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Eppure il mercato prima o poi arriva

Dopo Milano e Roma, Uber sbarca a Genova. La politica locale, con punte di grottesco luddismo, annuncia "azioni legali" per proteggere il monopolio dei taxisti. A gradire, come sempre quando si amplia la concorrenza, sono i consumatori...

taxiDopo Milano e Roma, Uber sbarca a Genova. L’applicazione che mette in contatto autisti e utenti per farsi trasportare in città ha iniziato le proprie attività nel capoluogo ligure con la sua versione low-cost, UberPop, il servizio che trasforma in autista non solo gli conducenti con licenze (gli Ncc), ma qualsiasi privato cittadino che ha superato determinate selezioni e vuole condividere i costi di un viaggio con un passeggero. Il servizio per ora, stando alle dichiarazioni dell’azienda, è un successo anche grazie all’aggressiva campagna promozionale che offre corse gratuito per gli utenti fino al 10 ottobre. In città tassisti e politica, schierati come un sol uomo, hanno subito alzato le barricate. Il Comune ha annunciato di voler intraprendere “azioni legali” e di intervenire già da adesso con i propri strumenti per bloccare il servizio: «La polizia municipale metterà in atto tutte le azioni possibili, tuteleremo i tassisti in base alla legge», ha dichiarato l’assessore al traffico. L’assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco ha dichiarato di non essere «tra quanti pensano che ogni novità informatica rappresenti di per sé un vantaggio per la collettività. Nutro molti dubbi perché con questa applicazione mi sembra si evadano le regole generali del settore, si genera concorrenza sleale verso i taxi e non si definiscono le garanzie per gli utenti anche in termini di copertura assicurativa». I tassisti dal canto loro, avendo già ricevuto il supporto delle istituzioni, hanno deciso di evitare forme di protesta estreme e illegittime come a Milano che hanno avuto effetti controproducenti: «Il Coordinamento ha deciso di evitare al momento qualunque forma di protesta dissociandosi pertanto da ogni azione che avrebbe come unico risultato un ostacolo alle attività degli organi competenti».

L’unica voce a favore di Uber, a parte quelle dei suoi clienti, viene dall’Antitrust che già nella sua relazione annuale ha suggerito al legislatore di superare le restrizioni all’offerta, liberalizzando il settore per aprirlo alla concorrenza e all’innovazione. Il concetto è stato ribadito in maniera più esplicita da Salvatore Rebecchini: «Uber deve poter operare – ha dichiarato il commissario dell’Autorità garante della concorrenza – è un’esperienza molto interessante per le implicazioni concorrenziali e soprattutto per quanto riguarda il miglioramento e la qualità del servizio per i consumatori».

Il luddismo dell’assessore regionale ligure che si oppone all’innovazione tecnologica in realtà rappresenta, neppure in maniera dissimulata, la difesa di alcuni gruppi particolari e dei loro interessi costituiti. Andando a memoria, solo per ricordare gli anni più recenti, non sembra che la classe politica e le istituzioni liguri abbiano avuto lo stesso pugno di ferro e la stessa devozione al principio di legalità quando, sempre nell’ambito del sistema dei trasporti, sia i tassisti che dipendenti della pubblica Amt hanno fatto scioperi selvaggi e violenti per evitare riforme, liberalizzazioni e privatizzazioni. E non è un caso se l’azienda californiana, dopo Milano e Roma, abbia scelto proprio Genova, una città ancora prigioniera delle industrie di Stato, del parastato, dei sindacati e delle corporazioni e in cui c’è una evidente domanda di modernizzazione e innovazione tecnologica, anche se l’assessore ai trasporti non se ne è ancora reso conto.

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di on 24 settembre 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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