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La parabola discendente di Italo, fatto fallire dallo Stato

italo+frecciarossaLa non notizia è che Italo è in crisi nera. I fatturati non salgono, le perdite aumentano e la società decide di ridurre il personale di 248 unità.

Un «operazione sul costo del lavoro e sui livelli occupazionali» che il segretario della Filt-Cgil Alessandro Rocchi definisce col consueto lessico sindacale «abnorme, ingiusta ed ingiustificata»: peccato che in realtà gli esuberi siano assolutamente necessari a garantire la sopravvivenza dell’azienda, coi suoi mille posti di lavoro. Siam certi che gli altri 750 apprezzeranno.

Se parliamo di non notizia è perché la crisi di Italo era già ampiamente annunciata e prevedibile, e non certo leggendo i tweet di Gasparri. Era già quasi scritta sulla carta dalla sua nascita, in cui lo statalismo italiano ha cercato di metterle i bastoni fra le ruote. Prima assegnandole le stazioni meno competitive (Garibaldi a Milano, Ostiense e Tiburtina a Roma), poi “blindando” il percorso di accesso al binario nella stazione Ostiense con un lungo recinto che costringeva i passeggeri a un lungo persorso nei sottopassaggi per accedere al binario. Il tutto per imprecisate “ragioni di sicurezza” che avevano giustamente mandato su tutte le furie l’amministratore delegato Giuseppe Sciarrone che aveva commentato: «Dopo 40 anni di onorato lavoro non mi aspettavo di finire in gabbia».

Un vero e proprio boicottaggio, insomma, che ricorda tanto quello fatto ai danni del pioniere del trasporto ferroviario privato Giuseppe Arena che, nel 2010 (sì non parliamo degli anni bui del fascismo ma di appena quattro anni fa), cercò invano di lanciare il suo servizio ferroviario fra Milano e Torino. Progetto che abortì solo un anno dopo a causa degli obblighi dell’Ufficio per la regolazione dei servizi ferroviari (Ursf) del Ministero dei Trasporti che chiedeva di non effettuare fermate intermedie fra i due capolinea e imponeva orari scomodi. Un chiaro modo per condannare, senza se e senza ma, la compagnia al fallimento.

Pur con toni e accenti diversi pare che a Italo stia accadendo la stessa cosa. Certo, mettici una gestione che qualcuno giudica poco accurata, il datovessato stato 1 non cambia: Ntv, la società che gestice Italo, è vittima di un costante boicottaggio statalista.

Che impone agli utenti un servizio inefficiente, nonostante sia iper-sussidiato. Già perché, come dimostra uno studio dell‘Istituto Bruno Leoni, il sistema ferroviario italiano riceve ogni anno di media il doppio dei contributi pubblici degli altri servizi europei, e addirittura il triplo nel periodo compreso fra il 1992 e il 2012 per un totale di 207,7 miliardi di euro. Hai voglia poi tu, imprenditore, a competere contro lo Stat(alism)o.

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di on 31 ottobre 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a La parabola discendente di Italo, fatto fallire dallo Stato

  1. mirko Rispondi

    31 ottobre 2014 at 17:24

    Ma questi erano davvero convinti di fare qualcosa in uno stato liberista e magari a vantaggio degli utenti? Lo Stato non è capace di competere con niente per cui uccide a mezzo burocrazia ed impedimenti legislativi o regolamentari tutto quello che può alterare una condizione di benessere sereno ed incontrollato. Chissà magari se avessero assunto un Moretti al doppio degli emolumenti riconosciuti da FS,che era il minimo,magari chissà…

  2. Albert Nextein Rispondi

    1 novembre 2014 at 09:31

    In italia non è possibile fare impresa.
    Già il pensarlo è una perdita secca di tempo.

    In italia non esiste un libero mercato concorrenziale compiuto ed efficiente, perchè lo stato con le leggi demenziali e la burocrazia con regolamenti criminali mettono le mani ovunque nella vita e nelle proprietà dei sudditi-bancomat.

    Montezemolo è un uomo di mondo, come i suoi soci lo sono.
    Forse è stato lusingato da promesse di politici ed amministratori quelle valide solo nel momento in cui sono pronunciate.
    Forse ha fatto male i conti.
    C’è una crisi spaventosa.

    Italo non ha considerato che in italia le imprese delocalizzano, chiudono, falliscono.
    Tutte , prima o poi.

    Fiat e Ferrari si sono comportati diversamente.
    E dire che Montezemolo viene da lì.

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