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Perché la deflazione non è il male assoluto

Il Corriere della Sera: «L’Italia in deflazione dopo 50 anni». La Repubblica: «Italia in deflazione per la prima volta dal 1959». La Stampa: «Addeflazione agosto prezzi in calo, l’Italia è ora in deflazione». Il Giornale: «L’Italia è entrata in deflazione». L’Huffingtonpost: «L’Italia in deflazione dopo oltre 50 anni».

Dappertutto, nel mondo della stampa, si alzano grida di dolore che preludono a scenari apocalittici, come se quel dato fosse il peggiore rispetto a quelli drammatici su Pil, disoccupazione e impresa a cui (purtroppo) ci siamo ormai abituati. Ma davvero la deflazione è un mostro tanto grande? e no. No perché, di per sé, non provoca conseguenze drammatiche. Come precisa giustamente La Stampa deflazione vuol dire calo dei prezzi: una conseguenza perfino positiva in un periodo in cui il reddito delle famiglie continua il suo progressivo declino. Bizzarro notare come quelli che tempo fa si lamentavano del fatto che l’euro aveva fatto salire i prezzi siano gli stessi che, oggi, si lamentano della deflazione.

Negativo è semmai il fatto che la riduzione dei prezzi deriva da una stagnazione dell’economia che non può che preoccuparci. Il meccanismo richiama una semplice logica di mercato: al calo della domanda deve corrispondere anche il costo dell’offerta. In soldoni se il barista sotto casa vede che a un euro vende pochi caffè è incentivato a ridurre il prezzo a 90 centesimi, poi a 80 nella speranza di attrarre nuovi clienti. Il problema è che questo meccanismo si ripercuote sui suoi guadagni e quelli dei fornitori e quindi sulla rispettiva capacità di spesa. E meno soldi che circolano significano, ovviamente, più povertà per tutti.

euroL’errore sta nel pensare che da questa decrescita (in)felice se ne esca svalutando e “riattivando la macchina della spesa pubblica”. Una macchina già abbastanza attiva che, ogni anno, si mangia ben il 52% del nostro Pil con risultati che sono tutti da vedere. “Ma – replica qualcuno – il problema è che non abbiamo sovranità monetaria e non possiamo stampare moneta”. Ebbene poniamo che si facesse. Dove andrebbero quei soldi (svalutati, visto che all’aumento della disponibilità di un bene cala il suo valore)? Nelle tasche dei cittadini o in quelle di burocrati, aziende di Stato, parassiti più o meno titolati e opere pubbliche inutili o lasciate incompiute? Fate voi.

Tutto questo con un rischio ancora maggiore. Se la massa di moneta aumenta senza che si abbia per questo un miglioramento dell’economia e una crescita dell’occupazione c’è un fenomeno molto peggiore della deflazione: la stagflazione, che si ha quando si alzano i prezzi ma Pil e occupazione restano fermi. Uno scenario, per intenderci, da Germania del 1929. È questo che vogliamo? Speriamo di no…

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di on 29 agosto 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Perché la deflazione non è il male assoluto

  1. Federico Rispondi

    29 agosto 2014 at 19:20

    La deflazione non è un male: è ricchezza, ed è un modo per dare potere ai salari. Il male assoluto è il meccanismo infernale creato dall’ Euro, creato per l’elite “banche + abbienti”,e contro le masse. La battuta in ritirata di equitalia, che non può più “pignorare i conti correnti”, è stata fatta a ragion veduta, perchè la gente ritira sempre più soldi dalle banche, perchè i conti hanno una giagenza media bassissima. I conti dei più, che sono poi le masse. La gente ha imparato e questo fà paura. Prepariamoci al prossimo colpo, il capro espiatoria si chiama, da ora, “deflazione”.

  2. Antonio Rispondi

    29 agosto 2014 at 23:51

    Ma sei serio? O.o

  3. Antonio Rispondi

    29 agosto 2014 at 23:58

    “Una macchina già abbastanza attiva che, ogni anno, si mangia ben il 52% del nostro Pil”… STRALOL
    La spesa pubblica si mangia il PIL!?!?!? 😀
    La spesa pubblica fa parte del PIL!!!
    Almeno le basi le dovresti, non dico studiare, ma almeno leggere prima di scrivere un articolo…
    Roba da matti…

  4. Fabio Rispondi

    30 agosto 2014 at 07:34

    Un articolo più bislacco di questo faccio veramente fatica a trovarlo.
    Dimmi che non hai studiato economia ti prego dimmelo…

  5. al skender Rispondi

    9 settembre 2014 at 02:03

    “Secondo dati ufficiali l’ Italia è in deflazione. Questa circostanza può essere un elemento negativo per la risoluzione della crisi . siete molto d’ accordo , abbastanza , poco , per niente ?”

    Questa domanda viene posta presupponendo che la parolaccia “ deflazione “ sia una cosa cattiva e debba avere “ naturalmente “ conseguenze negative.

    Se la domanda fosse stata proposta in questi termini : “secondo dati ufficiali l’ inflazione non è mai stata così bassa, anzi nell’ ultimo mese i prezzi sono addirittura diminutii. Pensi che questa circostanza possa essere un elemento positivo per la risoluzione della crisi ? siete molto d’ accordo , abbastanza , poco , per niente ?”
    Le risposte sarebbero state molto diverse .
    La prima domanda faziosa, è stata posta dal fazioso corriere della sera , servo del potere, del governo , dell’ interventismo statale keynesiano : spendiamo , spendiamo , anche se soldi non ce ne sono , stampiamoli , stampiamoli , o facciamo debiti , alla faccia della Merkel …
    Il Corriere della sera di ieri , sezione economia ( lunedì 8 ) riportava l’ esito del sondaggio , il 41% degli intervistati era molto d’ accordo e il 20 % era abbastanza d’ accordo , 11% non sapeva e solo una percentuale trascurabile era d’ accordo .
    Che schifo ! ( riporto i dati a memoria perché ho letto il giornale al bar e su google non trovo traccia del sondaggio )

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