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Oltre il Renzusconi. Come si suona la sveglia al centrodestra

A Milano la Leopolda blu prova a gettare ponti oltre la fase crepuscolare del berlusconismo. Per riuscirci, occorre affrontare l'Euroburocrazia a muso duro, farla finita con l'usura fiscale, aggredire la spesa pubblica. Manifesto Intraprendente

libertàPurché si faccia qualcosa, pur di non morire di questa morte neanche tanto lenta eppure appiccicosa come un male oscuro che ci insegue, di inciucio nel quale tutte le vacche sono nere, di morte della democrazia spacciata per partito della nazione, di photoshop di Dudù con la Vladi che forse si iscrive a Forza Italia e chiude la ferita del narciso con papà; ecco, purché di fermare l’autunno triste del patriarca e l’autunno feroce del nostro scontento, tutto va bene, ma guai a noi se le cose non si fanno con un rigore anglosassone. Questa premessa un po’ lamentosa mi serve, caro direttore, per dire che la Leopolda blu che si tiene oggi a Milano è una idea ottima e mi dispiace di non poterci essere, visto che gli organizzatori mi avevano cortesemente invitato a partecipare e perfino a parlare, l’avrei fatto volentieri e sarebbe stata una bella avvelenata; ma anche che tutti coloro che al Renzusconi non intendono adeguarsi hanno l’obbligo di seguire alcune, poche, idee liberali, le stesse che il Cav ha abbondantemente tradito, e che non basta certo sognare di poter dare la scalata a quel che fu il PdL e ora è Forza Italia per sentirsi dei rifondatori ( parola dal sapore sinistro, ma sempre meglio di rottamatori). Serve altro, dimenticato nel profluvio delle chiacchiere in salsa tosca del pifferaio Renzi, sopraffatto nel chiacchiericcio arrogante degli euroburocrati, eppure è semplice.

Piccolo flash back. Nel 1994 si presentò per la prima volta agli elettori un partito improvvisato con un leader altrettanto improvvisato ma con un programma di radicale riforma liberale della società e dell’economia italiana. Grazie a quel programma, FI divenne il maggior partito italiano dopo appena tre mesi dalla sua fondazione e Berlusconi riuscì a dar vita a una coalizione che gli permise di dare all’Italia un governo diverso da tutti i precedenti. A parole il Cav ha continuato a sostenere le stesse idee sempre, con quelle parole d’ordine il centrodestra ha vinto nel 1994, 2001 e 2008 , ha perso di pochissimo nel 1996 e forse nel 2006, come anche nel 2013 per una differenza dello 0,2% di voti rispetto al Pd. E’ che la maggioranza degli elettori italiani non è di sinistra o di centrosinistra, ma di centrodestra, ovvero quello spazio che oggi Renzi con l’improvvisa e improvvida complicità di Berlusconi cerca di occupare. E’ che non è vera la vulgata secondo la quale gli elettori italiani sono conservatori e contenti di essere assistiti, al contrario sognano di ridurre la presenza della mano pubblica, della politica, e allargare quella della libera scelta delle persone, delle famiglie e delle imprese. Vogliono minore sperpero pubblico, imposte e balzelli vari, minore intrusione della politica nelle loro decisioni e maggiore libertà personale. Perché allora oggi un tale crollo nei consensi, operazioni golpiste benedette dall’Europa e dal Quirinale a parte? E’ che non solo la rivoluzione liberale promessa non si è realizzata,ma la cosiddetta opposizione di centrodestra accetta finte riforme fatte di reboanti annunci e di un aumento enorme di tasse, insieme a un insopportabile decisionismo giovanilista che occulta restrizioni alle libertà personali ed economiche.

Se il centrodestra ripulito dalle scorie dell’inciucio, dalle scelte dittatoriali del Cav anziano e del suo clan, torna sulla scena, facendosi rappresentare da gente degna, se elabora un programma chiaro, coerente, credibile e scandito in rapide tappe, per uscire dalla crisi che ci morde i polpacci, allora il destino di consunzione può essere evitato. Chi nel centro destra oggi voglia aspirare a vincere di nuovo le elezioni deve dichiarare che intende rifondare lo Stato, rendendo governabile il nostro Paese grazie a una radicale riforma istituzionale; che intende liberare gli italiani dall’usura fiscale, abbassando drasticamente le tasse e introducendo il criterio di deducibilità delle spese, unico antidoto alla recessione ma anche all’evasione fiscale; che intende affrontare la troika a muso duro sull’austerity e sull’immigrazione; che intende ridurre la spesa pubblica e la burocrazia, vere fonti e ragioni profonde della corruzione; che intende affrontare e vincere la sfida dei diritti civili, ma non farsi usare né usarli per raccattare consensi; che intende mantenere sicurezza e difesa del Paese, con la dignità delle forze dell’ordine restituita e preservata; che intende contare in politica estera, senza indulgere a facili mortificazioni da pacifismo politically correct.

Dice il mantra caro al liberale : life, liberty and the pursuit of happiness; ma oggi in Italia non c’è più vita né libertà né aspirazione legittima alla felicità in terra, e questo è insopportabile.

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di on 19 ottobre 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Oltre il Renzusconi. Come si suona la sveglia al centrodestra

  1. Liutprando Rispondi

    18 ottobre 2014 at 09:17

    Dalla Maria Giovanna non mi aspettavo un tale frignio.
    L’Italia è insalvabile perché non esiste come nazione.
    Dopo l’abbondante tentativo, forse apparente, di dare a chi lavora la libertà di usare come meglio crede il frutto del proprio fare, è chiaro che non è possibile che ciò avvenga.

    Lasciamo lavorare Capitan Fracassa: unico a riuscire a sfasciare la baracca col consenso dei baraccati. Di atti concreti in tal senso ne ha messi in moto in gran numero in questi giorni.
    Meglio la bancarotta se porterà alla abrogazione della stupida costituzione italiana.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    18 ottobre 2014 at 09:58

    «… Se il centrodestra ripulito dalle scorie dell’inciucio, dalle scelte dittatoriali del Cav anziano e del suo clan, torna sulla scena, facendosi rappresentare da gente degna, se elabora un programma chiaro, coerente, credibile e scandito in rapide tappe, per uscire dalla crisi che ci morde i polpacci, allora il destino di consunzione può essere evitato. Chi nel centro destra oggi voglia aspirare a vincere di nuovo le elezioni deve dichiarare che intende rifondare lo Stato… liberare gli italiani dall’usura fiscale… affrontare la troika a muso duro sull’austerity e sull’immigrazione… ridurre la spesa pubblica e la burocrazia… affrontare e vincere la sfida dei diritti civili… mantenere sicurezza e difesa del Paese… contare in politica estera…»

    Un “salvatore” arrivò circa duemila anni fa… e lo misero in croce.
    Per liberarci da questa dittatura, mascherata da democrazia, occorrerebbe un’altra guerra. O una bella rivoluzione. Non ci sono alternative. I nostri politici sono troppo longevi, troppo cari, troppo imbecilli.

  3. adriano Rispondi

    18 ottobre 2014 at 14:27

    “Nel 1994 si presentò…un partito improvvisato con un leader altrettanto improvvisato ma con un programma di radicale riforma liberale..”Berlusconi forse vinse anche per questo ma non solo per questo.Furono determinanti le parole semplici che catturarono l’attenzione di un popolo orfano di rappresentanza,meno tasse per tutti,un milione di posti di lavoro.Riuscì a dare l’impressione di poter fornire una speranza a chi non l’aveva più.Le equazioni programmatiche che lei cita possono essere anche quelle giuste ma sono troppo complicate.Occorre la semplicità di un messaggio immediato come gli ottanta euro,la fine del precariato,la lotta agli sprechi regionali,le auto blu in vendita.Le formule complesse non funzionano o almeno non possono essere le uniche.Non vedo all’orrizzonte qualcuno che abbia quella capacità di sintesi alternativa al signore di Firenze e forse se ci fosse non avrebbe voglia di provare.E’ in atto una strategia che accomuna tutte le oligarchie e che ha lo scopo ridimensionare il livello di benessere generale.E’ questo il programma del partito unico a cui ,per fare un esempio,non ci si oppone con la vaga minaccia di “affrontare la troika” ma con un piano strategico di ritorno alla sovranità monetaria e nazionale.Se però a dirlo saranno solo quelli che non contano servirà a poco.

  4. massimo Rispondi

    18 ottobre 2014 at 16:36

    Richiamare l’attenzione sui punti nodali dei guai profondi del paese ed i loro perché è indispensabile ad aprire gli occhi a chi vivendo di televisione e non leggendo i giornali mal comprende quale sia la sua stessa situazione se non quando il 15 del mese comincia a tirare moccoli o quando ogni giorno teme l’apertura della cassetta delle lettere ben certo che vi troverà un avviso di pagamento. Ed altrettanto bene è pensare e raccontare soluzioni possibili. La Maglie deve essere un po’ arrabbiata e determinata in questi giorni e ci racconta la disperazione di non vedere personaggi che, mettendo sul dovuto trono di padre nobile l’anziano leader, possa generare forze ed attenzioni per un polo liberale che sappia onorare un potenziale centrodestra enorme oggi confinato a piangere ed a votare gente come quelli di grillo.

  5. giovanni Rispondi

    18 ottobre 2014 at 18:43

    Se anche una persona intelligente e onesta come Giovanna Maglie ha di queste uscite c’è ben poco da sperare.E’ solo il bisogno di credere che porta la gente verso Renzi,ultima spiaggia di gente tradita sempre e da tutti.Berlusconi ormai vessillo del tradimento può solo competere con un Monti o con un DiPietro per una maglia nera della politica.La gente si pone solo una domanda:come avrò fatto a seguirlo tutti questi anni!?

  6. riccardo Rispondi

    20 ottobre 2014 at 00:03

    Uno dei problemini di cui poco si parla e che nei partiti organizzati territorialmente il denaro lo si raccoglie tra iscritti e simpatizzanti in modo organizzato a far vivere la struttura piccola o grande che sia .Nel centrodestra di Berlusconi i soldini li mette quasi sempre lui e forse si è stancato. Le organizzazioni costano e perché mai un soggetto capace,preparato e strutturato economicamente dovrebbe esser partecipe di un movimento dove decidono in tre o quattro più un cagnetto.

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