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Maledetto indeterminato

In nome della certezza ci hanno inchiodati nella precarietà. I sindacalisti hanno irrigidito un mercato che oggi respinge chiunque, specie i giovani, cui ora negano il diritto di desiderare un contratto a tempo ma ben retribuito

lavoroMaledetto indeterminato. In nome della certezza ci hanno inchiodati nella precarietà. In nome del contrattone ci hanno ammanettato allo sfruttamento. Su questo i teologi del neo-marxismo (quelli che esigono più Stato e assistenzialismo), insieme ai sindacati, dovrebbero riflettere. Nulla di più anacronistico, nulla di più lontano dal 2014 di fame e desiderata che chi professa di parlar a nome del «popolo» neppure conosce.

Perché chi scrive è il «popolo», per una manciata di mesi ancora under trenta. E chi scrive, come buona parte di quelli che costituiscono quel serbatoio di carne da mestiere chiamato «giovani», non ha nessuna voglia della firma definitiva. Dell’ingresso nell’azienda della vita. Del pezzo di carta che garantisca lo stipendio e la comodità. Non si sogna quello, spiegatelo alla Camusso. Si sogna di crescere in un mercato sbloccato, di cambiare azienda e imparare e modificarsi. Di potersi reinventare o diventare tra i migliori nella propria professione. Di non essere nello stesso posto due anni dopo. Si sogna sì la certezza, di una retribuzione prima di tutto. Paradossalmente addirittura di una retribuzione qualsiasi. Poi, quando si viene autorizzati a sognare i propri diritti, si sogna persino che quella retribuzione sia degna. E dell’articolo 18 non frega nulla a nessuno e questo è noto. E il problema non è che ti fanno un contratto a tempo determinato, ma che non te ne fanno affatto. Perché se fossero pagati equamente, evviva persino i semestrali a vita, a patto che esiste la flessibilità (la vivacità) generale. È che con queste tasse, con questo costo del lavoro, nessuno può pagarti equamente. Specie negli anni della crisi. Per le imprese è tassazione al 70% e chi è dipendente la busta paga la vede da sé. E tu vuoi banalmente lavorare e lo accetti il nero e lo accetto il Co.Co.Co. che in realtà nasconde il tuo tempo pieno sottopagato. E lo accetti conscio che spesso quell’azienda ti terrebbe, ti pagherebbe, ti farebbe evolvere al suo interno ma fisicamente se assume te chiude. Il problema non è il tipo di contratto ma quello che non permette a quest’ultimo d’esser economicamente dignitoso.

Ai sindacati lo si spiega dunque chiaro: nessuno ambisce all’indeterminato. Ascoltate quei giovani lì, quelli che in anni di battaglie cieche avete condannato al non-futuro, a furia di firme su capolavori di anacronistica rigidità e scioperi. Assumetevi le vostre responsabilità, dimettetevi e prima di farlo ascoltate: la gente vuole essere pagata per il proprio mestiere, avendo più interlocutori possibili. Il resto è roba da Ottocento, finta. Roba che giustifica i vostri stipendi inutili. E non si dia la colpa al capitalismo. Altrimenti America e Inghilterra sarebbero a pezzi, invece lì migriamo per lavorare. A pezzi sta la Spagna, sempre meno di noi.

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di on 24 settembre 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Maledetto indeterminato

  1. Marco Rispondi

    23 settembre 2014 at 08:54

    Ma fateli scioperare questi bei soggetti provocatori che appena l’azienda chiude o se ne va poi questi scioperanti staranno a casa per un bel po’ se non per sempre.Tutti tranne i sindacalisti ovviamente .

  2. Marco Beltrame Rispondi

    23 settembre 2014 at 13:07

    Articolo solo parzialmente condivisibile, detto da uno che non ha mai avuto un contratto fisso ne’ mai lo avra’.
    Anzitutto, l’importante e’ che ci sia un ricambio fluido in modo da permettere di cadere sempre in piedi, o di modificare la propria posizione se si ritiene di poter ottenere qualcosa di meglio. Lasciamo concetti tipo “voler cambiare ogni due anni” alla retorica.
    E soprattutto, niente giustificazione del lavoro in nero. Lo Stato ci opprime con le tasse ed i regolamenti assurdi, ma violare la legge per “nobili” motivi (come giustificato da alcuni miei conoscenti che poi si lamentano di essere sfruttati, pero’….) per me non e’ mai giustificabile.

    “E lo accetti conscio che spesso quell’azienda ti terrebbe, ti pagherebbe, ti farebbe evolvere al suo interno ma fisicamente se assume te chiude.”

    QUesta e’ una bella panzana. Non conosco datori di lavoro “costretti” a far pagare in nero, mentre invece vorrebbero far crescere i dipendenti…Con i contratti a progetto la cosa e’ diversa, invece, ma non sempre (le generalizzazioni sono una brutta bestia)

    Se lo Stato ci mette di suo (e la colpa e’ in gran parte sua), anche talune aziende non sono esenti da colpe: ormai formazione interna non se ne fa piu’, che ci siano i soldi per farlo o meno non e’ la questione. Si costruiscono profili lavorativi richiesti assurdi, completamente slegati dalla realta’ perche’ chi seleziona non ha la minima idea di cosa si debba fare.
    Che i sindacati siano vecchiume e’ roba nota, la questione e’ che per anni i cari “imprenditori” italiani han sempre preferito coccolarseli, e questo e’ il risultato.

  3. Francesco_P Rispondi

    23 settembre 2014 at 13:45

    Non credo di dire nulla di nuovo se ricordo che il famoso articolo 18 non ha mai tutelato nessun lavoratore serio. Invece, sono stati tutelati sindacalisti professionisti, assenteisti cronici, menefreghisti di ogni tipo, persino sabotatori, che, grazie all’attuale statuto dei lavori, hanno acquisito il diritto a vedersi riconosciuto un vitalizio dal datore di lavoro (pubblico o privato) per demeriti maturati sul campo.

    Il lavoro manca e la sinistra agita lo spauracchio di dimissioni arbitrarie e chissà quali ricatti per convincere i lavoratori con contratti a tempo indeterminato che debba essere sostenuta la conservazione dello status quo.

    Altrettanto importante della questione dell’articolo 18 è la formazione professionale dei lavoratori ed il collocamento che oggi non funzionano. Oggi i lavoratori più qualificati sono quelli più soggetti ad una rapida obsolescenza professionale per via delle nuove metodologie e tecnologie. Le imprese hanno bisogno di maggiore qualificazione ed aggiornamento professionale. Il sistema di formazione professionale NON FUNZIONA se non per favore abusi di fondi pubblici e di fondi comunitari da parte dei soliti privilegiati.

    Serve una nuova legislazione che:
    a) favorisca il rapporto fra associazioni industriali e università per la formazione;
    b) defiscalizzi i costi delle imprese per la collaborazione con le università;
    c) defiscalizzi l’assunzione di personale alla fine dei percorsi di riqualificazione;
    d) sostenga i lavoratori nei periodi di formazione.

    Gli attuali ammortizzatori (ti pago per non fare nulla e perdere la tua professionalità) sono funzionali ad una breve sopravvivenza, ma non servono a rendere il personale appetibile per le imprese.

  4. Stefano Rispondi

    23 settembre 2014 at 13:56

    ehhh già…viva l’incertezza e i contratti di 6 mesi, e poi magari stai 1 anno a casa prima di trovare un altro lavoro….ma andate a c..re!!!

  5. Paolo Rispondi

    23 settembre 2014 at 15:56

    Ci vogliono ridurre tutti precari sottopagati, non lo avete ancora capito? Una volta c’era un muro. E c’era la paura che le idee di quelli di là del muro potessero attecchire anche da noi. E allora, i ricchi di quel periodo in qualche modo, per paura di perdere tutto a causa di una piazza alimentata dai “cattivi”, limitavano la propria esosità ridistribuendo perché non solo loro ma anche larga parte della popolazione potesse stare abbastanza bene, permettendo l’esistenza del ceto medio. Poi il muro è caduto e c’è stato il “liberi tutti”. Non ce ne siamo accorti subito ma un pezzetto dopo l’altro abbiamo iniziato a perdere un po’ di scuola pubblica, un po’ di sanità, un po’ di adeguamenti salariali, un po’ di certezze, un po’ di diritti. Come una valanga, la perdita è aumentata mano a mano che si rotolava nel nuovo millennio. Hanno spostato i macchinari senza che vi restassero appiccicati quegli stupidi diritti voluti dagli amici di quelli oltre il muro, hanno importato gente che facesse divani e raccogliesse pomodori senza essere inquinata da stupide idee sui diritti, hanno cominciato a giocare con bolle immobiliari e derivati. Ed ora eccoci qua, in una situazione ove regna un nuovo ordine fatto di pochi signorotti arroccati nei loro castelli e di infiniti servi della gleba intenti a pascolare le capre, buoni solo per essere vessati dagli esattori dello sceriffo di Nottingham. Un nuovo, consolidato, splendido ordine. Medioevale.

  6. Albert Nextein Rispondi

    23 settembre 2014 at 16:44

    Premessa.
    Abolizione dei contratti nazionali.
    Contratti aziendali come normale prassi.
    Facoltatività dell’intervento sindacale nella redazione dei contratti aziendali e alla stipula del singolo contratto di lavoro, sempre su richiesta di una delle due parti contraenti.

    I contratti a tempo determinato devono prevedere un salario maggiore di quelli a tempo indeterminato.
    Non devono avere limiti di rinnovo.
    Non hanno limiti minimi di durata.

    E’ semplice.

  7. luigi bandiera Rispondi

    24 settembre 2014 at 00:23

    Pare che il PALAZZO voglia proprio schiacciare quelli che stanno BASSO.
    Dal detto che il palazzo poggia da sempre verso il basso.

    Ogni tanto la societa’ dei VIP o delle KASTE interviene per far abbassare sti BASSI. Sti gia’ bassi.

    Se avessero davvero dei sindacati, dei PALADINI, sarebbe finita sta storia. Invece no… a tempo di tarantella giu’ ogni tanto un colpetto a sti PEONES mai contenti.

    A me vien in testa la volta della SCALA MOBILE.
    Quante storie e invenzioni per abolirla COL CONSENSO DEI LAVORATORI..!

    Come a dire che un re si fa leggi contro no?

    In quei giorni mi venivano certe voglie che non vi dico. Oggi, che potrei fregarmene, mi sento gli stessi pruriti..!

    E’ mai possibile che gli interessati non siano mai loro i PROTAGONISTI DEL LORO DESTINO..?

    Come dire: chi ha deciso per quelli STRAIPERSUPERPAGATI..?

    Quelli che lavorano in MINIERA..?

    Eh no, kax…

    Pero’ per quelli che lavorano, appunto, in miniera chi e’ chiamato a pensare che trattamento dare loro..?

    Ma quelli che di lavoro non sanno nemmeno che ODORE HA..!

    Si obbietterà che tutti vanno a votare per cui l’elezione del proprio PALADINO (kampa kavallo del west) e’ assicurato.

    E va ben, cosa volete si sa che il popolo NON e’ mai stato sovrano (se no non avrebbe leggi contro) ma dire che i lavoratori hanno i legittimi PALADINI, piu’ evidente di cosi’ nei giorni nostri non e’ possibile, direi che e’ da molto distratti. O CORREI al tenrli sempre SOTTO..?

    Va ben, io grido: rivoglio la scala mobile..! E voi lo gridate assieme a me oppure vi da fastidio il mio gridare..?

    Non ai diritti acquisiti, ma al diritto che hanno tutti gli altri specie gli appartenenti alle KASTE..!

    Salam

  8. Marco Rispondi

    25 settembre 2014 at 10:36

    Brava Dato! Anni luce dall’equivoco di ieri che aveva intravisto in una routinaria e distratta ciancia cardinalizia una dichiarazione di principi liberali. Il cancro dell’ordinaria burocrazia sindacale sarà duro a morire, ma ce la faremo. Viva il libero mercato del lavoro!

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