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L’infermiera Margherita, la sua coscienza e la pillola abortiva

Pillola-abortiva-RU486Si è dimessa Margherita Ulisse, la giovane infermiera del pronto soccorso dell’ospedale di Voghera, in provincia, di Pavia, che nei giorni scorsi era finita al centro delle cronache per avere negato per ben due volte l’accesso al reparto di ginecologia ad altrettante ragazze ventenni che volevano farsi prescrivere la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, quella che consente di evitare la gravidanza entro le 72 ore da un rapporto sessuale praticando un aborto chimico. Ripeto scandendo: a-b-o-r-t-o. Come si evince, infatti, la “pillola del giorno dopo” negata dall’infermiera di Voghera alle due ventenni è un preparato a base di Levonogestrel comunemente in vendita nelle farmacie italiane da anni, ovvero il famoso e famigerato Norlevo. E il Norlevo, nonostante l’opinionismo diffuso, ivi compreso quello del Tar del Lazio  (che sul punto ha emesso mesi fa una sentenza strana), è potenzialmente abortivo. Agisce cioè indifferentemente: da anticoncezionale se nell’utero materno, dopo il rapporto sessuale, l’embrione non è ancora stato fecondato impedendo che ciò accada e da abortivo uccidendo l’embrione qualora la fecondazione sia già avvenuta. Ripeto: dire “potenzialmente abortivo” non vuol dire che il Norlevo rischia di diventare abortivo se viene usato male, ma che lo è assolutamente proprio quando lo si usa bene. Se c’è una vita, la estirpa, se non c’è ovviamente no perché non può farlo. Il suo mestiere il Norlevo lo sa fare benissimo e benissimo lo fa: quel famoso avverbio, “potenzialmente”, significa solo che se nell’utero materno la vita ancora non c’è il Norlevo mica può inventarsela per poi sopprimerla. Tutto qui.

Dunque, l’infermiera Margherita Ulisse ha negato a due ventenni di praticarsi da sé l’aborto chimico qualora le due, dopo avere consumato un rapporto sessuale, fossero rimaste incinta, ovvero portassero nell’utero, seppur da pochissimo, un embrione umano fecondato. L’infermiera di Voghera non ha preventivamente sottoposto le due ventenni a test di gravidanza onde stabilire se il Norlevo che loro chiedevano avesse nei loro casi agito da anticoncezionale o da abortivo; non glielo avrà nemmeno chiesto alle due ventenni se fossero incinte; si è sentita solamente richiedere dopo il coito da due ventenni una pillola che funziona benissimo e che nel caso le due, anche senza saperlo, avessero tenuto in grembo una creatura umana l’avrebbe uccisa. A Margherita questo è bastato per presentarsi subito a quell’augusto e incalpestabile tribunale di ultima istanza che si chiama coscienza, e che l’intero mondo liberale giustamente osanna a oltranza, e si è attenuta rigidamente alla sua sentenza: alle due ventenni nemmeno un milligrammo di quel Norlevo che se nell’utero c’è una vita umana sa perfettamente come eliminarla.

Il seguito è cronaca. «L’Azienda ospedaliera della Provincia di Pavia, a seguito delle notizie riportate in questi giorni da numerosi organi di stampa, al fine di chiarire la vicenda, dopo aver avviato una procedura di indagine interna per chiarire l’accaduto ed eventuali responsabilità, comunica che ha accolto le dimissioni volontarie dell’infermiera al centro della vicenda, formalizzate in data 6 ottobre 2014. Nel rispetto delle norme contrattuali, le dimissioni andranno a decorrere dal 1° gennaio 2015».

Qualcuno insinua che l’infermiera abbia minacciato le due ragazze, ma lei nega con decisione. E aggiunge: «Cercavo semplicemente di convincerle a salvare vite umane. Sono una cattolica praticante, ma la mia decisione deriva unicamente da motivi di coscienza e non religiosi». Delle proprie dimissioni l’infermiera non parla. Si dice che la sua caposala e il medico di turno l’avessero richiamata per quel diniego alle due ventenni, ma non c’è conferma.

Chissà se la questione verrà mai completamente chiarita. Chissà se si è trattato di mobbing abortista; chissà se in questo caso si sarebbe levato un sindacato a tutelare una lavoratrice che avesse perso il posto di lavoro per avere cercato di salvare una vita umana innocente. So che tra quanti hanno ancora la bontà di leggermi su queste colonne vi sono certamente molti che sono favorevoli all’aborto e comunque tanti che quel Norlevo alle due ragazzine lo avrebbero dato senza problemi. Mi chiedo se questi gentili lettori dormono sonni tranquilli sapendo di vivere in un mondo in cui l’irripetibilità di ogni essere umano cara anche a tutti i liberali (tale per cui ci raccontiamo da decenni giustamente le infamie dei Gulag, di Auschwitz, di Mao Zedong, di Enver Hoxha, e continuate tranquillamente voi la lista finché volete) può essere inghiottita da nostra figlia adolescente in un corridoio di ospedale qualsiasi attraverso un pesticida in forma di pillola piccina piccina di cui non sappiamo niente, nemmeno che ce l’addebitano sul conto corrente, e i resti espulsi come un catabolito qualsiasi.

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di on 8 ottobre 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a L’infermiera Margherita, la sua coscienza e la pillola abortiva

  1. Talita Rispondi

    8 ottobre 2014 at 22:53

    Signor giornalista, io non ho avuto la “bontà” di leggerla: l’ho letta per caso e francamente non so se ridere o piangere su quanto lei scrive.
    L’infermiera “salvatrice” pensi per se stessa, non per gli uteri delle altre.
    Se ha problemi di coscienza, vada a fare la commessa o altro mestiere che non coinvolga la decisionalità e il futuro del suo prossimo.
    Idem dovrebbe valere per lei, signor giornalista, che tra l’altro non può rimanere incinto e quindi non potrà mai capire le difficoltà che una gravidanza indesiderata può causare sia alla donna sia – e soprattutto – a un figlio non voluto.
    A mai più leggerla, dunque.

  2. Marco Respinti Rispondi

    9 ottobre 2014 at 15:34

    Grazie del “signor”.
    Cordialità

  3. Emilio Rispondi

    9 ottobre 2014 at 20:42

    Ho letto l’articolo e desidero dirle che non sono d’accordo con quanto lei scrive. Comprendo che si tratta di un argomento “pericoloso” in quanto la coscienza di ciascuno di noi spazia nei propri confini. Immagino che ognuno di noi veda l’argomento in modo diversamente rigido. Nel mio caso specifico, per quanto può interessare, posso dirle che sono contrario all’aborto, ma votai per l’abrogazione della legge che lo avrebbe vietato. Lo feci perché non me la sentivo di decidere per altri della loro vita, compresa quella del feto. Ho sempre ritenuto che l’aborto terapeutico avrebbe dovuto essere regolamentato e, possibilmente, a pagamento, ma non me la sentivo di impedirlo. Se vogliamo vederla in modo radicale e dogmatico riconosco che effettivamente l’aborto è l’eliminazione di una vita “in nuce”, tuttavia il problema della pillola del giorno dopo mi pare abbastanza forzato e dissertare sull’effettivo stato del feto in formazione non m’interessa. Non so se la cellula ha iniziato la propria differenziazione nelle prime 24 ore. In ogni caso si tratta di un caso di coscienza di chi lo pratica in modo attivo e chi invece lo condivide, come l’infermiera in questione, dovrebbe, a mio avviso, cambiare mestiere o quantomeno il reparto. Quanto ho scritto è senza volontà di polemica e con il massimo rispetto per le idee altrui.

    • lucia Rispondi

      11 ottobre 2014 at 22:59

      E ha fatto male.Si doveva votare per abrogare una legge fatta dal parlamento che era inaccettabile perché aveva stabilito che si potesse concedere l’aborto se la gravidanza avesse avuto delle conseguenze sulla salute PSICHICA della donna e era prevedibile che questa equivalesse a conceder l’aborto a chiunque lo chieda.Dunque all’aborto libero.Ed ora ,grazie al voto di chi come lei diceva :io non lo faccio ma lascio che gli altri lo faccia in nome della libertà,è tanto libero che si PRETENDE l’aborto senza neanche rispondere ai requisiti della legge,passando per l’urgenza attraverso un pronto soccorso,di cui si discute continuamente l’uso improprio ma non in questo caso.E una persona che fa il suo dovere viene invitata ad andarsene altrove.Complimenti.

  4. Simone Trinchero Rispondi

    10 ottobre 2014 at 16:55

    Secondo me negare la libertà di scelta a un ventenne, dunque persona adulta, rientra a pieno titolo nelle modalità di pensiero che hanno generato i gulag così come la santa inquisizione.
    I tecnici ospedalieri hanno il ruolo tecnico di assistere le persone nelle loro libere scelte. Se la loro religione, la loro morale o quant’altro rendono questo compito impossibile, devono essere liberi di cercarsi un altro lavoro che non crei loro turbamento.
    Questo è un modo di pensare liberale, i contenuti dell’articolo sono figli di una mentalità che possiamo definire “catto-comunista”, peraltro tipica infestazione culturale italiana, anche quando si ammanta di falso liberismo.

    • lucia Rispondi

      11 ottobre 2014 at 23:14

      I tecnici ospedalieri assistono le persone malate.E la gravidanza non rientra tra le malattie.Non hanno nessun obbligo di assistere chi VUOLE abortire se non la proprio scelta etica.E’ prevista l’obiezione di coscienza.Se si vuole l’aborto libero,deve essere libero del tutto,senza bisogno di alcun permessoSono libere le ventenni di ricorrere al proprio ginecologo e provvedere alla contraccezione o all’aborto come meglio credono.Non si chiede al pronto soccorso di soccorrere in casi del genere e non sono i tecnici a dover cambiare mestiere. Credo che sia un caso da scuola che si accettino le dimissioni di questa infermiera nel silenzio delle sigle sindacali che avrebbero fatto fuoco e fiamme se ad essere costretta ad andarsene fosse stata una infermiera che avesse avuta la pretesa,per una sua “infestazione” culturale,come lei definisce gli orientamenti religiosi, di portare,ad es,,il velo islamico..Sarà meglio girare alla larga dall’Ospedale di Voghera.

  5. LadyCat Rispondi

    20 dicembre 2014 at 00:52

    Quanta confusione!
    Norlevo non è un abortivo, c’è chiaramente scritto sul foglietto illustrativo che secondo gli studi più recenti il Levonorgestrel non ha MAI effetti sull’impianto.
    Informatevi prima di scrivere delle castronerie.

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