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Renzi: «Sacrifici dalle imprese». In cambio di una mancia…

C’era una volta un padrone, uno di quelli brutto e cattivo che non assomigliava per niente a quei piccoli “eroi” che in Veneto e Lombardia vessato stato 1rinunciano al proprio stipendio per tenere in piedi l’azienda. Uno di quei latifondisti texani ritratti in Django di Tarantino, che faceva la sua fortuna sugli schiavi. Ebbene questo “imprenditore”, si fa per dire, un giorno andò da uno schiavo e gli disse: “Ti do dieci centesimi al giorno, ma da oggi dovrai lavorare diciotto ore invece di quattordici. Io ho fatto la mia parte, tu la tua”.

La storia è ovviamente inventata di sana pianta. Più che altro è una metafora, la più azzeccata che abbiamo trovato, per descrivere l’appello che Matteo Renzi ha rivolto ieri dal palco dell’assemblea degli industriali di Bergamo. Lo schiavo, nell’Italia del 2014, è ovviamente l’impresa che lavora, il «robusto cavallo che tira un carro molto pesante» di Churchill, che riceve, in cambio, più bastonate che carote. Non solo fiscali, a oltre il 68% delle entrate, ma anche morali, additata com’è spesso e volentieri di volersi arricchire alle spalle dei lavoratori (accusa che peraltro arriva da politici che guadagnano più del 90% dei capitani d’azienda). Come se diventare ricchi fosse qualcosa di abietto e meschino, che toglie invece che dare qualcosa alla collettività.

matteo-renziEbbene Renzi, massimo rappresentante della politica, è andato di fronte agli industriali a dire che in cambio di una piccola elemosina chiederà ancora più sacrifici all’impresa: «Cari industriali, non avete più alibi», ha tuonato chiedendo nuove assunzioni, ovviamente a tempo indeterminato. A beneficio di chi pensa che il nostro non è altro che un commento da folli liberisti, riportiamo in numeri della manovra defintiva di Renzi: 30 miliardi (al posto degli originari 23), di cui cinque di tasse, 11,5 di deficit (leggi tasse future) e solo 13,3 di tagli. In cambio dodici miliardi di spesa in più e diciotto di tasse in meno, certo, di cui però solo otto destinati alle imprese. Una mancia su un totale di oltre 110 miliardi di imposte che le imprese pagano ogni anno e che – stando alla Cgia di Mestre – ci posizionano al secondo posto come rapporto alle tasse totali (dietro solo al Lussemburgo, che vince perché le tasse sugli individui sono bassissime).

In altri termini le nostre contribuiscono per il 16% al gettito totale, contro l’11,6% della Germania, l’11,2% del Regno Unito e il 10,3% della Francia. Con lo sconto di Renzi arriveremo al 14,9%, molto sopra alla media europea dell’11,3%.

Può davvero il premier chiedere, in cambio, nuove assunzioni?

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di on 14 ottobre 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Renzi: «Sacrifici dalle imprese». In cambio di una mancia…

  1. Ernesto Rispondi

    14 ottobre 2014 at 17:03

    Gli applausi di ieri degli “imprenditori” di Confindustria a Bergamo al venditore di pentole Renzi sono una vergogna, indelebile, addosso a quelle centinaia di evasori fiscali là seduti, che dovrebbero rappresentare l’impresa italiana e a malapena rappresentano se stessi. In fregola per qualche milionuccio di euro da intascare alla faccia di chi lavora davvero, e da trasferire seduta stante nei consueti paradisi fiscali. Da vomito.

  2. Albert Nextein Rispondi

    15 ottobre 2014 at 08:14

    La delocalizzazione, i fallimenti, le cessazioni non potranno che aumentare.
    Squinzi non fa l’interesse dei suoi associati.
    Non ne ha la cultura, e neppure il coraggio.

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