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Quel che Obama (purtroppo) non ha detto sull’Isis

Il presidente prese la parola. «Miei cari concittadini, sono passati 13 anni dal vile attacco al cuore del nostro Paese, in quell’11 settembre del 2001 Barack Obamain cui 3000 americani innocenti vennero assassinati dai terroristi di Al Qaeda. Questa sera vorrei parlarvi di come gli Stati Uniti intendono affrontare la minaccia che sorge in Iraq, che oggi porta le bandiere nere dell’Isis. È lo stesso nemico di 13 anni fa, anche se ha cambiato nome e capi. È l’emanazione di Al Qaeda in Iraq, l’organizzazione terroristica fondata da Osama Bin Laden che pianificò e condusse l’attacco al cuore dell’America. Il nemico di oggi, l’Isis, ha mantenuto la stessa ideologia di Al Qaeda: imporre con la violenza la sua interpretazione dell’islam sunnita, creare un regime totalitario teocratico, esportare la sua tirannia ovunque nel mondo, uccidendo civili innocenti, sterminando i musulmani che considera eretici o apostati, eliminando fisicamente le minoranze religiose»

«Miei cari concittadini americani, quella che state vedendo in televisione non è una guerra civile interna all’Iraq, dall’altra parte del mondo. Quella che vedete è una piccola parte di una guerra globale, che riguarda anche voi. In Iraq e in Siria non combattono solo iracheni, ma anche vostri concittadini che hanno scelto deliberatamente di distruggere il nostro stile di vita e la nostra legge, mettendo in pericolo le vite di noi tutti, cercando di emulare chi seminò terrore e morte quell’11 settembre di 13 anni fa».

«Miei cari concittadini musulmani, i vostri fratelli estremisti hanno perso il lume della ragione, hanno deciso di trasformare la fede nel nostro comune Dio in una ideologia totalitaria, da imporre con la lama del coltello, con la frusta, con le crocefissioni e con le bombe umane dei kamikaze. Cari concittadini, cari amici, questa in corso è una guerra civile fra ragione e fanatismo, che non si combatte solo in Iraq, ma in ciascuna delle nostre città, dentro i nostri quartieri multi-religiosi, dentro le nostre scuole e università, dentro ognuno di noi e di voi. Mi attendo che combattiate la nostra stessa lotta, che scegliate la società e lo stile di vita che vi ha consentito di vivere liberi nella vostra fede musulmana, nel pieno rispetto delle vostre tradizioni, della vostra vita, del vostro anelito alla felicità. Vi scongiuro di non scegliere la via della tirannia fanatica, che porterebbe alla vostra distruzione, prima ancora che alla nostra»

«Miei concittadini americani, vi annuncio che, mentre vi sto parlando, l’82ma Divisione Aviotrasportata è già partita alla volta dell’Iraq per ripristinare l’ordine nel Paese. Sarà solo la prima unità di un grande contingente che, in questi giorni, il nostro Stato Maggiore Congiunto, sta predisponendo per presidiare le città e le province dell’Iraq settentrionale. Nel 2011 ci eravamo ritirati dall’Iraq convinti che il Paese potesse governarsi da solo. Abbiamo dato loro un’opportunità di autogoverno. Abbiamo sbagliato e chiedo scusa a voi, così come al popolo iracheno, per questo grande errore di cui mi assumo piena responsabilità».

Sono queste le parole pronunciate da Barack Obama? Assolutamente no. Ci sarebbe piaciuto. Invece, che ha detto veramente? Prima diIsis tutto: nessun accenno all’11 settembre, di cui cade l’anniversario proprio oggi. Poi ha annunciato subito che «l’Isil non è islamico. Nessuna religione avalla l’uccisione di innocenti e la gran maggioranza delle vittime dell’Isil sono musulmane». E così si sbarazza della parte più difficile del macro-problema. Negando la sua natura internazionale e religiosa, spacciandolo come problema di predoni locali, Obama spera di non alienarsi le simpatie di Stati musulmani che attualmente pendono dalla parte degli Usa. Ma in questo modo, si perde il vero significato della guerra in corso, che è un conflitto religioso interno all’islam, che riguarda tutti, anche noi lombardi, veneti, friulani e liguri, visto che dalle nostre regioni sono partiti volontari jihadisti a combattere in Iraq. E sono tutti pronti a rientrare, per fare le stesse cose qui da noi.

Infine, di malavoglia, Obama ha semplicemente annunciato che manderà 475 uomini in Iraq, ma «come ho già avuto modo di dire, queste forze americane non avranno una missione di combattimento», ma solo compiti addestrativi. Il presidente, per evitare facili delusioni sull’eventuale durata della guerra, preannuncia che «ci vorrà tempo per sradicare un cancro quale è l’Isil. E ogni volta che iniziamo un’azione militare sappiamo che sono implicati dei rischi, specialmente per gli uomini e le donne che la conducono». Ma: «Io voglio che gli americani sappiano che questi sforzi saranno diversi dalle guerre in Iraq e in Afghanistan. Non ci saranno truppe combattenti americane impegnate in Paesi stranieri». No, infatti. In compenso, visto l’andazzo, ben presto ci saranno tanti combattenti stranieri impegnati nei nostri Paesi.

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di on 11 settembre 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Quel che Obama (purtroppo) non ha detto sull’Isis

  1. peter46 Rispondi

    11 settembre 2014 at 21:13

    Stefano Magni…e lo viene a raccontare a noi ‘commentatori’ che ,’inascoltati’,da qualche mese siamo a insistere su queste—“nostre”—stesse considerazioni?
    Dovrebbe ascoltarla qualcun altro…lontano finora da queste—‘nostre’—considerazioni.
    La nostra porta è stata da sempre…’aperta’.

  2. Pier Rispondi

    12 settembre 2014 at 09:00

    6/700 , 1.400/1.500, 2000/2100 sono date storiche le prime due, inizi di una fase espansiva islamica verso quelle aree chiamate occidente. Si può notare una certa precisa durata temporale di questi cicli, si potrebbe dunque supporre che l’ultima data corrisponda alla terza espansione islamica.
    A fronte di una crescente forza di una parte corrisponde sempre una debolezza dall’altra, a causa di lotte intestine, corruzione, mollezza dei costumi, avidità, disinteresse, una società si disgrega, come un corpo indebolito si ammala, così le nazioni vengono conquistate e soggiogate.
    Dinamiche storiche umane, lezioni di vita mai comprese e perciò ripetute.

  3. sergio Rispondi

    12 settembre 2014 at 13:17

    1) mamma i turchi ! – 2) John Kerry incontra i re magi – 3) el purtava i scarp de tennis
    http://rt.com/news/187220-us-isis-coalition-turkey/

  4. Albert Nextein Rispondi

    12 settembre 2014 at 17:34

    Che Obama sia uno dei peggiori presidenti americani lo posso affermare senza aiuti esterni.
    Sono abbastanza attempato per fare confronti da solo.

    Obama ha due scelte razionali.
    Una poco costosa, quella di tornare in suolo patrio con tutti i contingenti ed abbandonare queste popolazioni e stati al loro destino.
    L’altra più costosa e estremamente impegnativa, quella di fare l’imperialista conquistatore usando senza risparmio le sue forze armate per poi rimanere, e decidere.

    Non può permettersi più di fare lavori a mezzo servizio come finora, e per di più mentendo sulle vere ragioni dell’impegno americano.
    Spendendo baracche di miliardi senza sfruttare economicamente le zone che conquista.

    O ti ritiri, e sarebbe il meglio, oppure fai il neocolonialista.
    I cinesi in africa , senza l’uso delle armi , lo stanno già facendo.

  5. adriano Rispondi

    13 settembre 2014 at 14:24

    “Il nemico non è l’Islam.”Basta questa affermazione.Certo è difficile dire il contrario anche se è così.Purtroppo questo equivoco durerà fino a quando le stragi saranno limitate a popoli sfortunati e non avranno dimensioni atomiche.Dopo ,forse,qualcuno si accorgerà dell’incopatibilità fra i presupposti di una civiltà che ammette la supremazia di genere fino alla schiavitù o l’impossibilità di dichiararsi infedeli senza perdere la testa .Facciamo finta che il problema non esiste fino a quando non ci riguarda e diventa grande.Sperando che non lo diventi troppo.

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