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Lettera alla mia Oriana

Otto anni fa se ne andava la Fallaci. Quando mi disse "stai attento, ti renderanno la vita un incubo". Quella volta che mi fece cancellare un'intervista che non le piaceva. E soprattutto, quelle parole folgoranti: "L'Islam è il Corano, e il Corano è incompatibile con la Libertà". Così ricordo un'amica lucidissima e sola

Otto anni fa si spegneva Oriana Fallaci. Oggi la sua figura e il suo pensiero vengono ricordati al Circolo della Stampa di Milano (ore 18) in un evento intitolato “Il culto dell’odio. Ricordando Oriana Fallaci”. Interverranno Magdi Cristiano Allam e Daniela Santanchè. Noi la ricordiamo pubblicando un estratto dal libro di Allam Europa Cristiana Libera (Mondadori, 2009), in cui l’autore racconta l’incontro e il profondo rapporto intellettuale che lo ha legato alla giornalista e scrittrice 

Nel ricordarla per la prima volta da cristiano, a poco più di due anni dalla sua morte, prendo atto con onestà e realismo che la sua libertà di pensiero, dote che anche i suoi più acerrimi nemici le riconoscono, è stata pari alla verità della realtà descritta, fatto che invece viene negato o contestato dai più. Io stesso mi sentivo contrariato quando scriveva: “L’islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. E’ incompatibile col concetto di civiltà”.

Eppure, all’indomani della mia conversione al cristianesimo lo scorso 22 marzo, ho scritto: “Ho dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”.

L’errore in cui incorsi fu di immaginare che l’islam potesse essere riformabile al suo interno grazie all’impegno dei musulmani moderati. Alla fine, dopo oltre cinque anni trascorsi da condannato a morte dai terroristi islamici e reiteratamente minacciato dagli estremisti islamici, mi sono arreso di fronte all’evidenza: si può essere musulmani moderati come persone, ma non esiste un islam moderato come religione. Invece l’errore in cui incorse Oriana fu quello di non scindere la dimensione della religione da quella delle persone. Dalla netta e totale condanna dell’islam in quanto religione, dedusse la condanna implacabile e inappellabile dei musulmani in quanto persone. Si tratta di un passaggio arbitrario perché le persone non sono mai la trasposizione automatica e acritica della religione, bensì la sintesi della complessità del rispettivo percorso individuale, familiare, comunitario, nazionale, educativo, economico, culturale, politico; così come le persone non sono dei cloni che formano meccanicamente un blocco monolitico.

Quanto ci siamo voluti bene! Siamo stati uniti dall’amore sublime che unisce nell’eternità le anime redente dalla temporaneità dei corpi. Prima ancora che ci incontrassimo, nell’ottobre del 2003 mi scrisse da New York: “Davvero, quando avrò (bene o male) concluso questo lavoretto, la primissima copia sarà per te. Più ti leggo, più ci penso, più concludo che sei l’unico su cui dall’alto dei cieli o meglio dai gironi dell’inferno potrò contare. (Bada che t’infliggo una grossa responsabilità)”. Oriana mi riservava parole affettuosissime mentre era tutta intenta a scrivere La forza della ragione. Un’amicizia che lei aveva intensamente ricercato, chiamandomi di persona a casa, intrattenendomi per ore al telefono, facendosi scrupolo di non creare problemi a mia moglie, chiedendomi con grande attenzione notizie sui miei figli. Un rapporto intenso alla cui base c’era un’enorme stima che lei aveva deciso di manifestare apertamente.

Il 24 settembre 2003, il giorno in cui sul Corriere della Sera comparve una mia inchiesta dal titolo “I soldi delle moschee per i fanatici di Allah”, Oriana mi scrisse di proprio pugno un messaggio in inglese che mi fece pervenire via fax: “L’ho letto e ti ho amato. Ti ho anche odiato perché, Dio mio, era esattamente quello che (senza le tue informazioni) stavo scrivendo. Mi sono sentita un po’ derubata. Ma poi ho detto: meglio così. Non importa. Meglio così. E ora ti dico vai avanti. Senza lasciare che loro ti intimidiscano (lo faranno). Al contempo, per favore, fai attenzione. Fai quel che faccio io, ovvero quello che mia madre mi ha sempre detto: (in italiano) devi avere gli occhi nel culo. Credimi. So di che cosa sto parlando. Da due anni vivo quell’incubo. (in italiano) A tal punto che quando vado dall’oculista mi esamina la cornea dalle parti basse. Inoltre ho ricevuto i tuoi libri. Ieri. Grazie anche per quelli. E per le dediche affettuose. Non posso leggerli ora. Sto lavorando sodo con una scadenza mortale. Non ho nemmeno il tempo per respirare. (ammesso che avessi tempo i miei polmoni ormai sono andati). Ma lo farò certamente non appena l’incubo sarà finito. Nel frattempo ti mando la mia benedizione. Puoi accettare la benedizione di un’atea? Dovresti. Secondo me è la benedizione migliore. E non dire mai, mai, mai che ti ho adottato. Potrebbe causarti molto male. Molto. Tanto affetto da quella che io chiamo la Vecchia Signora”.

La stima e l’affetto che Oriana nutriva per me furono tali da indurla a propormi di scrivere insieme un libro, io nei passi dell’intervistatore e lei in quelli dell’intervistata. Era l’inverno del 2004. Aveva deciso tutto lei, l’aveva comunicato a Gianni Vallardi, all’epoca amministratore delegato della Rizzoli, che a sua volta aveva trasmesso la richiesta a Stefano Folli che me l’aveva fatta pervenire. Stefano mi disse che Oriana voleva scrivere insieme a me un libro che avrebbe dovuto affrontare con maggiore dialettica il tema cruciale dell’islam e del terrorismo islamico. Una scelta che indubbiamente mi lusingava. Il nostro primo incontro avvenne nella sua casa di campagna tra le colline del Chianti, che si identificava da lontano per il tricolore esposto sul balconcino della sua stanza, da lei issato dopo aver saputo della gloriosa morte di Fabrizio Quattrocchi che, nell’attimo in cui i terroristi islamici si apprestavano a infliggergli il colpo di grazia, tentò di rimuovere la benda dagli occhi dicendo: “Ora vi faccio vedere come muore un italiano”. Poi ci siamo rivisti più volte nella sua abitazione milanese. Ero felice del nostro incontro ed entusiasta del progetto che ci accomunava, che avrebbe potuto essere in qualche modo l’incarnazione dell’amore sublime che ci univa. Passai intere giornate ad intervistarla ma, soprattutto, a scavare nella profondità dell’anima di una donna ridotta a pelle ed ossa dal tumore implacabile. Non mangiava quasi nulla, a parte dei biscotti sciolti nel tè. Beveva acqua, succhi di frutta a cui aggiungeva del gin, whisky. E fumava. Io le accarezzavo dolcemente i capelli e il volto, la baciavo sulle guance, le tenevo calorosamente la mano, la contemplavo comunicandole lo sconfinato affetto che provavo per lei. E lei, docilmente, mi accoglieva nella sua intimità gelosamente custodita come una fortezza incontaminabile e impenetrabile, probabilmente scontrandosi con la corazza di diffidenza nei confronti del prossimo e l’indole narcisista che la portava a rinchiudersi a riccio su se stessa. Mi colpì la sua tremenda solitudine che contrastava in modo flagrante con la sua straordinaria fama e crescente popolarità. Condivideva l’appartamento con una zia con cui non parlava e litigava in continuazione. Non c’era nessuno che si occupasse di lei. Si preparava da sola una minestrina nella cucina attigua alla sua stanza, dove dormiva e scriveva. Mi faceva una grande tenerezza. Alla mattina prima di uscire dall’albergo dove risiedevo, poco distante, le procuravo del tè, biscotti e acqua naturale.

Oriana ha sempre mantenuto, fino alla fine, una lucidità eccezionale e una vitalità irrefrenabile. Preparavo le domande per iscritto. Oriana le leggeva. Registravo le sue risposte. Andammo avanti per giorni. Registrai per ore ed ore. Passai nottate a sbobinare l’intervista perché lei aveva fretta di leggere tutto e di rimettere mano sull’insieme. Mi feci aiutare da mia moglie Valentina. Un giorno arrivò la sorpresa: Oriana, islamfalciandomi con uno sguardo gelido, mi disse che non andava affatto bene, che le mie domande erano aggressive, che la punteggiatura nelle sue risposte non era stata rispettata. Prese in mano tutto, rilesse tutto, ma non era per niente convinta. C’era qualcosa di fondo che non corrispondeva alla sua attesa. Mi chiese di avere i nastri della registrazione e mi fece giurare che avrei cancellato qualsiasi traccia della nostra intervista dal mio computer. Feci tutto ciò che mi chiese. Dentro di me crebbe un’angoscia incontenibile, scoprii una dimensione nascosta nella personalità dell’Oriana che mi aveva intensamente ricercato e fortemente voluto al suo fianco. Successivamente uscì il suo saggio Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci. Presi atto del fatto che lei non ammetteva la dialettica, che le sue parole non potevano essere confutate, che le sue tesi dovevano ispirare delle certezze assolute in modo inequivocabile.

Al di là delle difficoltà caratteriali e dei limiti nel rapporto umano, i fatti le hanno dato ragione. All’indomani della sua morte il 15 settembre 2006, scrissi sul Corriere della Sera: “Per quelle coincidenze apparentemente fortuite ma che racchiudono chissà come un segno del destino, la morte di Oriana ha coinciso con l’ esplodere della nuova «guerra santa» islamica scatenata contro il Papa. Quasi una tragica testimonianza della veridicità della denuncia, sonora e inappellabile, dell’ incompatibilità di questo islam e di questi musulmani con la civiltà e l’ umanità dell’ Occidente. Che Oriana aveva assunto come fede e missione da diffondere ovunque nel mondo nell’ ultima fase della sua esistenza terrena profondamente segnata dal trauma dell’ 11 settembre, vissuto in prima persona dalla sua abitazione newyorkese. E che nel giorno dell’ addio si conferma come un dato di fatto con cui, piaccia o meno, tutti noi dobbiamo fare i conti. E’ come se una misteriosa giustizia trascendentale, lei che si professava atea di cultura cristiana, avesse voluto premiarla con un’ onorificenza indelebile, riscattando in extremis il suo messaggio dalla pesante cappa di diffamazione e condanna sotto cui giaceva, per presentarcelo in una luce a tal punto fulgida, da disarmare e mettere fuori gioco tutti i suoi critici e oppositori. Perché oggi più che mai possiamo toccare con mano la realtà dell’ Eurabia, contro cui si era lungamente spesa Oriana, ovvero di un’ Europa a tal punto infiltrata e soggiogata dagli interessi e dall’ avanzata degli estremisti islamici, da non essere più in grado di risollevarsi, di reagire, di affermare i propri valori e la propria identità collettiva. Perché oggi più che mai appare con grande evidenza la fragilità, per non dire l’inconsistenza, del mito dell’ islam e dei musulmani «moderati», una realtà che evapora e si dissolve nel momento in cui i «duri e puri» suonano la chiamata alle armi per combattere il nemico dell’ islam di turno, ora tocca a Benedetto XVI, compattando un fronte che nel suo apparente monolitismo non lascia spazio alcuno alla distinzione tra le posizioni degli uni e degli altri, legittimando la condanna indiscriminata dell’ insieme dell’ islam e dei musulmani”.

(…) Grazie carissima Oriana. Ti amo ricordare come la donna dal corpo gracile e dall’anima solida, che ti lasciavi accarezzare, stringere la mano e baciare sulle guance. Mentre tu eri sempre in pensiero e i tuoi occhi vagavano a 360 gradi, io percepivo la tua profonda solitudine. Mentre tu eri sempre vigile a tutto ciò che potevi captare dalla lettura dei giornali o dalle conversazioni telefoniche con i pochi “eletti” da te selezionati, io percepivo il tuo desiderio profondo di un contatto autentico con le persone in carne ed ossa. Ti ho voluto sinceramente bene ed ora te ne voglio ancor di più. Ti stimavo tanto ed ora ti stimo al punto da ritenere un dovere civile valorizzare il tuo pensiero e difendere la tua memoria. Vivrai sempre nel mio cuore e nella mia mente. Io non ti dimenticherò mai.

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di on 16 settembre 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Lettera alla mia Oriana

  1. Antonio Rispondi

    15 settembre 2014 at 10:19

    Gran bella narrazione,bravo Allam,un’espressione d’amore importante.Ricordare Fallaci e’ bene non solo per il giornalista che ha avuto gioia conoscerla e viverne intellettualità e forse preveggenza ma per noi tutti.Oggi siamo aggrediti da forze che dietro la facciata che cerca di darci implicazioni religiose vuole in realtà aver spazi di potere con modalità e ragioni da uomini della pietra.Non so quanto potremo ragionare con belve ideologizzate e foraggiate da Stati canaglia cui magari compriamo energie o similari.Fallaci ci aveva già spiegato chi erano e cosa fare per difenderci .

  2. salvatore Rispondi

    15 settembre 2014 at 12:17

    Grande!! Sei sulla strada giusta, ma ricordati che chiunque crede di stare all’impiedi, badi di non cadere!!!! In altre parole santa umiltà per accede alla vita della “Grazia”!!!!

  3. giancarlo Rispondi

    15 settembre 2014 at 12:29

    avanti così finchè ci sarà concesso. Grazie a Dio esiste ancora una voce intelligente e libera .azzo! Condivido appieno ma siamo pochi la massa è tutta o quasi nell’oblio dell’ideologia (sinistrosa e malefica) Cordiali saluti giancrlo

  4. Blackmacigno Rispondi

    15 settembre 2014 at 14:04

    A leggere il suo articolo mi viene la pelle d’oca, allora seguivo saltuariamente la Fallaci, ma quando si seppe che stava lottando contro una malattia mortale mi avvicinai di più al suo pensiero e a quello che scriveva. Oggi col senno di poi, le dò ragione al mille per mille. Mai avrei pensato che nella mia vita criminali assassini si sarebbero messi in bella mostra. Purtroppo la cultura di sinistra avalla una invasione in occidente di squallidi individui e con la falsa ideologia dell’accoglienza si prendono in casa micidiali bombe ad orologeria. Lo schifo è compiuto. L’ignoranza primeggia su tante decisioni di singoli consiglieri regionali e assessori comunali. Ora leggo molto più i suoi articoli, pensieri, opinioni per conoscere, per essere preparato, per non farmi infinocchiare da quella ignoranza che troppo spesso chiude gli occhi per non vedere o capire. Grazie dott. Magdi, la sostengo e molte persone che non vanno sui social network condividono il suo pensiero. Piccoli semi che spero diano il loro frutto.

    • Ernesto Rispondi

      15 settembre 2014 at 15:54

      “Purtroppo la cultura di sinistra avalla una invasione in occidente di squallidi individui e con la falsa ideologia dell’accoglienza si prendono in casa micidiali bombe ad orologeria” Purtroppo, Oriana Fallaci contribuì a suo tempo a piene mani a creare questa “cultura della sinistra”. Nessuno può dimenticare il suo ruolo di indottrinatrice comunista; romanzi come “Un Uomo” sono lì a testimoniare chi fosse all’epoca Oriana Fallaci. Prima di essere fiera oppositrice dell’islam ha frequentato i salotti di Arafat, e non è un caso che oggi la “causa” palestinese sia legata a doppio filo all’islam: una gran parte del pan-arabismo militante ha sostituito la falce e martello con la mezzaluna, ma porta avanti le medesime politiche di prima, con uguale violenza. A chiunque abbia vissuto quell’epoca pare cristallino che il culturame schifoso del radicalume-chic italiano si è nutrito e affonda le sue radici nelle “opere” di Oriana Fallaci e Camilla Cederna, la diffamatrice alla quale Pisapia vuole dedicare una piazza. Mi spiace, ma la storia necessità di memoria, e non la si può ridurre per semplificazione. La tardiva presa di coscienza della Fallaci, se c’è stata, non cancella il fatto che quel muro è stata lei stessa a contribuire a costruirlo, ostinatamente scrivendo di terroristi che dipingeva come superuomini. Sono scrittori come lei ad avere introdotto nella cultura occidentale il valore del “martirio per la causa”; leggete il ritratto che costei fece di Panagulis… Rileggete la sua intervista ad Arafat… E capirete che non basta per nulla quello che scrisse al tramonto, sola e forse delusa dai suoi ex amici ed amanti.

  5. Ebla Ahmed Rispondi

    15 settembre 2014 at 15:22

    Non esiste un Islam moderato? E io che sarei? anzi (noi)? Perchè siamo tanti, tanti nel mondo. E’ come dire che non esistono italiani “non mafiosi”. Buona giornata

    • Ernesto Rispondi

      15 settembre 2014 at 16:00

      “E io che sarei?” Un omertoso, di fatto un collaborazionista. Perché tace e non denuncia la verità, ovvero che in ogni moschea esiste almeno un imam che predica la “giustezza” della jihad intesa come lotta contro l’Occidente; perché tace e non racconta delle raccolte di denaro che, mascherate da pilastro della fede, in realtà servono a finanziare i terroristi; perché tace e non dice che, in privato, la cultura degli “islamici moderati” trova ogni tipo di scusante ai crimini schifosi commessi dai terroristi islamici; perché tace e non racconta del disprezzo diffuso che il mondo arabo ha per il mondo occidentale. E’ vero, non tutti gli italiani sono mafiosi. La stragrande maggioranza, però, trova 100 giustificazioni alla mafia, e magari scende in piazza per una settimana fingendo indignazione ma dietro comando della camorra. Sono omertosi, di fatto collaborazionisti. Quindi, decidete: o denunciate la verità di quello che accade nel mondo islamico (e nelle moschee di tutto il mondo, Italia compresa), oppure siete fiancheggiatori.

    • Giorgio Rispondi

      15 settembre 2014 at 16:13

      Grato che ci siano persone come te, ma se è vero (ed io ci credo) perchè non vi fate sentire di più, perchè non sconfessate la malvagità se non solamente in modo sporadico!!!Non vi pesa questa cattiveria? Unitevi e urlate al mondo che non siete così!!!Diamoci una mano nel nome della PACE.
      Grazie

  6. ALBERTO Rispondi

    15 settembre 2014 at 15:34

    GRAZIO MAGDI PER QUESTA BELLISSIMA TESTIMONIANZA.NON ARRENDERTI, AI TAGLIALINGUE CI PENSEREMO N0I.
    UN FORTE ABBRACCIO.

  7. ALBERTO Rispondi

    15 settembre 2014 at 15:35

    GRAZIE.

  8. cristiano Rispondi

    15 settembre 2014 at 22:36

    il male è subdolo e si insinua nelle menti più deboli….il fanatismo dell’isis riflette la pochezza mentale dei propri “sodali”e come tutti i fanatici sono senza pensiero proprio e legati ad una figura carismatica che li plagia e li usa a proprio piacimento. detto ciò è un problema da eliminare e ci si doveva accorgere prima del problema.La Fallaci con “la rabbia e l’orgoglio”ha scritto la verità ma troppi non l’hanno voluto credere….ora fanno crimini orrendi e molti si stupiscono,ipocriti o idioti???

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