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Ci mancava la maghetta di Harry Potter ambasciatrice Onu

C’era una volta, in un Palazzo di Vetro, l’Onu. Il guaio è che c’è ancora. Perché, nessuno lo sa. Le sue fatine col casco blu dovevanoOnu scongiurare le guerre, tenere assieme i Paesi e frapporsi ai conflitti, ma tutte le volte che ci hanno provato hanno fallito. Ogni tanto emette risoluzioni, ma sono come le strisce pedonali: non uno che lo rispetti. Nei decenni si è moltiplicato per meiosi in tante cellule figlie che replicano la cellula madre, ognuna con la sua bella sigla stile aminoacido, ma, a parte i costi, non ne è cresciuto nulla.

Spesso allora c’invitano i vip a svolgere qualche concione tanto per non pagare l’affitto a vuoto ed è per questo che sul red carpet è sfilata nientepopodimeno che Emma Watson. Emma chi?, dite voi. Suvvia Hermione Granger, la maghetta bionda e saputella della saga cinematografica di Harry Potter che comunque è già passata a foto più scosciate. Ah, ecco… ma perché la ninfetta è andata all’Onu? Come osate, Emma all’Onu c’è andata perché all’Onu Emma è ambasciatrice; non ridete, l’hanno nominata a luglio; “Ambasciatrice di buona volontà” dello UN Women, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della parità di genere, se vi pizzico ancora a ridere stavolta vi sbatto fuori dalla classe. Nel fatato Palazzo di Vetro dove tutto ma proprio tutto è sempre possibile Emma è entrata in vestino da cerimonia per il lancio della campagna HeForShe, che è una di quelle cose in cui, tra un cocktail e l’altro, il jet-set si ripete addosso che le donne non si toccano mai nemmeno con un fiore tanto quelli che invece le donne le abbattono col machete a quei gala lì mica ci vanno.

Dall’alto dei suoi 24 anni di esperienza e riflessione, di vita e lavoro, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Emma la dolce ha sparato bordate d’inaudita originalità che nemmeno Chelsea Clinton: «Non si parla abbastanza di quanto gli uomini siano intrappolati negli stereotipi. Ma quando riescono a liberarsene poi le cose cambiano anche per le donne, come naturale conseguenza». Caspita, che roba. Parlantina da Simona Ventura; impatto sociale a mille; pensiero forte da Vladimir Luxuria mixato con Rihanna. Ma questo è ancora nulla se paragonato a espressioni di sicuro impatto generazionale tipo: «Ho cominciato a metterehermione in dubbio le supposizioni basate sul genere tanto tempo fa. Quando avevo 8 anni ero confusa dal fatto che mi definissero dispotica perché volevo dirigere le recite che allestivamo per i nostri genitori; ma ai maschi non succedeva. Quando a 14 anni, ho cominciato ad essere sessualizzata da certi elementi dei media. Quando a 15 anni, le mie amiche hanno cominciato ad abbandonare le squadre degli sport che amavano perché non volevano apparire muscolose. Quando a 18 anni, i miei amici [maschi] non erano capaci di esprimere i loro sentimenti… ho deciso che ero femminista e la cosa mi sembrava tutt’altro che complicata». Da ammutolire, vero?

Emma ha pure citato (a senso) una frase attribuita al maestro dei conservatori Edmund Burke. Forse perché compare all’inizio del film L’ultima alba. A quel punto ho pensato anch’io di essere solo in un film, ma non c’erano né la Boldrini né la Mogherini e così ho capito la Watson all’Onu è ambasciatrice per davvero. E pensare di chiuderlo l’ONU?…

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di on 23 settembre 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Ci mancava la maghetta di Harry Potter ambasciatrice Onu

  1. Lorenzo Rispondi

    23 settembre 2014 at 19:14

    Zero punti a Grifondoro!

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