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La rivolta che Napoli non farà mai. Quella contro la camorra

L'uccisione accidentale di un giovane da parte di un carabiniere ha mosso un intero quartiere alla guerriglia. Se accadesse sempre così anche di fronte ai boss...

Vele scampiaAuto della polizia distrutte, un intero quartiere in rivolta, la rabbia che esonda dai palazzoni popolari e travolge strade, vicoli e pizzerie. Con un unico obiettivo: le forze dell’ordine. E in particolare i carabinieri.

È  il risultato della tragedia che si è consumata a Napoli. Un militare ha sparato e ucciso un 17enne. La vittima era su uno scooter insieme ad altri due amici (tre in tutto, avete capito bene). Uno di loro era pregiudicato. Non si erano fermati all’alt e sono stati inseguiti da una gazzella. Il carabiniere giura che il colpo è partito accidentalmente. Ci sono due certezze oggettive.

La prima, scontata, è che siamo di fronte a una tragedia. La seconda è che se i napoletani reagissero con la stessa rabbia per ogni vittima della camorra, be’, la criminalità organizzata non esisterebbe più da un pezzo. E invece, al di là del dolore comprensibile di parenti e amici, emerge una reazione rabbiosa di gente che ringhia contro lo Stato.

Non ci risulta, purtroppo, che i partenopei siano scattati a decine per dare alle fiamme le auto di qualche boss. Nessuna reggia di capoclan è stata presa d’assalto dalla folla inferocita contro la camorra. Viceversa, vengono attaccate le macchine della polizia e sale la tensione davanti alle caserme dei carabinieri. Il tutto in un territorio dove è quasi normale gironzolare in tre sullo scooter e senza casco. Scappare dalle forze dell’ordine è un’abitudine o un gioco. Come è quasi normale leggere di morti ammazzati ogni giorno, soprattutto durante le cicliche guerre tra clan. Quelle che non risparmiano nessuno e che lasciano in una pozza di sangue molti innocenti. Che magari passavano lì per caso, quando i sicari della malavita hanno aperto il fuoco contro un rivale.

Per errore hanno ucciso anche donne, bambini, anziani. Ma per loro non c’è stata rabbia. O meglio, non c’è stata rabbia contro la camorra. Qualche fiaccolata, un po’ di lacrimucce che a Napoli non mancano poi. Una spruzzata di dichiarazioni ipocrite dei politici. E poi via, con la stessa vita di sempre, in tre sullo scooter e senza casco, perché accà nisciuno è fesso. Troppo spesso, durante qualche arresto eccellente, le tv ci hanno mostrato la reazione dei vicini di casa. Tutti in piazza. Ma per insultare le forze dell’ordine che si portavano via il malvivente, non per sputacchiare il galantuomo diretto in cella, Ringraziare gli uomini in divisa? Giammai! A Napoli i boss hanno consentito lo stupro del territorio. Guadagnando sui veleni che hanno farcito le campagne e che ora ammazzano i napoletani. Magari anche parenti o amici dei boss. Ecco la terra dei fuochi su cui ora piagnucolano tutti i coccodrilli.

Si rassegnino le mogli e le fidanzate straniere di alcuni calciatori del Napoli: in molte vedono la città e se ne innamorano. Poi assaggiano rapine e violenze e dicono che Napoli fa schifo. Scatenando indignazione dai giornali locali e non solo.

La verità è che Napoli è un territorio di guerra. E’ il nostro Iraq. E probabilmente è davvero irrecuperabile.

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di on 5 settembre 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a La rivolta che Napoli non farà mai. Quella contro la camorra

  1. Albert Nextein Rispondi

    5 settembre 2014 at 16:57

    Non so esattamente cosa sia accaduto.
    Non mi fido dei racconti provenienti dalle varie fonti.
    Io dico che ai posti di blocco ci si ferma.
    E’ fastidioso, ma ci si ferma.
    In fondo pensi che cerchino qualche delinquente e che vogliano controllare.
    Io non sono un delinquente, mi fottono dieci minuti del mio tempo, e lasciamo correre.
    Se non ti fermi, possono sparare.
    Forse devono sparare.
    E’ un’ignominia, una barbarie, una violenza totale.
    Ma è così.
    Lo sanno anche i gatti.
    E allora, di che si discute?

    Ci si ferma.

  2. Albert Nextein Rispondi

    5 settembre 2014 at 17:00

    Dimenticavo.
    Napoli è davvero irrecuperabile.
    Si merita, come tutto il meridione, un’autonomia ultra-spinta.
    Si devono arrangiare da soli.
    Deve diventare uno stato autonomo da confederarsi, se i cittadini lo vorranno, con altri stati italiani.
    E torniamo alle macroregioni del Prof.Miglio.

  3. Cio Rispondi

    5 settembre 2014 at 17:44

    Sono favorevole al ritorno dei Borboni!!!

  4. cristiano Rispondi

    5 settembre 2014 at 22:02

    Napoli….l’emblema di un’italia in ginocchio dove la legge del più forte è accettata e condivisa.Sono in pieno accordo con l’articolo e aggiungo che il pensiero meridional-camorrista ha da tempo infettato il Nord e solo una sana e determinata rivolta delle persone “normali”potrà salvare quel che è rimasto di buono in questa terra, ferita ed esausta ma non ancora sconfitta. Nord Libero dal cancro italiota!!.

  5. Francesco Rispondi

    5 settembre 2014 at 23:00

    Territori bellissimi con tanta storia dove la morte e’ sempre li a due passi.In un territorio di guerriglia ogni operatore d’ordine e’ sempre teso ed attento e si rischia tutti di più ma li è così .Si ,ci si batte e si sfidano le forze dell’ordine a sentirsi uomini e vivi e si coprono criminali efferati che impediscono la crescita del territorio.Dolore per il ragazzo che non vedrà futuro e per i suoi ma non lamentiamoci ne abbiamo perso il diritto.

  6. gl Lombardi-Cerri Rispondi

    6 settembre 2014 at 07:12

    Ragazzi, questa è la MILLENARIA civiltà del Sud !

  7. angela piscitelli Rispondi

    6 settembre 2014 at 08:30

    Sommessamente dico ad Albertino(statuto?)che il suo scritto è dalla prima all’ultima sillaba una massa di luoghi comuni savianeschi.Ci si domanda se l’articoliere ci abbia mai messo piede.I Napoletani,dopo Alexandre Dumas, non hanno avuto che cattiva stampa.Un ragazzino che va in moto senza casco e viene ucciso scatena una reazione forte in quartieri dove la gente vede lo stato-e non senza ragione-come un nemico:dove non ci sono diritti, non possono esserci doveri.La terra del fuoco, si dice:ma l’assassinio del territorio è opera di molti nemici e tutti senza volto,in un’area grigia dove lo stato sovente si comporta come e peggio della camorra.Napoli come l’Irak?Ditelo a quelle madri, quelle mogli che hanno perso i loro cari per malattia e che chiedono giustizia invano,ditelo alla signora Antonella, la mamma di Ciro;ditelo a tutti quegli uomini e quelle donne che tra mille ostacoli fanno il loro dovere ogni giorno mortificati da un’opinione che fa di tutta l’erba un fascio,a chi restaura le vecchie cappelle e ne fa delle librerie, ai giovani archeologi che prestano la loro opera gratuitamente e posso continuare.Milano, Londra, Parigi, sono tutte perfette?Non ci sono quartieri sensibili?Non ci sono rivolte? Non ci sono sacche di piccola delinquenza?Quando di Napoli e della Campania, si parlerà correttamente e con il dovuto rispetto?Gli opinionisti sono pregati di andare sul posto, a farsi un giro:niente paura, non saranno mangiati vivi, e conserveranno la loro testa ben incollata alle spalle,con o senza cervello annesso.

    • cristiano Rispondi

      6 settembre 2014 at 18:25

      Salve,con tutto il rispetto le dico che la “fama “di Napoli non è una invenzione della cattiva informazione,ma credo sia dovuta alla situazione di degrado morale e sociale che pervade quella città.Io ho amici napoletani che sono persone serie e responsabili ma guardano a Napoli con dolore e rassegnazione.Ogni popolo ha i politici che si merita e purtroppo i napoletani non riescono a migliorare la situazione della loro città.Dico anche ,concludendo,che è errato assimilare tutti i napoletani al peggiore esempio di comportamento sociale e morale,ma sono decenni che la vostra città è devastata dalla camorra….rifiutatevi di vivere accanto a certa gente e ribellatevi al malaffare e alla mentalità del furbo e disonesto che vuole “fottere” il prossimo.Sempre e comunque.

  8. domenico Rispondi

    7 settembre 2014 at 00:14

    Sono NAPOLETANO perbene e me ne vanto, non ho nulla contro il nord e lo rispetto, odio solo gli imbecilli che parlano senza sapere. Noi non vogliamo essere per forza italiani, sono stati i poteri europei dell’epoca che hanno avallato piemontesi come i vittorio emanulele i camillo benso e i garibaldi massoni che ci hanno costretto ad essere italiani,per noi non è un obbligo, e non ci volevamo nemmeno essere, che ci si divida pure, anzi vi favoriremmo anche, basta che ci restituiate il maltolto rapinato e ci risarcite, con i dovuti interessi, delle sottrazioni di denaro dal BANCOdiNAPOLI, delle distruzioni delle fabbriche all’avanguardi dell’epoca, degli eccidi e delle rapine che si sono perpetrate alle popolazioni del meridione con l’unione d’italia. La storia purtroppo la scrivono i vincitori, quella d’italia è una grandissima mistificazione, è falsa.

  9. Adriano Rispondi

    8 settembre 2014 at 00:05

    Il fesso che ha scritto della millenaria civiltà del sud dovrebbe aprire un libro e non passare la vitta alla bocciofila a bere grappa e scrivere stronzate sul web. La verginità che il cittadino italiano si ricostruisce ogni volta che succede una cosa a Napoli è veramente ridicola!!!

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