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Lezione di libertà

Il popolo scozzese sceglie di rimanere nel Regno Unito. Ma l'Europa da oggi non è più la stessa: la Gran Bretagna ci ha mostrato che un vero Paese democratico mette al voto anche la sua stessa esistenza. Come negare ora questo diritto alla Catalogna? O al Veneto?

ref2Alla fine, come era prevedibile, le urne scozzesi hanno confermato quello che da tempo i sondaggi andavano dicendo, benché una settimana prima del voto si fosse per la prima volta registrata un’inversione di tendenza. Alla fine, la popolazione della Scozia ha preferito il Regno Unito alla prospettiva di una piena indipendenza.

Certamente a questo risultato si è arrivati dopo che il potere centrale, intimorito dall’incertezza del voto, ha promesso a Edimburgo un numero impressionante di nuovi poteri: e presto da Edimburgo chiederanno che alle parole seguano i fatti. Nonostante il prevalere dei “no”, la Scozia che esce dalle urne è quindi oggi molto più autonoma di quanto non fosse in precedenza, e questo pacchetto di ulteriori libertà locali (soprattutto in materia di fisco) può innescare ulteriori rivendicazioni da parte del Galles, dell’Irlanda del Nord e perfino della stessa Inghilterra, che al momento attuale è priva di organi di autogoverno. Il Regno Unito non sarà più quello di prima, ma è l’Europa nel suo insieme che cambia in maniera significativa. Con questo appuntamento elettorale il mondo anglosassone ha dato al Vecchio Continente una lezione significativa, in qualche modo “sdoganando” l’idea d’indipendenza. Nelle scorse ore faceva un certo effetto constatare che perfino nei talk-show televisivi italiani vi erano politici o giornalisti che si proclamavano apertamente indipendentisti: a proposito della Scozia, senza dubbio, ma pensando anche alla Catalogna e pure ad altre realtà. Quando un principio viene affermato e riconosciuto in un caso specifico, poi è normale che si immaginino altre declinazioni. E ora – ad esempio – il premier Matteo Renzi dovrà spiegare perché il suo collega David Cameron abbia accettato senza difficoltà la richiesta scozzese di un referendum, mentre egli di recente ha impugnato due leggi regionali venete che andavano nella medesima direzione: chiedendo alla Consulta di negare ai veneti la libertà di votare. È positivo che il nostro primo ministro si sia messo a studiare un poco d’inglese, ma sarebbe ancora meglio se egli cercasse di capire quale è il senso più autentico delle società maggiormente aperte al dialogo e al confronto.

Perché questo è il punto: dai “no” scozzesi viene comunque una lezione importante, quella di un ordinamento politico che volendosi democratico non rigetta l’ipotesi di sottoporre alla prova del voto la sua stessa esistenza. Ciò che oggi rivendiano i catalani desiderosi di staccarsi da Madrid e molte altre realtà europee animate da sentimenti analoghi. Oltre a ciò, questo voto ci dice quanto le ragioni economiche pesino nell’orientare una simile scelta elettorale. Da tempo, tutti i sondaggi danno maggioritaria la scelta indipendentista in realtà come la Catalogna o il Veneto, dove il residuo fiscale è positivo e in sostanza la popolazione locale dà al potere centrale più di quanto non riceva. Più che la storia, l’identità o la lingua (che pure sono cose importanti), a pesare è insomma lo sfruttamento territoriale. Per questo motivo, è lecito aspettarsi che nel quadro italiano i maggiori sommovimenti vengano dal Veneto e anche dalla Lombardia. È qui che Roma prende senza dare, è qui che la redistribuzione agisce in maniera particolarmente penalizzante. Quando una realtà come quella scozzese si trova a ricevere più di quanto non dia, anche se nel medio e lungo termine l’autogoverno è in grado di produrre notevoli effetti di natura economica, è normale che il voto si orienti maggioritariamente verso lo status quo. Da noi è ben nota la situazione del Tirolo meridionale, che è abitato da una popolazione del tutto particolare ma i cui leader politici non hanno mai pensato, negli scorsi anni, a chiedere un referendum di taglio “scozzese”.

Il fatto che a pesare maggiormente sia il tasso di sfruttamento territoriale ci dice due cose. La prima è che la vicenda della Catalogna è molto più importante di quella Scozia: una vittoria degli “yes” sarebbe stata dirompente, ma il braccio di ferro tra Barcellona e Madrid è ben più decisivo per le sorti dello Stato nazionale europeo. La seconda è che la separazione non si ha sulla base di tematiche che in qualche modo possano essere ricondotte a logiche anche solo latamente razziste. No. Le disgregazioni avranno luogo perché – ad esempio – i figli degli emigrati pugliesi che sono nati a Milano non vogliono perdere ogni anno migliaia e migliaia di euro. Trovano che sia ingiusto, trovano che sia contro il loro interesse. Lo Stato nazionale, insomma, verrà messo da parte non da altri Stati nazionali più piccoli, ma sulla base di rivendicazioni economiche più che legittime, le quali poggiano essenzialmente su ragioni di giustizia. Lo Stato nazionale morirà ucciso da pugnali liberali, insomma. È questa è una buona cosa.

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di on 19 settembre 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

23 commenti a Lezione di libertà

  1. Ernesto Rispondi

    19 settembre 2014 at 13:30

    “i figli degli emigrati pugliesi che sono nati a Milano non vogliono perdere ogni anno migliaia e migliaia di euro” Voi sognate, e non guardate in faccia alla realtà. I figli degli emigranti pugliesi sono gli stessi che, su ordine di un furbo comunista pugliese mai emigrato di nome Nicola, hanno trascinato Milano nel fango facendo eleggere Pisapia sindaco. Pisapia, ricordiamolo, figlio di napoletani, il primo sindaco di Milano che odia la città nella quale vive. Di fronte all’eventualità di una scelta fra Italia e indipendenza, tutti i meridionali di Milano, in blocco, sventolerebbero il tricolore ottemperando agli ordini della loro mafia locale. Siete ciechi, perché è già successo. Alle ultime comunali, a Gallarate e a Rho la Lega ha vinto al primo turno contro FI e PD. Ma poi, i meridionali che avevano votato FI al primo turno hanno fatto eleggere il sindaco PD, andate a guardarvi i risultati. Stefano Galli, invitato al Rotary di Rho a parlare di autonomia fiscale, è stato contestato da un gruppuscolo di “imprenditori” meridionali presenti in sala. Milano è una città persa alla causa indipendentista, per questa ragione. E, francamente, sono molto deluso dalla mancanza di lucidità che dimostrate nell’analisi politica. Siamo molto, molto indietro se non ci rendiamo conto che i meridionali (di prima, seconda, terza generazione non importa) sono e sempre saranno una spina nel fianco alla causa indipendentista. E ciò non è avvenuto a caso; fra le finalità politica che hanno sostenuto negli anni ’60 e ’70 la volontà di spingere quanti più meridionali possibili al nord c’era, con lungimiranza, la certezza che prima o poi il nord si sarebbe ribellato a Roma. E quindi, occorreva rendere i settentrionali minoranza a casa loro. Mi spiace, ma fino a che non ci si rende conto di questo, e non si comprende che il nemico politico ragiona con mafiosa strategia lungimirante, questi articoli restano vuoti esercizi di retorica, del tutto fuori fuoco. La Lega Nord aveva senso quando aveva compreso che solo l’antimeridionalismo può far rinascere il settentrione; non è un caso che oggi, che si è convertita a una xenofobia pagliaccia e, in fondo, italianista, non faccia più paura a nessuno, mentre allora ne faceva molta. Basta ragionare e guardare la realtà e la storia, che ci racconta di serbi che cominciarono a sparare sui vicini di casa in Bosnia e Croazia; serbi di seconda e terza generazione! Basta ragionare per capire che l’indipendenza passa attraverso un giusto (perché è autodifesa) antimeridionalismo; l’occupazione del nord passa attraverso l’occupazione di meridonali di tutti i posti statali, della magistratura, dell’Agenzia delle Entrate. In Veneto alcuni l’hanno capito, nonostante il tradimento della Lega coi suoi avvocati, consulenti e impiegati meridionali (la cui presenza guarda caso ha coinciso con l’inizio delle inchieste…); in Lombardia si brancola nel buio.

    • Liutprando Rispondi

      19 settembre 2014 at 16:15

      Concordo in pieno

  2. Ernesto Rispondi

    19 settembre 2014 at 13:59

    O, e in risposta alla domanda del titolo, è fresca una bella dichiarazione di Umberto Ambrosoli: “Poiché la Scozia ha votato No, fermiamo il referendum in progetto per la Lombardia”. Testuale. Il “pensare comunista” è fatto di acrobazie logiche piegate alla schifosa ideologia che si professa. Ho pena per la memoria del padre, che costui infanga ogni qual volta apre bocca.

    • giuliano42 Rispondi

      19 settembre 2014 at 21:51

      il caramellaio è il meglio piddino che hanno a milano che pretendi da un genio simile,dall sua intelligenza poteva uscire solo una risposta cosi e chissà che sforzo intellettuale che ha fatto!poveri noi con questi comunisti di …..

  3. Mauro Rispondi

    19 settembre 2014 at 15:58

    Ottimo pezzo del Prof. Lottieri che ci aiuta a riflettere.Abbiamo due Italie distinte anche grazie ad una falsa unità mai realizzata.Il nord cui vengono destinate somme ingenti per opere,bonifiche ed altro ed un sud che ad oggi non ha neppure i treni e nessuna possibilità se non quella di essere stato il parco buoi delle aziende del nord.Oggi lo siamo tutti dei cinesi.E non ce la prendiamo se oggi la burocrazia ,nemico primo del paese e delle aziende,e ‘formata da meridionali,al tempo non avevano scelta ed al nord di laureati o aventi titoli se ne vedevano ben pochi.Credo che nessun meridionale, anche di prima generazione, abbia a buon cuore che lo Stato gli tolga così tanto da rendergli impossibile la vita per donarlo a strutture parassitarie.No un riequilibrio va gestito e se questo dovesse passare per un referendum ,che vedo ben difficile,lo si faccia.

    • Ernesto Rispondi

      19 settembre 2014 at 16:22

      “ed al nord di laureati o aventi titoli se ne vedevano ben pochi” Basta questa menzogna a dare conto del livello del discutere meridionale; di fatto, quello che lei scrive è una sequela di insulti. L’assunzione di soli meridionali nei posti pubblici è frutto, come sanno anche i sassi, della consuetudine dei concorsi truccati, svolti con conventio ad excludendum verso i settentrionali. Le statistiche affermano chiaramente che il numero dei laureati settentrionali era più che doppio di quelli meridionali, proprio negli anni ’60 e ’70 quando cominciò lo scandalo sopra descritto. Peraltro, come oggi anche allora molte lauree dei meridionali erano false e mai verificate, oppure comprate. E’ appena accaduto un nuovo scandalo, quello degli insegnanti meridionali con esami e titoli falsi che hanno scavalcato in graduatoria i residenti; ma la propaganda meridionale non si ferma davanti a nulla, si sa. Ridicola al limite dell’affronto poi la parte nella quale si afferma che AL NORD sarebbero andate somme ingenti per opere pubbliche, quando è noto che migliaia di miliardi di lire, e poi decine di miliardi di euro sono stati riversati nel pozzo senza fondo del meridione, mentre il nord ha dovuto arrangiarsi con fondi privati. Raccontare favole neoborboniche non cambierà di una virgola la situazione, ma la dice lunga su quanto riportavo nel mio primo intervento: l’arroganza meridionale non ha fine, a ha un senso. Interventi come questo servono a gettare la consueta cortina di fumo su una verità che sta emergendo con forza. Non è vero infatti quello che da sempre i propagandisti meridionali “moderati” affermano, ossia che il denaro distribuito a pioggia nel sud sia drenato da fantomatiche “strutture politiche”. E’ vero invece che la stragrande maggioranza dei cittadini del sud vive attraverso assunzioni da concorsi truccati, sussidi, evasione fiscale, sottrazioni di risorse ALLE SPALLE dei cittadini del nord. E questa verità non deve emergere, e quindi nuova propaganda e nuovi insulti, come questo intervento, appena dissimulati sotto il velo dell’analisi. Ma ormai, non c’è propaganda che tenga: il velo è caduto, e la disonestà intellettuale non fa altro che aumentare la rabbia di chi è rapinato.

    • Il nordista Rispondi

      19 settembre 2014 at 17:14

      Gentile signor Mauro, il mio nick potrebbe giustificare il mio scritto che potrebbe sembrarle di parte ma i dati che riporto sono ripresi da Wikipedia che lei può facilmente consultare. Forse lei non era ancora nato o forse non ricorda ma la informo che la “Cassa del Mezzogiorno”, istituita nell’immediato dopoguerra, per la bellezza di ben 42 anni (fino al 1992) ha distribuito risorse al Sud per un totale di ben 279.763 miliardi di lire, pari a circa 140 miliardi di euro. La cifra, già imponente di per sè, se parametrata al valore del denaro delle varie epoche, diventa pressoché mostruosa. Come questa cifra sia stata utilizzata dagli amministratori locali, lascio a lei immaginare, visti i modestissimi risultati, ma che ora si dica (come ha fatto il giornalista del “Mattino”, iersera a Matrix), che il sud ha mantenuto il nord, e che continua tuttora a farlo, ce ne passa. Senza rancore.

      • peter46 Rispondi

        19 settembre 2014 at 21:13

        Caro,Nordista…ma tu nell’elenco ‘scolastico’di Ernesto rientri o non rientri.Sei andato a scuola?Sei laureato?Hai frequentato la scuola dei ‘marciapiedi’,almeno?Quella che insegna non a contare con le dita ma con l’intelligenza che tu dimostri di non avere?
        Certo che la Cassa del Mezzogiorno (magari avresti prima di nominarla chiederti come mai ‘cassa straordinaria’,nel mentre tu e i tuoi ‘beccavate’ l’ordinario’,ma non deviamo dal tracciato)ha “sperperato” nei 42 anni(abbonàti lo stesso)l’equivalente di 140 miliardi di euro…in 42 anni(riesci ad arrivare a comprendere quanti miliardi nel frattempo ha incassato e speso lo stato italiano?)Sai in percentuale quanto rappresentano quei 140 miliardi rispetto al pil dell’equivalente periodo?Tieniti forte:lo 0,8% del pil di tutti i 42 anni di ‘applicazione’ dello ‘Straordinario’rappresentato dalla Cassa del Mezzogiorno.Ed a detta non della wiki,ma di tutti gli economisti del nord,del centro e del sud(anzi qualcuno del nord dice solamente lo 0,6%).Indovina,indovinello…per stasera prima di addormentarti.
        Dove ‘cazzo’ è finito il restante 99,2%
        (novantanovevirgoladuepercento) del pil dei 42 anni?
        Torna quando vuoi,dopo,tanto lo sai che siamo sempre …quà.

        NB:per un pò di ‘sana polemica’,malgrado a te non te ne può fregare di meno,in quella cifra inserisci e ‘domandati’,come si racconta in tante ‘pubblicazioni’,cosa centrano i 350 miliardi di lire dati dall’Isveimer(istituto per lo sviluppo economico dell’Italia meridionale spa,per essere precisi ‘banca della cassa del mezzogiorno)a Berlusconi—nord di nascita,nord di professione,nord da imprenditore,nord di politico,nord di pres.del consiglio e da sempre alleato di una ‘esclusiva forza del nord(la lega)—:a sud dicono che stanno ancora aspettando la ‘diramazione’ di Milano3.

        • peter46 Rispondi

          19 settembre 2014 at 22:10

          Cavolo…Nordista,mi sembrava che l’avevi ‘sparata’e sono andato a controllare dato che a me risultava che fosse ‘durata'(la Cassa)per circa trent’anni…non sai neanche leggerla la Wiki…dal ’50 all’84,quanti c…. di anni sono?Che tabellina usi?…dovrei ricordarti qualcosa in termine ‘scolastico’,ma per simpatia non te lo ricordo:tu non andarci però a…ripetizione.
          NB:quando vuoi sapere cosa hanno ‘portato’,ingiù ,con tutto quel danaro…fammi un fischio…sempre dopo il ‘pensierino della notte’,però.

          • Il nordista

            20 settembre 2014 at 00:55

            Arrogantino il signor Peter. Le rispondo solo per educazione. I 42 anni di finanziamenti comprendono sia la Cassa del Mezzogiorno (1950-1984) che i fondi Agensud (1986-1992). E’ vero che i fondi straordinari investiti al sud, rappresentano lo 0,5% del PIL contro il 35% investito al nord ma è fisiologico che ad attrarre maggiori finanziamenti siano le aree più produttive del paese. Il PIL non è un gentile regalo che cade dal cielo ma è il frutto di un’economia che DEVE funzionare. Intanto aspettiamo che sia terminata la Salerno-RC. (cinquant’anni di sprechi).

          • peter46

            20 settembre 2014 at 10:16

            E ripensando alla tua ‘laurea’ in ……..,e conoscendo il ‘pollo’ te lo ricordo io dato che la ‘riflessione’ e la ‘logica’ è un difetto congenito del tuo essere –nordista–.Quei 140 miliardi hanno generato ‘opere’ ed ‘occupazione’ a sud,certamente,ma,tolta la remunerazione della forza lavoro,…sicuramente, ‘materialmente’,chi ci ha guadagnato(e incassato)è stato il nord,come da ‘logica'(ti concedo,però che fra gli operai di quei ‘capannoni’ ci sono stati anche ‘mezzogiorni’)e come sempre successo e ‘qualora’ dovesse ‘ancora’…risuccederà):forse l’occorrente per ‘infrastrutturare’ il poco ‘infrastrutturato’ sarà stato ‘fabbricato’ a nord se i ‘capannoni’ erano solo a nord ed la ‘Cina era ancora lontana’,o no?E forse il ‘fabbricato’,normalmente si dice che sia,come costo,molto in più della forza lavoro,quindi ‘infrastrutturati’ ma ‘gabbati’,o no?O per meglio dire…come sempre a guadagnarci,di riffa o di raffa come dice il proverbio,è in maggioranza il nord anche quando viene fatta qualcosa a sud….Cambia…la sezione di partito che frequenti o i ‘maestri’.Ci siamo stancati di ‘ripetere’,comunque,questi concetti…teste dure i ‘mezzogiorni’,vero?

          • alberto

            20 settembre 2014 at 10:35

            Cari i miei meridionale,ma se non avete fatto altro che lavorare e sacrificarvi per mantenere il Nord, che vi ha sfruttato per un secolo intero, cosa spettate a fare una bella secessione dal nord? Sarebbe la panacea per tutti i vostri mali o no? Organizzate un bel referendum e sarete sicuri di avere il mio ( e della mia famiglia, e dei miei amici, e dei miei compaesani, e……) SI per la vostra indipendenza dal Nord Italia.

          • Il nordista

            20 settembre 2014 at 14:41

            I suoi consigli se li tenga pure per lei. Le ricordo che i grandi poli industriali, generano automaticamente una serie di piccole aziende a supporto di queste realtà. Soprattutto per fattori economici. E’ molto meno costoso acquisire manufatti e servizi in loco che non farli arrivare da lontano. Elementare o no? Quindi non posso pensare che il sud non abbia tratto giovamento da questa logica. Lei forse non se ne è accorto perchè la logica è quella del lavoro invisibile ? Nero ? Dove pare che eccelliate particolarmente tanto da essere considerato attualmente parte integrante del Pil nazionale. Ultima annotazione. Avete sfruttato talmente bene i fondi UE che recentemente è stato deciso di requisirveli prima che ritornassero all’erogante (UE). Questa è incapacità congenita. Se ne faccia una ragione. Chiudo e non desidero più proseguire con lei visto che persevera continuamente nella sua arroganza.

          • Lisa

            20 settembre 2014 at 20:56

            Fate venire il voltastomaco, sia i meridionalisti che i nordisti. Siete persone incapaci di autocritica e presuntuosi. Belle veramente le guerre fratricide, non c’è che dire.
            Innanzitutto, quando si parla di Cassa Del Mezzogiorno, bisognerebbe chiedersi come mai fu creata e, pertanto, tornare ancora più indietro nella storia. Possibilmente al Risorgimento e alle scelte sbagliate dei politici che si erano battuti per l’unità del paese. Per la precisione, quasi tutti del nord. Il Meridione, liberato dai Borboni, si trovava svantaggiato rispetto al Nord, in quanto la società era ancora di tipo feudale, mentre nel Nord si viveva già in era industrializzata.
            Politici lungimiranti avrebbero dovuto fare uno sforzo per la modernizzazione del Meridione sin dal primo momento, sempre che gli ideali di Nazione fossero stati sani, ma così non fu e si preferì trasformarlo in granaio d’Italia. Ciò favorì il brigantaggio e, successivamente, la nascita della Mafia, anche perché nel Meridione non v’era la presenza dello Stato.
            Non voglio certo giustificare il Meridione, come dicevo sia nordisti che meridionalisti sono persone che non meriterebbero neanche un dialogo.
            Il Meridione ebbe una ripresa durante il fascismo, questo è innegabile e, ancora oggi, le uniche vere infrastrutture ancora presenti sul territorio sono quelle donate dal Duce.
            Dopo la guerra, però, che il paese era in condizioni disastrose dal Nord al Sud, il Meridione non fece un granché per emanciparsi. E’ vero che la Mafia ormai aveva annichilito l’intera popolazione, sempre per mancanza dello Stato, ma ciò non giustifica l’assenza totale di orgoglio per risollevarsi dalla condizione di subalternità.
            Invece si creò la Cassa del Mezzogiorno, per volere sia dei professionisti della politica meridionali che del nord. Come ogni politica assistenzialista, la Cassa del Mezzogiorno creò parassitismo e corruzione, come se non fosse sufficiente già quella della criminalità organizzata di stampo mafioso. E chi ci guadagnò realmente? Sia il nord che il sud, ovviamente mi riferisco alla casta dei politicanti e al regime partitocratico. In questo modo, per merito dell’assistenzialismo, si venne a creare quel sistema vergognoso di clientelismo e il Sud, da granaio, divenne votificio.
            Negli anni 80, nella Sicilia orientale, un gruppo di imprenditori tentarono di creare ricchezza e, incredibilmente, ci riuscirono. Catania intera lavorava tra le imprese di Rendo, Costanzo, Cesame, St Microelectroncs, Torrisi, Condorelli e i vari indotti. Anche se potreste non crederci, Catania era chiamata la Milano del Sud. Ma Costanzo e Rendo cominciarono a infastidire la Impregilo della Fiat, vincendo commesse soprattutto all’estero e al nord Italia. E cosa accadde? Quello che accade sempre in questo paese da sempre. Intervenne la magistratura, l’allora PDS si schierò con la magistratura senza se e senza ma. Le due imprese furono commissariate (quindi fallirono) e i più feroci sostenitori della magistratura erano i pdssini locali, prima fra tutte la Finocchiaro. I processi, come spesso accade in Italia, finirono nel nulla. Intanto Rendo era fallito e Costanzo era morto. E Catania sprofondò di nuovo nell’abisso con la felicità della Fiat e di tutti i sinistrati odiatori degli imprenditori (eccetto Agnelli s’intende).
            La realizzazione del Ponte, voluta da Berlusconi, avrebbe certamente favorito l’economia del Sud aiutandolo a tirarsi fuori dalla merda in cui sguazza. Chi non l’ha voluto a parte i soliti sinistri sia nazionali che siciliani? La Lega. E come potrebbe mai il Meridione riprendersi senza infrastrutture?
            Quando Raffaele Lombardo fece l’accordo con la Lega, piacque a pochi. Lui chiedeva fiscalità di vantaggio per una decina d’anni, in modo da attirare investimenti e il Ponte. A questo punto la Lega, capite le intenzioni di Lombardo arrivò a più miti consigli e appoggiò l’idea di Lombardo per una politica che la finisse di chiedere assistenzialismo ma che era per una ripresa del Sud con l’imprenditoria. Che avvenne? Dapprima quando Lombardo mise mano nella sanità (la peggiore d’Italia) facendo enormi tagli agli sprechi, fu attaccato dalla corrente del PDL che aveva le mani in pasta nelle sovvenzioni a cliniche private. La corrente è quella che poi è diventata NCD (questo per la cronaca), poi Lombardo fece l’errore di allearsi con la sinistra, ma anche così non mancò ovviamente l’intervento della magistratura per farlo fuori.
            Racconto questi aneddoti solo per specificare che le colpe sono ben distribuite da Nord a Sud e coloro che ci vanno di mezzo sono i cittadini in balia delle varie caste che, chiaramente, non sono solo quelle politiche, ma soprattutto corporative.
            Il secessionismo non lo condivido, proprio per questo motivo e io, nonostante i mille difetti di questo paese, amo l’Italia e gli italiani. Sicuro, però, vorrei un paese con macroregioni federate, ma questo sarebbe un altro discorso.
            A presto.

  4. adriano Rispondi

    19 settembre 2014 at 17:47

    Sì,la Scozia è lontana.Anche nei commenti.Non so se il meridionale del nord sarebbe per l’indipendenza.So che sarebbe per i suoi interessi.Ha ragione chi sottolinea come nelle regioni settentrionali i partiti contrari alle autonomie siano prevalenti.A torto a vedere in questo oscuri motivi.Il motivo è la convenienza.Come e perchè è difficile da stabilire ma in vita mia non ho mai visto lavorare a proprio svantaggio.I ragionamenti del padrone di casa,condivisibili per quanto riguarda il confronto delle democrazie anglosassoni con la nostra,mostrano la consueta distrazione sul motivo per cui in Lombardia,Piemonte,Veneto,Emilia le motivazioni economiche non sono sufficienti a sostenere una forza locale come la Lega e a renderla maggioritaria come i partiti di lingua tedesca in sud Tirolo.Chi è portavoce di interessi locali dovrebbe prevalere con chi assicura quelli nazionali.Un motivo per cui non avviene e non è avvenuto ci sarà e non può essere solo nei limiti politici di un partito sgangherato.Per questo non sono così sicuro che la secessione vincerebbe un referendum che comunque non si farà mai nei termini scozzesi perchè da noi sarebbe inaccettabile deriva populista.

  5. Francesco_P Rispondi

    19 settembre 2014 at 17:50

    IMPENSABILE DA NOI
    Come ha esordito David Cameron nel suo discorso di questa mattina dopo l’esito del referendum?
    Il popolo della Scozia ha parlato. È un risultato chiaro. Hanno mantenuto insieme il nostro paese di quattro nazioni“.
    Più avanti, parlando del progetto di devoluzione per tutti i popoli del Regno Unito: “I leader politici … hanno ormai la pesante responsabilità di riunirsi e lavorare in modo costruttivo per promuovere gli interessi delle persone in Scozia, così come quelli in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, per ogni cittadino del nostro Regno Unito“.
    Non voglio analizzare il discorso di Cameron che introduce dei punti fondamentali come la possibilità di esprimersi ed il rispetto della volontà dei popoli e la prospettiva di una profonda evoluzione dell’UK in in sistema federale.
    Voglio stigmatizzare la mediocrità e la protervia nei nostri politici ipercentralisti e senza alcun rispetto per i cittadini. Per di più i nostri gaglioffi sono abituati ad appropriarsi, storpiare e infangare ogni termine, anche quelli più nobili.
    Chi riconosce l’esistenza in Italia di popoli diversi aventi il diritto all’autodeterminazione? Finora ho letto solo delle dichiarazioni fuori luogo da parte nostri politici e commentatori ufficiali”.

  6. Ernesto Rispondi

    19 settembre 2014 at 18:58

    Noi, in Lombardia, non abbiamo un Alex Salmond. Per questo invece esistono giornalisti come il mistificatore del Mattino, e commentatori che si permettono di dire che il nord ha ricevuto denaro pubblico.

    • peter46 Rispondi

      19 settembre 2014 at 21:20

      E cosa te ne faresti se a novembre,’volontariamente’ come già annunciato,si metterà a riposo?Adottatelo,dato che si renderà…’libero’.
      Certo,rispetto a tutti coloro che ti son passati sotto gli occhi senza dimostrare la stessa ‘dignità’ nella sconfitta…hai ragione a sentire la mancanza di uno come lui.
      Ma a te,piacciono i ‘socialisti’…statalisti?

  7. peter46 Rispondi

    20 settembre 2014 at 15:05

    Il Nordista…

    Sempre arrogantini coloro che ‘rispondono’,mai coloro che ‘domandano’,vero?Educazione per educazione…
    “”E’ vero che i fondi straordinari investiti al sud rappresentano lo 0,5% del pil contro il 35% investito a nord…””
    E già tanto ‘iniziare’ a ‘comprendere'(ammettere),però…
    Mi faccia capire…il nord aveva bisogno dello ‘straordinario’,non gli bastava l’ordinario'(e che ordinario)quasi tutto ‘investito’ a centro-nord?
    “””…investito a nord,ma è fisiologico che ad attrarre investimenti siano le aree più produttive del paese””
    Complimenti per il ‘salto della quaglia’:stavamo parlando di investimenti ‘infrastrutturali’ che sono la base di ‘equa’ possibilità di partenza per tutti,non stiamo parlando del ‘dopo’…e che eventualmente anche il ‘dopo’ dovrebbe esserlo ‘paritario’,o no?E mi fermo…anzi,no.Le risulta che ci siano state ‘manifestazioni’di “Mezzogiorni” finalizzati al ‘rallentamento della SA-RC,chessò omologhi anti-tav,cioè anti sa-rc?A me non risultano,anzi…e poi per vent’anni(nel periodo loro toccato)’nostri’ governi berlusconian-tremontian-bossian-leghisti non potevano ‘provvedere’ alla sua auspicata realizzazione?Colpa della ndrangheta?C’è stato,ultimamente e per cinque anni,il ‘miglior ministro dell’interno(a cui l’attuale Angelino può fargli solo un baffo):perchè non ha provveduto ad ‘ammansirli’?E figuriamoci se son loro a non volerlo:l’innovazione,sempre dei nomi precedenti,del ‘general contractor’ creato apposta per ‘velocizzare’ i lavori(tempi certi e raggruppamento di ‘subappalti’ si diceva)l’hanno voluto forse coloro che ‘aspettano’ che sia completata,siano essi utenti o malaffare?Il malaffare aspetta solo che sia completata:prenderà finalmente possesso della ‘pensione’ trentennale rappresentata dal regalo fatto dai quei nomi di prima,cioè la agognata “manutenzione trentennale” del tratto subappaltato “per imposizione certificata dall’alto”:questo lo sa o no?Gli anti malaffare,loro…vero?E poi uno che per ‘solidarietà’nordista ha ‘aspettato’ per il ‘passante di Mestre’ più o meno altrettanto….forse è meglio che impari a prendersela con la politica(soprattutto la più vicina)…non crede?

  8. Mauro Rispondi

    20 settembre 2014 at 15:08

    Non per avere l’ultima parola ma i radicalismi alla Ernesto meritano una piccola aggiunta. Vede Signor Ernesto il riferimento storico parte da lontano, prima della cosiddetta unificazione la Sicilia pagava ai borboni circa 40 milioni in tasse ,subito dopo le tasse da versare furono ben 187 milioni …eh si i costi dei debiti del Piemonte per le guerre di unificazione erano tanti. Vede Ernesto la Sicilia contribuì fortemente sul capitale circolante con 450 milioni circa su un totale di 670 cioè quasi tutto il denaro circolante.IL sud aveva pochissimo peso sul debito pubblico circa 7 milioni contro i 77 del Piemonte, quindi quell’enorme debito fu scaricato sulle aree del sud..E poi la vendita dei beni ecclesiastici, il soffocamento di imprese con tassazioni impossibili ed acquisti da quelle del nord…inoltre, per far sintesi, il nuovo Stato investiva per abitante 95 lire in Lazio, e 19 lire in Sicilia. Tra il 1860 ed il 1896 lo Stato investì oltre 450.000.000 per impianti di bonifica ed idraulici al nord e nel centro e 1.300.000 in Sicilia….. Capisce il dopo e la diversità. Leggere Francesco Saverio Nitti e “la questione meridionale”ci aiuterà. Grazie all’Intraprendente che ci offre questa possibilità di confronto di opinioni peraltro di buon livello.

  9. peter46 Rispondi

    20 settembre 2014 at 15:11

    alberto…

    seguo il ‘velato’ consiglio di Lottieri che sicuramente,anche lui,ha ‘compreso’ che non ne valga proprio la pena…discutere con uno come te,altrimenti sarebbe stato ‘inserito’ il solito,normale,in alto a dx nel quadrato dei commenti il… “rispondi”.
    Nel mio computer non c’è…quindi….

  10. peter46 Rispondi

    20 settembre 2014 at 17:13

    il nordista…
    lei non sa neanche di cosa parla.Non se la canti come vuole.Solo un esempio,dopo l’ultimo fiato dato alla sua bocca.La più grande industria Italiana,l’Ilva di Taranto,’mezzogiorno’,è stata creata nel ’70,ma per crearla in zone dove non c’erano industrie,non è che ci vuole uno ‘scienziato’ a comprendere che tutto deve arrivare dall’esterno.E nord era l’esterno non africa o cina a quei tempi ed ancora(escluso il “Common Rail”(non la carta igienica fatta nelle cartiere che sono solo a nord)inserito nella sua macchina:quello è stato ‘inventato’ a Modugno,Bari,Mezzogiorno)e per sempre fino a quando non ci saranno i capannoni al sud.Ed ha creato l’indotto,tranquillo…come in Sicilia quando c’era la Fiat a Termini Imerese,e potrei continuare….non può parlare con me,ha capito?Come diceva quel comico…Le so tutte…presuntuosamente,tutte.
    Che non ci siamo già ‘incontrati’ ne ‘Il giornale’?

  11. peter46 Rispondi

    21 settembre 2014 at 21:41

    Cara Lisa…proprio per la ‘doverosa’ partecipazione(non compare il ‘rispondi’ quindi lo faccio ‘ingiù’)…benvenuta tra noi commentatori(si dice così,se poi gli altri…per me benvenuta),innanzitutto…sbaglio ma non avevo mai visto il suo ‘nick’ su questo giornale…diamine,questo sarà stato uno delle decine e decine di articoli su questi ‘temi'(e neanche il più ‘sanguigno’ in verità),non poteva farsi sentire prima?Un po ‘confusella’ ma va bene lo stesso…figuriamoci se l’azzannassimo’al primo contatto…non ci lasci senza altri ‘alti'(e meno lunghi,o divisi in due tre ‘trances’)ed ‘esaurienti’ commenti…magari ne ‘riparleremo’,…più avanti(l’Inter ha pareggiato,per ora,sa ci sono prima le ‘scommesse’,poi….).
    Fintanto:ma se no sud,no nord…è forse ‘centro’ lei?
    Le volevo dire…attenta con quei nomi.Sud va bene…’i cavalieri dell’apocalisse’,no,però.(Mi ha rovinato tutti i commenti,diamine…)

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