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Il tassatore pop

Renzi promette di tagliare le imposte, ma ce ne piazza tante più o meno nascoste: nella Legge di stabilità si aumenta l'Iva e si tassano i fondi pensione. Dietro tutti i nuovismi rottamatori, c'è la solita rapina fiscale

renzi want moneySe Matteo Renzi, una buona volta, gettasse la maschera si rivelerebbe per quello che è: un tassatore. Un politico in tutto e per tutto simile ai vari Letta, Monti, Prodi e ahinoi a tratti anche Berlusconi che non hanno fatto altro, negli anni, che aumentare il carico fiscale e il debito per rincorrere la spesa pubblica. Scelte sbagliate, poco coraggiose, che ci hanno condotti sull’orlo del baratro economico, spingendoci vicini al fallimento. Nulla pare cambiare. La legge di stabilità, almeno dalle bozze che appaiono, si rivela poco coraggiosa, ovviamente per usare un eufemismo. Basti guardare la miope scelta sull’Iva, il cui aumento verrà rimandato di un solo anno, in assenza di nuovi interventi di spending review, per le aliquote del 10% e del 22%.

La prima balzerà al 12% dal 2016, la seconda al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e addirittura al 25,5% nel 2018, anno in cui – guarda caso – la spesa pubblica toccherà il record di 852 miliardi, giusto per far tacere chi sostiene che siamo minacciati dall’austerity selvaggia. Se tutto andrà come previsto (con la ridicola spending vista finora è difficile pensare che l’aumento si potrà evitare) saremo il Paese con l’imposta sui beni di consumo più alta al mondo, dopo l’Ungheria (27%) che vanta però tasse dirette sensibilmente inferiori.

L’aumento dell’Iva, che certo Renzi rimanda ma avrebbe potuto benissimo cancellare, va a braccetto con un’altra batosta nascosta nelle pieghe (o piaghe?) della legge di stabilità. Trattasi del ventilato aumento delle tasse sui fondi pensione che salirebbero dall’11,5% al 20%. Una vera e propria batosta che decorrerebbe non dall’anno successivo bensì dal 1° gennaio di quest’anno. Ebbene sì: quella che colpisce chi cerca di mettersi al riparo dal dissesto dell’Inps sarà una norma retroattiva, una tassa sul passato, che viola esplicitamente l’articolo 4 della legge dello Stato 212/2000 sui diritti del contribuente. Quella legge che, all’articolo 8 comma 1, afferma anche che «l’obbligazione tributaria può essere estinta anche per compensazione». Pratica che l’Agenzia delle Entrate non consente.

Siamo di fronte a uno Stato che non rispetta le sue stesse leggi. E a un contribuente vessato che continua ad esserlo. Anche sotto un politico “nuovo” come Renzi, il tassatore “pop”.

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di on 23 ottobre 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Il tassatore pop

  1. ultima spiaggia Rispondi

    22 ottobre 2014 at 16:41

    La maschera Renzi non ce l’ha, non ne ha bisogno: gli basta la faccia che si ritrova.
    Non sappiamo, invece, cos’ha dentro la zucca. Se però il buongiorno si vede dal mattino, possiamo immaginarlo, senza aspettare mille giorni.
    “Se tutto andrà come previsto…” penso che nel 2017 (ma anche prima) i ministri dovranno andare in giro con una buona scorta.

    • Franco Rispondi

      22 ottobre 2014 at 19:52

      Mi pare che i ministri già godano di una scorta abbondante. Più di così dovrebbero avere un piccolo esercito. Sarebbe comunque inutile, perché gli italiani continueranno a mugugnare e continueranno (quei sempre di meno che vanno alle urne) a votare per gente che continuerà a fotterli.

      • FEMINE Rispondi

        23 ottobre 2014 at 11:07

        Sono tra i tanti che da un bel po’ mi astengo dal voto per mancanza di un’alternativa a questa masnada di asini “fottitori” che sono una vera disgrazia legalizzata per questo specialissimo stato italico ormai avviato a morte economica certa. Siamo ad una buona parte dell’opera distruttiva e non mi consola il fatto che poi ci saranno ben pochi a pagare il conto e che i tanti, troppi, che anche ora sono i “favoriti” ( eletti ed elettori) si troveranno nel buco nero del non ritorno.
        Buona giornata se si può.

    • Tommaso Rispondi

      24 ottobre 2014 at 14:36

      Parlare di Renzi è come parlare del niente. Lo spot che diventa politica e si appropria della realtà. Un falso politico pronto per una nuova serie televisiva ” Saranno famosi “.Una economia quella italiana rappresentata con superficialità e con arroganza . Le classi privilegiate e ricche in pole position, la classe media mortificata vessata derubata. Quanta rabbia!!!Una politica che non ascolta e non guarda alla gente. Il rottamatore che ha la capacità disdicevole di difendere le corporazioni, non si rende conto che il popolo non ha bisogno di pagliacci che parlano a sproposito ma di, una politica che si riappropri dell’Italia e della sua gente, stanca del niente e delle bugie in campo economico.
      Vergogna!!!!!!!!
      Tommaso.

  2. erie Rispondi

    23 ottobre 2014 at 17:31

    Non c’è nulla da fare, nessuna speranza che dalla politica, così come la intendiamo e si muove, ne esca qualcosa di buono per gli italiani.
    Politica significa saper mettere le mani nelle tasche dei cittadini, senza che se ne accorgano troppo presto, ogni qualvolta vi siano dei problemi da risolvere.
    Veri abusi, vere prese per il…

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