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I morti (cristiani) politicamente scorretti

Tutta la stampa parla solo di Gaza, ovviamente spacciando Israele (che si difende) per carnefice. Intanto, i cristiani rischiano di sparire dal Medio Oriente, massacrati dal fondamentalismo islamico. A nessuno pare interessare, nemmeno ai giornali d'area. Il Foglio ci ha organizzato una fiaccolata, noi ci siamo andati. Per non abdicare alla verità...

islamForse non tutti lo ricordano. Pochi mesi fa Papa Francesco riunì israeliani e palestinesi. Pace fatta in mondovisione. Francesco era al massimo della visibilità mediatica. Nessuno poteva immaginare che in un batter d’occhio quel clima di pace si sarebbe trasformato nella tragedia della guerra odierna, gravida di sangue e lutti. Il fallimento della pur lodevole iniziativa non va certo messo sul collo di chi promosse l’incontro. Serve a spiegare però che un conto sono le parole, le dirette televisive, le strette di mano e i ramoscelli d’ulivo. Altro conto sono i fatti, la bruta realtà.

L’altra sera ho partecipato alla manifestazione promossa a Roma da Giuliano Ferrara. Sarebbe stato bello ricevere in diretta una telefonata da Papa Francesco. Pazienza! Stavo lì per ricordare i nostri fratelli cattolici che vengono quotidianamente massacrati, talvolta allegramente, nell’indifferenza comune. Vivono perlopiù nell’Africa e nel Medio Oriente. Sono assediati a causa della loro fede. Minacciati di morte, costretti a far fagotto, spesso uccisi in maniera orribile. Il fondamentalismo islamico – e non i musulmani – li incalza, li insegue, li stana, li ferisce, li ammazza. Il giornale dei vescovi, Avvenire, il giornale dove ho cominciato a scrivere, tace sulla fiaccolata. E tace anche il giorno dopo. Il silenzio non è dovuto all’indignazione per la mattanza cattolica, ma perché Ferrara ha legato l’iniziativa ad una doppia preoccupazione: la difesa del popolo israeliano e la difesa del popolo cristiano. Le due cose non vanno bene per l’informazione «politicamente corretta». Dei cattolici non frega niente a nessuno. Degli ebrei invece frega, eccome. Ma bisogna rappresentarli al negativo. Alla manifestazione messa in piedi dal Foglio partecipano molti politici cattolici, ma poco popolo di Dio. Quasi tutti ebrei. Preti? Mah! Posso sbagliarmi. Adesso i preti si vestono come chiunque. Nella quotidianità Israele è una minestra indigesta per i cattolici. Ricordo ancora il vero, autentico maestro della mia generazione, Papa Wojtyla, Giovanni Paolo il Grande. A pochi passi da dove sono, dall’altra sponda del Tevere, entrò in Sinagoga, e chiamò gli ebrei i nostri «fratelli maggiori». Ai nostri fratelli, di più se sono maggiori, dovremmo voler bene. Partecipare alle loro sofferenze, condividere le loro difficoltà che, come Ferrara ha ricordato nell’iniziativa, sono le stesse nostre. Ma i cattolici oggi sentono altre sirene. Il sacerdote che incontro nel pomeriggio all’università e a cui dico provocatoriamente che andrò alla serata mi guarda perplesso. Non mi dice quello che pensa, per bontà cristiana. Ma glielo leggo in faccia. Si ammazzano i bambini, i vecchi, le donne, e tu partecipi? Tempo perso. Mi tornano alla mente i miei compagni di università quando gli ricordavo che gli inglesi alle Falkland stavano combattendo contro un sanguinario dittatore fascista. Stavano tutti con gli argentini. Mi guardavano alla stessa maniera. Oggi ho la piena consapevolezza che avevo ragione. Ne ho la certezza storica. E chi mi guardava storto da tempo insegna all’università, scrive sui giornali, è in Rai, in procura.

Oggi stanno tutti con i palestinesi. Israele è il nemico. A me, come trent’anni fa, la verità sembra un’altra. I cattolici, i cristiani del medio Oriente stanno scomparendo. Le statistiche fanno rabbrividire. Se continua così in pochi anni non ci saranno più cattolici e cristiani in certe aree mediorientali. Neppure uno. Non mi risulta che un cattolico sia mai stato molestato in maniera persecutoria in Israele. Se qualcuno lo è stato di certo le autorità hanno fatto di tutto per rendergli giustizia. I «fratelli maggiori» e i «fratelli minori» hanno parecchi problemi in una zona del mondo. Per una sera li abbiamo ricordati insieme, all’aperto, con un bel po’ di venticello, in un angolo incantevole della città, tra la Sinagoga e San Pietro. Non siamo fra il popolo di Dio molti a pensarla così. Ma ce ne facciamo una ragione. La Chiesa è grande, c’è posto per tutti. Anche per gli stolti, sempre in gran numero.

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di on 1 agosto 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a I morti (cristiani) politicamente scorretti

  1. Ernesto Rispondi

    1 agosto 2014 at 13:03

    “E chi mi guardava storto da tempo insegna all’università, scrive sui giornali, è in Rai, in procura.” Ecco, questa frase spiega meglio di un saggio le ragioni della crisi irreversibile di quello stato-barzelletta chiamato “Italia”. In Italia la selezione della “classe dirigente” è avvenuta al contrario. Con grande e maniacale cura, sono stati esclusi tutti quelli che portavano posizioni eterodosse, ma eterodosse rispetto all’anomalia italiana, cioè una cultura permeata da un inspiegabile catto-comunismo che, oggi, sta distruggendo e facendo marcire tutto.

  2. Ruggero Rispondi

    1 agosto 2014 at 13:38

    Se continua così non ci saranno più cristiani sulla faccia della terra, caro Siniscalchi. Profetica Oriana Fallaci sull’islamizzazione dell’Europa. In Italia anche la Chiesa ha sposato il pensiero debole che ha dato origine al catto-comunismo (il matrimonio contro natura tra i comunisti che non ritengono di avere un’anima e i cattolici che sanno di avere un’anima ma l’hanno venduta per il potere). L’islamizzazione è un processo irreversibile perché gli islamici hanno il pensiero forte. E’ il pensiero che modella la Realtà.

  3. adriano Rispondi

    1 agosto 2014 at 14:09

    Non capisco la differenza fra fondamentalismo islamico e musulmani.Il testo sacro che parla degli infedeli e della loro sorte mi pare sia lo stesso.Il trattamento riservato loro è conseguente e non capisco perchè stupirsene o lagnarsene.Bisogna difendersi,non protestare.L’ultima finzione di pace organizzata in Vaticano si commenta da sè con gli sviluppi succesivi.Dilettanti allo sbaraglio.Gli ebrei sono odiati da molti,anche in Italia.Qualcuno magari pensa di ripristinare antiche procedure ma questa volta temo facciano un errore di valutazione.Gli ebrei di Israele non sono disposti farsi sterminare a gratis ed il prezzo da pagare potrebbe essere alto.Molto alto.

  4. Francesco_P Rispondi

    1 agosto 2014 at 14:23

    Hamas, che ha estromesso Fatah dalla striscia di Gaza ricorrendo anche a campagne di omicidi, è il principale ostacolo alla normalizzazione dei rapporti fra Israele e l’Autorità Palestinese. Hamas rappresenta anche una minaccia per l’Egitto di Al Sisi perché funge da retroterra per i terroristi che operano nel Paese.

    Gaza è una immensa caserma di terroristi fra cui vivono civili destinati ad essere scudi umani e base per il reclutamento di nuovi terroristi e funzionari dell’ONU impotenti e, in certi casi, persino conniventi. L’estesa rete di tunnel permette di nascondere i movimenti interni di uomini e materiali, i magazzini di armi e di infiltrare ed esilarare terroristi tanto in Israele quanto in Egitto.

    L’operazione militare a Gaza sarà molto lunga perché non bastano i bombardamenti aerei a disarticolare le infrastrutture sotterranee. E’ necessario “combattere casa per casa” per distruggere la rete capillare dei tunnel e gli enormi depositi di armi fornite prevalentemente dall’Iran. I tunnel hanno prevalentemente degli sbocchi nelle case come nelle moschee, negli ospedali, nelle scuole, comprese quelle dell’ONU, ecc. Non tutti i tunnel sono conosciuti dalle intelligence israeliana ed egiziana; molte scoperte possono essere fatte solo sul campo.

    Israele sta facendo il “lavoro sporco” per la sicurezza di noi occidentali ed anche dell’Egitto. Nel medio termite Fatah potrebbe beneficiare della diminuita capacità militare di Hamas. Queste cose si sanno, ma non si dicono perché arrivano le veline della sinistra. Non c’è nulla di nuovo in questi atteggiamenti di disprezzo e di odio razziale della sinistra dei privilegiati.

  5. peter46 Rispondi

    1 agosto 2014 at 15:34

    “”””Che il nome di Mahmoud Mohammed Al Asali possa risuonare per
    sempre nelle orecchie dei liberi umani.
    Che l’Onnipotente,sia Egli inteso come Jahvè l’Innominabile,
    Gesù figlio di Dio,o l’Onnisciente Allah,possano accogliere
    nella Casa Eterna la sua nobile anima fino alla morte dei Tempi,
    affinchè possa ricordare col suo esempio imperituro,agli umani
    accecati dall’odio e dall’ignoranza,che la Via passa sempre
    attraverso l’affermazione dell’incontro tra Cultura,Coraggio e
    Volontà.
    Che possa dormire per l’Eternità il sonno dei Giusti””””

    Chi era costui?Il suo nome ricorre in tutte le palestre di dibattito delle Nazioni civili più evolute,alla quali l’Italia non appartiene per propria scelta.Quindi,di lui,nella Rep.Italiana non se ne parla.
    Figlio di genitori giordano-palestinesi trasferiti in Irak,insegnante a Mosul dove è stati instaurato un califfato islamico.Il califfo Al Baghdadi ha comunicato alle popolazioni cristiane residenti che venivano requisite le loro proprietà,i loro beni.Hanno prelevato tutti i contanti dai loro ccbancari ed hanno dato un ultimatum di 24ore:o vi convertite all’islam o ve ne andate.Nessuna delle banche europee ed americane depositarie dei conti si è rifiutata di consegnare il denaro dei legittimi proprietari.
    Il prof.Al Asali si èopposto a questa lina sostenendo di doversi applicare la legge islamica coranica che vieta l’appropriazione di beni altrui e difendendo il diritto dei cristiani di Mosul.E’m stato minacciato ma lui ha resistito.Due giorni fa(l’articolo è uscito in Italia il 22 luglio 2014 ripreso da fonti scozzesi ed irlandesi)si è presentato nell’aula dell’Università a fare regolarmente lezione ai suoi studenti(tutti mussulmani)difendendo i principi libertari del codice canonico coranico.Un gruppo di jidhaisti è entrato in aula,ha interrotto la lezione,e gli ha detto di “chiedere perdono per aver detto il falso” spiegando agli studenti che era giusto e “normale” perseguitare i cristiani ed impossessarsi dei loro beni.Lui si è rifiutato.Ha detto(sono state le sue ultime parole)”Questo non è il mio Islam.Questo non è l’Islam che voglio.Questo non è il vero Islam per gli autentici mussulmani libertari”.E’ stato ucciso a pistolettate davanti ai suoi studenti.Il corpo è stato lasciato lì,riverso sulla cattedra.Mentre gli altri gruppi si riversavano nella sede dell’arcivescovado bruciandolo,il gruppo del califfo ha radunato gli altri professori davanti al cadavere del prof.Al Asali.Hanno dato fuoco alla biblioteca.Dopodichè hanno portato via il cadavere del giurista al quale hanno mozzato poi la testa.Per festeggiare la loro impresa sono andati a bruciare le case dei più importanti esponenti delle comunità cristiane uccidendo chiunque incontrassero per strada.”””
    Dal sito:sergiodicorimodigliani.
    Art:Mahmoud Al Asali:è il nome di un intellettuale martire.Ma di
    lui in Italia non si può parlare.

    Questa—Adriano—è la differenza fra fondamentalismo e mussulmano.
    Questo c’è anche oltre Israele e Gaza.
    Questo è un problema da risolvere,dato che non sembra fosse gente ‘desiderosa’ di “”imbarconarsi””per l’Italia,ma solo ‘desiderosa’di vivere in pace nella loro terra.E magari di poter semmai venire a ‘godere’ le meraviglie del mondo per ‘reciproca’ conoscenza.

  6. Giuseppe Rispondi

    8 agosto 2014 at 10:20

    Che oggi ci sia qualcosa che non quadra nella chiesa ufficiale, quella che governa, quella che gestisce le parrocchie e gli ordini religiosi, salvo rare eccezioni, è provato dall’indifferenza o addirittura dall’ostilità con cui viene visto il caso dei cattolici perseguitati, veri e propri martiri.
    Ricordiamo i martiri dei primi secoli, ci scusiamo con tutto il mondo per ogni fatto storico, o presunto tale, che ci venga, a torto o a ragione rimproverato, ma quando i martiri li abbiamo qui, a portata di mano, vicini vicini, ecco che la chiesa che conta, quella osannata dal mondo, quella buona, quella moderna, quella accettabile, resta pressoché indifferente. Qualche espressione di dispiacere e di solidarietà e chiusa lì.
    C’è qualcosa che non quadra; suona stonato tutto ciò, suona falso.
    Presso Dio i nostri fratelli perseguitati trovano certamente la gloria e la gioia che meritano, ma presso noi cattolici moderni, tutti presi a solidarizzare con tutto ciò che è politicamente corretto e mediaticamente in voga, hanno un posto piccolo piccolo, dove non diano troppo fastidio, dove non pretendano di modificare lo stereotipo del Cattolico brutto, potente, ricco e cattivo.
    Per fortuna il Vangelo non è stato scritto da un maitre a penser dei giorni nostri, ma da gente che viveva l’esperienza dei cristiani perseguitati di oggi, l’esperienza, di solito meno penosa, ma umanamente sempre spiacevole, di tutti coloro che non affermano ciò che piace alla società, ma ciò che dice il Vangelo (e Gesù ci aveva puntualmente avvertito al riguardo).
    Ed è proprio nel Vangelo, riaffermato da Cristiani impopolari ma coraggiosi, che troviamo la forza di stare saldi nella fiducia nella Chiesa di Cristo, non in quella di quei media cattolici che scimmiottano quelli mondani.

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