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Addio tagli (e Cottarelli)

Peccato che, nel dare l’addio a Carlo Cottarelli, non potremo nemmeno prendere il prestito da Sergio Leone quel “c’era una volta” che il regista ha usato per i titoli dei suoi due film migliori.Spending Review:Cottarelli,possibile senza sfasciare welfare

Già perché, nonostante qualcuno giochi sul termine I-ta(g)lia, da noi le riduzioni di spesa non possono certo dar vita a un nostalgico ricordo del passato. Da quando esiste la repubblica, e probabilmente anche prima, non c’è stato un solo momento in cui un governo abbia deciso di intraprendere la strada dei tagli alla spesa pubblica. Non lo si è fatto neppure se non in minima parte quando, sull’orlo del default, il primo governo Amato (1992-1993) ha preferito massacrare i nostri portafogli con Ici e prelievo forzoso del sei per mille sui conti correnti per un totale, scrive Riccardo Ghezzi su Qelsi, di ben 11.500 miliardi delle vecchie lire.

E non lo si è fatto nemmeno più di recente quando, da Monti in poi, è diventato ormai chiaro che l’impoverimento dell’economia nazionale non avrebbe più permesso di mantenere quell’apparato statale pachidermico che ci troviamo a sostenere con le nostre tasse. Così, nonostante molti da destra a sinistra continuino a blaterare contro il presunto neoliberismo strisciante che straccia i bilanci pubblici in favore del mercato selvaggio e sregolato, i dati dicono che la spesa pubblica continua a lievitare: +68,7% dal 1997 al 2013, come dimostra uno studio della Cgia di Mestre. E come dice lo stesso Def approvato nel maggio scorso dal governo Renzi che programma 809 miliardi di euro di spesa per il 2014 (erano 799 nel 2013), 818 miliardi per il 2015, 829 miliardi nel 2016, a oltre 838 miliardi nel 2017, fino ad arrivare a quasi 852 miliardi nel 2018. Insomma, roba da accendere un cero alla (pur antipatica) direttrice del Fmi Christine Lagarde quando dice che l’austerity non esiste.

Ed arriviamo a Cottarelli. La notizia di oggi è che il commissario alla Spending reviewspending se ne andrà ad ottobre, a causa dei troppi attriti col governo. Una buona notizia per tutti coloro che avevano visto in lui un massacratore di Stato sociale che a confronto Ronald Reagan e la Thatcher erano dei dilettanti. Peccato che tutti costoro tralascino, come di consueto, un altro dato di realtà: Cottarelli (così come i predecessori Mario Canzio ed Enrico Bondi) con un nulla di fatto. Il bilancio resta inalterato così come la giungla di partecipazioni statali che il commissario aveva puntato a razionalizzare con un (già poco coraggioso) piano, pari ad un’aspirina data ad un malato terminale.

Sul piatto resta ora un taglio del 3% del budget per i ministeri. Una buona cosa, a patto che venga realizzata, che non incide comunque sulla pesante struttura statale su cui bisognerebbe invece subito mettere mano: non tagli uffici pubblici, consorzi, vende aziende pubbliche e para pubbliche o patrimonio immobiliare spesso inutilizzato.

La dipartita (politica) di Cottarelli è purtroppo il De profundis dei tagli. E con esso della speranza di ridurre il peso insostenibile dello Stato e delle tasse per mantenerlo.

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di on 9 settembre 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Addio tagli (e Cottarelli)

  1. umberto Rispondi

    10 settembre 2014 at 20:03

    Interessante questo neoliberismo con una tassazione delle imprese al 69,8%, un debito astronomico e una spesa pubblica in accelerazione crescente. Si Potrebbe battezzare Neoliberismo Stalinista…Von Hayek ne sarebbe invidioso.
    Per i tagli della spesa, ci sono un sacco di modi per non ridurre i costi, mi sembra che li stanno utilizzando tutti
    http://www.impresaefficace.it/come-non-ridurre-i-costi/
    Onore al merito a Cottarelli, che ha provato a fare il suo lavoro

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