenko, figlia di Yulia e testimone oculare del processo e Hryhoriy Nemyria, ex vicepremier nel governo di Yulia Tymoshenko e attuale presidente della Commissione per l’Integrazione Europea nel parlamento ucraino.

Cazzulani«Il processo a mia madre – dice la figlia Yevheniya – non è un semplice procedimento giudiziario. È un simbolo della repressione politica e un episodio di una lunga lotta per il controllo energetico. Che è, essenzialmente, una lotta politica». «La storia di mia madre è una storia di lotta politica, per strappare alla Russia la piena indipendenza dell’Ucraina. Ha lottato per cercare di spezzare il monopolio creato da Gazprom. Cosa che, in Ucraina, voleva dire affrontare a testa bassa la corruzione creatasi attorno al mercato dell’energia, la principale fonte di arricchimento degli alleati del Cremlino e la linea vitale dell’autoritarismo ucraino». «Durante il processo e nel corso della sua dura detenzione in carcere, abbiamo ricevuto molta solidarietà dai leader europei. E anche dal Parlamento italiano, che ha votato una risoluzione, nel 2012, per definirla come una prigioniera politica e chiederne la scarcerazione». Altri tempi: allora, dell’Ucraina, si parlava solo per questa donna bella e coraggiosa, un caso di violazione dei diritti umani, comparabile alla lunga prigionia politica di Aung San Suu Kyi in Birmania. «La Tymoshenko ha condotto una lotta solitaria. Ma con l’inizio della ribellione del Maidan (novembre 2013 – febbraio 2014) la lotta contro la corruzione, la dipendenza energetica e l’autoritarismo è diventata di massa perché la popolazione ha preso coscienza della gravità del problema».

Oggi, con la Tymoshenko libera e l’Ucraina in guerra, lo stesso Parlamento italiano è molto più restio a votare risoluzioni in difesa dell’indipendenza di Kiev dall’aggressione russa. E “alcuni” partiti tifano palesemente per l’aggressore. Una donna vittima dell’ingiustizia suscita compassione finché è vittima. Quando riprende a lottare, assieme al nuovo governo, allora iniziano i distinguo. E le volute rimozioni dalla memoria. «Eppure qui abbiamo due storie che procedono in parallelo – commenta Nemyria – la prima è la storia di una donna, la seconda quella di una popolazione intera, che ha contribuito a rendere l’Ucraina un vero Paese democratico ed europeo».

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di on 6 ottobre 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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