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Servitori dello Stat(alism)o

Il mestiere di professore universitario è quello che presenta ovunque nel mondo un grande squilibrio di status. Se il nostro salario è poco più di quello di un lavapiatti, segnatamente in Italia, vi è ancora un certo prestigio attaccato alla posizione (o almeno ci piace pensarlo). Lo squilibrio di status nei casi gravi porta alla follia. Ma solo nel caso limite, tipo quello del nero che fa il dottore in un quartiere di bianchi nell’Alabama degli anni Cinquanta. Oggi nulla di così drammatico, provoca al massimo un po’ di invidia (il più diffuso sentimento nazionale). In breve, i professori, contrariamente ai lavapiatti, ogni tanto possono frequentare i ricchi e anche quelli che contano.

Tutta questa premessa per dirvi che, taluni di noi, grazie alla professione e non certo ai mezzi, si recuperano inviti al desco dei potenti. Ma, dopo aver annusato profumo di potere, soldi e gente che conta io son giunto alla conclusione che il maggiore problema dell’Italia, paragonabile all’Italia stessa, sia la sua classe dirigente, della quale fan parte un gruppetto di intellettuali e un gruppone di ricchi assistiti. Parafrasando Flaiano, quando li incontro mi viene da pensare “non sono statalista, non ne ho i mezzi”. In realtà, vi è una profonda alleanza fra intellettuali e potere che va ben oltre l’occasionale incontro fra il ricco e l’intellettuale. Pierpaolo Pasolini, col suo snobismo culturale radical chic, riteneva che il liceo, portatore della cultura media, fosse il corruttore ultimo del popolo. La “vera umanità” si riscontrava solo a grandi tassi di umiltà o a livelli culturali straordinari. Bella idea quella della comunanza fra la grande cultura e i semplici, una nozione anche molto cristiana, ma la realtà delle cose è proprio il contrario: la cultura, grande e piccolissima, si allea sempre con i potenti. E cosa accomuna davvero potenti e intellettuali? La predilezione assoluta per i soldi degli altri, ossia per lo Stato, vale a dire lo strumento unico di intercettazione legale delle proprietà altrui. Perché esistono due soli modi di procacciarsi i mezzi per sopravvivere: o ci si affida alle preferenze dei consumatori (ma bisogna soddisfarli e son personaggi molto esigenti) oppure si entra nel circuito della ripartizione del bottino. E ormai la bilancia con il suo 54% pende dalla parte del bottino.

Lo statalismo selvaggio, la cifra vera ed esclusiva del problema Italia, è la scelta, il sogno e l’illusione delle classi dirigenti. Non certo degli umili, ma piuttosto dei Pasolini e dei ricchi contro chi produce. Gramsci aveva visto giusto: le masse sul lungo periodo pensano come le élite e la politica accade tutta e solo all’interno della classe dirigente. La politica è un prodotto dell’alleanza fra una parte del capitale – quello che con la tassazione prospera – e gli “intellettuali” che coordinano l’industria culturale (fondata su un unico articolo di fede da cui discende tutto: la preferenza per le burocrazie illuminate è vera scienza, chi ritiene migliori le decisioni prese sul mercato da milioni di individui è in preda a una folle ideologia). La gente comune, tutti i poveri produttori di ricchezza, coloro che si alzano ogni mattina cercando di soddisfarsi gli uni gli altri scambiando liberamente, sono solo i martiri di questo mondo che appare veramente irriformabile.

Un paio di sere fa sono andato a sentire Carlo Cottarelli, lo spending reviewer più alto in grado per un anno, il quale per contratto nulla può dire e niente ha detto. Sia detto per inciso, Matteo Renzi ha secretato la relazione di Cottarelli, mentre ha reso pubblica una lettera riservata della Commissione europea al grido di “aria pulita e nuova nelle stanza del potere”. Di tutto si può parlare, ad avviso del tamarro di Rignano, tranne che della spesa pubblica. Carlo Cottarelli – chiamato solo per fare ammuina visto che non si può tagliar nulla – concludeva dicendo che la spesa era comunque diminuita (farà parte del contratto che ha firmato: meno di 600 miliardi nel 2003 e ben oltre 800 oggi). Dopo di lui è intervenuta Lucrezia Reichlin, la quale ha affermato che voler tagliare la spesa pubblica è ideologico, vi è invero un piccolo problema pensionistico e di rapporto deficit/PIL, ma per il resto … Nicola Rossi appariva come un pericoloso liberista, quando sosteneva che bisognerebbe tagliare. In ogni caso, soggiungo io, la consapevolezza che “nun se po’ fa” appariva diffusa quanto la notizia che Cottarelli se proprio vuole dei tagli andrà dal barbiere. Avevo già passato il resto della giornata ad un convegno di giuristi, i quali erano genuinamente scandalizzati dalla mia relazione nella quale affermavo che domani sorgerà il sole, ossia che il costituzionalismo liberale non aveva funzionato proprio come un orologio svizzero nel tentativo di porre limiti al Leviatano. Un collega sosteneva, al contrario, che oggi la libertà individuale è in una botte di ferro, dal momento che esiste la possibilità per i singoli di portare in giudizio i propri governi davanti alle Corti internazionali di giustizia.

La classe dirigente è divisa in pretini (malpagati) dello statalismo e vescovi (ben pasciuti) della medesima religione incivile, ma tutti accomunati dalla stessa identica incoscienza della drammaticità della situazione. Come sul Titanic l’orchestra suona, i ragazzi giocano coi pezzi di ghiaccio sul ponte, ma se c’è qualche pierino che disturba le loro auguste riflessioni sulla politica (quella con la P maiuscola, naturale) raccontando che la nave sta affondando ecco che viene tacciato di catastrofismo. Concludo rubando una frase a Leo Strauss. La classe dirigente di questo Paese assomiglia a Nerone che suona mentre Roma brucia, ma è scusata da due fatti: non sa che Roma brucia e non si rende conto che sta suonando.

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di on 29 ottobre 2014. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Servitori dello Stat(alism)o

  1. Guglielmo Piombini Rispondi

    29 ottobre 2014 at 23:30

    Considerazioni molto acute di Bassani.

    Mi è piaciuta particolarmente questa definizione dello Stato: “lo strumento unico di intercettazione legale delle proprietà altrui”.

  2. luca Rispondi

    30 ottobre 2014 at 06:37

    “Salario poco più di quello di un lavapiatti”. Ora non esageriamo…

  3. Franco Luceri Rispondi

    30 ottobre 2014 at 11:40

    Sig. Marco Bassani, lei ha un cervello libero di tutto rispetto, meritevole di un quesito che mi sembra importante.
    Dalle origini dell’uomo il caos e la distruzione sono sempre stati imputabili alle fasce di popolazione ignorante. Ora abbiamo una inflazione di professori, dottori e presidenti e una catastrofe a 360 gradi ormai insanabile: lei pensa che lo squilibrio numerico demografico fra ignoranti che buttano il sangue e la marea crescente degli istruiti che glielo succhia parlando, parlando, parlando, e facendo credere che il mondo è sulle spalle dei produttori di parole e non dei produttori di fatti, lavoro, salario o profitto onesto?
    Non sarà che la salvezza dei popoli ormai passa solo dal ritorno all’analfabetismo?
    Grazie se vorrà rispondermi, saluti, franco luceri

    • gastone Rispondi

      30 ottobre 2014 at 20:23

      BELLA QUESTA , MI PIACE.

  4. Mauro Rispondi

    30 ottobre 2014 at 23:57

    Bassani ha sempre un grande senso della realtà ma è soprattutto distributore di verità forse difficili ma verità..L’Italia come la conosciamo noi e le sue aziende finisce ieri ma non lo capiamo,le tensioni sociali si accresceranno,le aziende continueranno a chiudere o a scappare,i senza lavoro esasperati faranno cose,i burocrati creatori insieme a politici imbelli ,incapaci e famelici resisteranno fino al default senza fare un passo indietro.Sembra narrazione catastrofica ma di gente che ascolta musica sul Titanic ne vedo tantissima.

  5. Lorenzo Bonù Rispondi

    31 ottobre 2014 at 11:01

    Interessanti riflessioni. Si potrebbe aggiungere che un sistema democratico (più o meno)non necessariamente tutela la libertà e che quando il dissenso non si può ignorare o deridere, lo si criminaliza e lo si bastona.

  6. Pierluigi Rispondi

    31 ottobre 2014 at 14:24

    Come sempre un articolo perfetto. Ma resto sempre più convinto che l’unico vero responsabile di tutto ciò è l’italiano. Non reagisce perchè non capisce che deve farlo, anzi condivide lo statalismo, o perchè gli hanno insegnato per anni e anni di porgere l’altra guancia?

    • Ernesto Rispondi

      1 novembre 2014 at 01:17

      “Non reagisce perchè non capisce che deve farlo” L’italiano non reagisce perché NON ESISTE. Non esiste NULLA che nemmeno lontanamente assomiglia al concetto di “italiano”. Esistono lombardi, veneti, calabresi, siciliani, romani, campani. Tutti odiano tutti (sì, ODIANO, non disprezzano semplicemente). Hanno ricordi, valori, cultura, cibo, abitudini, persino climi differenti. E’ lo STATO italiano a non avere senso. Uno stato privo di etica, di senso, di logica; un coacervo di popolazioni buttate insieme dal furbo progetto politico di una dinastia francese in cerca di un regno. La storia, che agisce per epifenomeni, da almeno 90 anni cerca di cancellare questo errore politico. E tenacemente questa schifezza viene tenuta assieme da progetti altri, da cointeressi sempre stranieri: prima francesi, poi tedeschi, poi ancora francesi, poi americani, adesso di nuovo tedeschi. Una popolazione, quella del settentrione, da decenni paga, mentre un’altra, quella del meridione, da decenni piange e mangia, mangia e piange. L’italiano non può reagire. Dovrebbe reagire il settentrionale, derubato e vessato, ma a evitarlo ci pensano le propagande convergenti, e un partito politico schifoso, immondo, vigliacco e eterodiretto che ha cambiato 5 nomi, da PCI a PD, ma sempre vilmente schiaccia il nord sotto il suo tallone fatto di tasse, insulti e, quando riesce a lavare un numero sufficiente di cervelli del luogo, beffardo. Questa è la realtà che nessuno accetta, che nessuno racconta, che l’Europa ha deciso di ignorare; generando così una crisi italiana che, mentre si poteva controllare attraverso una disgregazione controllata sotto forma federale spinta del monolite putrido, ora esploderà come un bubbone. E nessuno controlla le esplosioni anche se, la storia insegna, c’è sempre qualche cretino che crede di saperlo fare.

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