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L’unica spesa buona? Quella per esercito e sicurezza

Spendere meno, spendere meglio. È questo l’unico slogan che riusciamo a trovare per descrivere cosa bisognerebbePolizia fare col bilancio dello Stato italiano.

Diamo pensioni d’oro a gente che non ha versato nemmeno un terzo di quello che sta ricevendo; baby pensionati che stanno a casa da quando avevano cinquant’anni a prendersi centinaia se non migliaia di euro al mese e ad arrotondare con un altro lavoro, rigorosamente in nero. Abbiamo tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici che ci costano il 20% del bilancio statale, che intasano gli uffici pubblici e che quando li cerchi (non perché hai bisogno, ma perché ti costringono ad ottenere carte bollate per qualsiasi cosa) sono sempre in pausa caffè.

E poi ci sono loro, poliziotti e carabinieri. Persone più o meno preparate, più o meno diligenti e intelligenti (come tutto il resto dell’umanità) che però svolgono una funzione fondamentale: difendere le nostre città dai criminali, garantendo, di fatto, il nostro diritto inalienabile alla vita, alla libertà e alla proprietà, l’unico dettato degno di essere considerato in ogni costituzione liberali che si rispetti (come quella svizzera o americana). Il tutto a un costo molto basso: 16 miliardi di euro contro i 110 della sanità, i 170 del pubblico impiego e gli oltre 300 della previdenza sociale. Parliamo di meno di 270 euro per ogni cittadino contro i 1.800 della sanità, i 2.800 del pubblico impiego e i 5mila delle pensioni.

Eppure il governo Renzi, come molti di quelli che l’hanno preceduto, che fa? Va a tagliare, di nuovo, sulle forze di polizia che – sentendosi attaccate – minacciano lo sciopero generale. Noi che diciamo a gran voce che il posto di lavoro statale è privilegiato rispetto a quello privato e al lavoro autonomo, un po’ li capiamo. Come si può mettere sullo stesso piano chi rischia la vita in strada e chi sta, comodo, dietro a una scrivania per 36 ore a settimana? Non lo sono sullo stesso piano.

Quindi, nell’ambito dei tagli pur doverosi, è importante salvaguardare, specie in un periodo come questo in cui la criminalità è forte come non mai, la nostra sicurezza. Stesso ragionamento per quanto riguarda la difesa.

spesa renzi giustaQuante volte abbiamo sentito dire: a cosa servono i militari? Una domanda legittima in periodo di pace, che diventa però superflua e ridicola quando i venti di guerra soffiano, come accade oggi con un islam radicale sempre più forte che bussa alla nostre porte. Anche la difesa costa pochino: 13,5 miliardi di euro (tolto il costo dei carabinieri che svolgono funzioni di sicurezza), 225 euro a cittadino. Bazzecole rispetto agli Stati Uniti che, per il 2015, spenderanno circa 583 miliardi di euro per la difesa e almeno altrettanti per la sicurezza, pur mantenendo la spesa pubblica federale attorno al 22% (da noi quella statale si aggira sul 35%). E che, difatti, ci hanno incitati a seguire il loro percorso.

Forse dovremmo iniziare a imparare da loro: distribuire meno soldi in sprechi e assistenzialismo e dedicarne di più per garantirci un po’ più di sicurezza. Quella che – come dimostra l’Index of Economic Freedom – avvantaggia senza ombra di dubbio anche la libera impresa.

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di on 5 settembre 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a L’unica spesa buona? Quella per esercito e sicurezza

  1. Sergio Andreani Rispondi

    6 settembre 2014 at 15:19

    Aumentare gli stanziamenti per la Polizia senza prima bloccare i flussi di clandestini è come cambiarsi le mutande senza prima essersi lavati il c…

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