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MAGGIE, SCUSALI

La polemica tra Renzi e la Camusso sarebbe quasi una buona notizia, se non fosse che i due si sono permessi di scomodare lo spirito della Thatcher. Una che ha spazzato via sindacati trotzkisti e rendite parassitarie, e reso ricco il Regno Unito. Cose che voi umani...

Renzi vs CamussoDevo confessare francamente l’unica cosa che del Matteo nazionale non mi dispiace (si badi bene, la sola ed irripetibile): l’ex giovane democristiano di Rignano se ne strasbatte dei sindacati e in particolare della signora Camusso. Attento ad ogni sospiro che si leva nel suo partito, ben conscio del fatto che, avendo Alfano nel taschino, il rapporto con Berlusconi risulta cruciale per la sua vita politica, Renzi ha deciso di liberarsi dall’unica cambiale che non ha proprio mai firmato: quella con i sindacati. Per arrivare dove è, in effetti, ha dovuto accettare tali e tanti compromessi che se vi fosse in soprammercato anche l’ipoteca sindacalista, l’immobilismo brezneviano, che già quasi impallidisce al confronto di quello suo governo, sarebbe definitivamente superato. Renzi non combinerà un bel nulla, quando la sua parabola si concluderà gli italiani saranno solo molto più poveri, enormemente più tartassati e sommamente infelici, ma la presa dei sindacati sulla società nel suo complesso sarà forse ridimensionata. Magra consolazione, certo, ma un gruppuscolo potente di facinorosi distruttori di ricchezza potrebbe al fine cadere nel più assurdo dei ricordi.

La polemica di ieri fra il premier e la Camusso, una persona che incarna con determinazione e fierezza tutto il grigiore di un mondo che fu e che trasparentemente mostra in ogni suo gesto o parola la propria incomprensione delle dinamiche del lavoro, sarebbe quasi un episodio edificante. Dico sarebbe, se i duellanti non avessero immediatamente deciso di evocare il sacro spirito di Maggie, una donna che definii “una statalista non pericolosa”, ma che, di fronte a questi personaggi da due soldi sarei tentato di rivalutare del tutto. Susanna Camusso ha affermato che le riforme (ma quali?) del premier hanno come modello la Thatcher. Al che Renzi ha risposto che difenderà “i diritti di chi non ha diritti in modo concreto e serio”, noncurante delle ideologie. Ma, ha tenuto a precisare, “non vogliamo il mercato del lavoro di Margareth Thatcher”. Insomma, la barzelletta di Renzi come Thatcher viene raccontata diuturnamente, solo che ha smesso di far ridere. Renzi, mi si perdoni la volgarità, non ha le palle della Thatcher, la quale ha preso in mano un partito in declino, lo ha portato alla guida di un Paese in declino e ha cambiato il corso della storia. Come minimo ha garantito alla sua generazione e a quella successiva un piccolo e salutare bagno in un mercato relativamente libero. Quel buon 20% di PIL pro-capite in più che ha il Regno Unito rispetto all’Italia, per tacere del ben più sostanzioso differenziale in termini di libertà economica e politica, sono anche opera della infaticabile Iron Lady.

I sindacati italiani di oggi non sono diversi da quelli trotzkisti combattuti e spazzati via da Maggie in una battaglia che ha segnato il punto più importante della modernizzazione inglese: quella contro le rendite parassitarie garantite da un gruppo di potere a scapito di tutti. Nessuno è in grado in Italia di iniziare una lotta senza quartiere contro le sacche di parassitismo esistenti perché queste si nutrono di potentissime ideologie propagate non solo dai sindacati e che non di rado fan breccia nel cuore della popolazione. Valga l’esempio dell’articolo 18 – quello che di fatto rende il datore di lavoro impossibilitato a liberarsi di un suo dipendente – che per la Camusso rappresenta “la libertà dei lavoratori”. Anche i fascisti cantavano “nel fascismo è la salvezza della nostra libertà”, ma libertà è una parola seria che non può essere usata per mascherare finalità che nulla hanno a che vedere con l’emancipazione umana. La libertà o è di tutti e due i soggetti di un contratto o semplicemente non è.

La giurisprudenza, mi ricorda un amico, Enrico Babini, non considera giusta causa di licenziamento praticamente nulla. Dall’assenteista a chi gioca col pc invece di lavorare, dal ladro che ruba negli armadietti dei colleghi fino alla nurse che rapisce i bambini a scopo di estorsione (non scherzo), la giusta causa semplicemente non esiste. Un mio amico ha dovuto dare centomila euro ad un cameriere del suo albergo purché firmasse la lettera di licenziamento: era stato riconosciuto colpevole di furto nelle stanze dei clienti dell’albergo da un magistrato della repubblica, ma un giudice del lavoro lo aveva comunque reintegrato. Parafrasando Gianfranco Miglio e la sua nota definizione del diritto di secessione, la libertà nel campo del lavoro è quella di “lavorare per chi si vuole e per chi ci vuole”. Come è totalmente assurdo e da schiavi anche solo immaginare una persona obbligata, seppur dietro giusto compenso, a lavorare per chiunque, allo stesso modo è folle credere che non sia vero il contrario. La questione è molto più importante e profonda di quella solitamente sottesa all’argomentazione fondata sull’elasticità, ossia l’ovvia osservazione che in una società nella quale non si può licenziare ben difficilmente si assume.

La libertà del lavoro passa attraverso la fine di una tutela, pelosa e di Stato, della presunta “parte debole del contratto”. In un contratto non esistono contraenti deboli, ma solo parti e la legge deve limitarsi a stabilire che non sia stato violato in alcun modo il diritto di disporre liberamente e interamente del proprio corpo e dei propri beni. Insomma, la libertà o è di tutti o non è. Inutile segnalare come siamo messi in questo bizzarro Paese nel campo della libertà: puro non essere.

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di on 22 settembre 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

9 commenti a MAGGIE, SCUSALI

  1. ultima spiaggia Rispondi

    20 settembre 2014 at 16:50

    “Renzi non combinerà un bel nulla, quando la sua parabola si concluderà gli italiani saranno solo molto più poveri, enormemente più tartassati e sommamente infelici…”

    Su questo possiamo scommetterci. Anche se in fondo al tunnel qualcuno vede uno spiraglio di luce.
    Saranno lucciole?
    No, sono puttane!
    La rivista “Annales of Improbable Research” ha assegnato il “Premio Ig Nobel 2014” all’ISTAT per essersi orgogliosamente assunta il compito di gonfiare il Pil includendo i ricavi da prostituzione, vendita di droghe illegali, contrabbando e tutte le altre operazioni finanziarie illecite.
    Insomma, il vero motore dell’economia nazionale, secondo gli ultimi studi di settore, non sarebbero le public relations con la Cina per esportare caciotte confezionate con atavica saggezza, ma la prostituzione, lo spaccio di droga, il contrabbando. Massimo profitto economico, nessuna spesa di cancelleria e, soprattutto, niente scioperi.
    Potrebbe sembrare una barzelletta, invece è la realtà.

  2. Francesco_P Rispondi

    20 settembre 2014 at 19:20

    Il Regno Unito nel 1979 era conciato male, ma non così male come l’Italia del 2014. Vai a parla male della Tatcher ai sudditi di sua Maestà, visto che oggi la loro nazione è una delle più attive e competitive del mondo e crea occupazione. Per rivoluzionare la sua nazione, la signora Margaret dovette sconfiggere i sindacati ideologici e corporativi. Per questo è odiata dagli esponenti del sindacalismo italico che difende l’immobilismo ed i privilegi corporativi a costo di creare milioni e milioni di disoccupati ed emarginati.
    Purtroppo Renzi non assomiglia per niente alla Tatcher. Non vuole rivoluzionare l’Italia, ma semplicemente cambiare quel tanto che basta a tirare avanti ancora un po’. Insomma, è solo un gattopardo un po’ sovrappeso.
    Solo l’idea di cambiare le cose un pochino per sopravvivere più a lungo scatena le ire dei sindacati che difendono i privilegi delle corporazioni di coloro che sanno solo intralciare le imprese ed i cittadini.

  3. lino Rispondi

    20 settembre 2014 at 19:40

    L’incidenza del Prof. Bassani è orgastica. Fotografa i fatti per come sono e ce li mostra, se uno sa capire, come sono. I sindacati faranno una guerra spietata perché i privilegi maggiori li hanno proprio loro i sindacalisti ,vedi additivazione alla pensione. Non rappresentano nessuno se non loro stessi e pensionati….forse un po’ di statali. Magari Maggie si sta facendo una risata,se lo merita.

  4. Albert Nextein Rispondi

    21 settembre 2014 at 09:34

    Destinazione default.

  5. cenzino Rispondi

    21 settembre 2014 at 10:00

    sono le solite scaramucce da impero dell’inciucio.
    nulla di nuovo.
    la camusso s’avvicina al parlamento dei nominati.

  6. step Rispondi

    21 settembre 2014 at 14:08

    Condivido tutto dell’articolo. Mi piace il riferimento a Miglio, oltre a quello relativo alla Thatcher. Io dividerei la problematica in due questioni, una culturale e una concreta. Da un punto di vista culturale sono stati fatti passi da gigante rispetto al passato italiano, una certa mentalità liberale ha fatto breccia, e le partite IVA non sono più viste con diffidenza: almeno a livello di mentalità comune ci si è resi conto che sono queste ad essere in difficoltà e sono queste il motore portante della società italiana (anche se la sinistra vorrebbe un popolo di dipendenti, che ovviamente poi vota per loro). Renzi stesso ha detto che oggi chi fa l’imprenditore è un eroe.

    Da un punto di vista concreto però, al di là delle parole, Renzi per ora ha fatto soltanto cose di sinistra (si pensi alla redistribuzione degli 80 euro, alle assunzioni nelle scuole o ai paventati 1000 euro per i cosiddetti “precari”). Non vorrei ci fosse un piano prestabilito del PD per prendere voti liberali e poi fare cose di sinistra… La questione dirimente sarà quella dell’articolo 18: se Renzi non abolirà l’articolo 18 allora vorrà dire che è stato tutto un bluff del PD per accaparrarsi ancora più potere, con la complicità di Forza Italia.

    • Ernesto Rispondi

      21 settembre 2014 at 22:11

      “Non vorrei ci fosse un piano prestabilito del PD per prendere voti liberali e poi fare cose di sinistra” C’è con sicurezza! E’ il solito gioco bad cop-good cop. Il poliziotto buono è sempre Renzi, mentre nel ruolo di poliziotto cattivo si alternano i maggiorenti dell’ortodossia marxista-leninista che davvero comandano il Partito. L’elettorato beota e beone del settentrione, i sedicenti imprenditori (spesso veneti) di Confindustria, gli sciocchi iscritti a Confcommercio e Confartigianato votano in massa per il poliziotto buono che, dopo un po’ di spettacolo a favor di telecamera, li tartassa per quello che sono: idioti.

  7. cristiano Rispondi

    21 settembre 2014 at 21:34

    chi tocca i sindacati….muore!!!SE,dico se il matteo fiorentino avrà il coraggio di disarticolare i sindacati e,di conseguenza le P.A. l’italietta del privilegio sarà minata dal suo interno e,forse, qualcosa cambierà…ma ho il presentimento che anche questo sarà fatto all’italiana,e gran poco cambierà.

  8. franz Rispondi

    23 settembre 2014 at 14:51

    quando arrivera’ il default andro’ lesto a comprarmi una magnum di Crystal … si potra’ pensare dopo l’eliminazione dei parassiti a ricominciare da capo e potro’ pensare di tornare in questo che al momento e’ un paese di ladri (parlo di statali,pensionati,politici,sindacalisti,lavoratori privati di grandi aziende)

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