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Cronaca vera di (kafkiano) controllo balneare della finanza

finanza_supermercatoRiviera adriatica, ora di pranzo. Stranamente c’è il sole. È una di quelle giornate che i titolari dei bagni di queste parti aspettavano da un po’. I tanti clienti del lido Portofino (nome di fantasia) sono tutti seduti in attesa delle deliziose pietanze a base di pesce.

Dopo parecchi minuti, mentre alcuni di loro stanno cominciando a perder la pazienza, improvvisamente si palesa il proprietario del lido con aria piuttosto trafelata: «Signori, vi chiedo scusa, ma è arrivata la Guardia di Finanza per un controllo. Non so dirvi con precisione quando arriveranno le vostre ordinazioni». Nel frattempo, all’interno del bar i due uomini della Gdf stanno scrivendo due contravvenzioni. Una ai danni del titolare, reo di non aver battuto uno scontrino per un caffè e una alla cliente, colpevole di non averlo richiesto. Al termine di questa operazione, partono i soliti controlli di routine. Licenze, contratti di lavoro e interrogazioni, prima di gruppo e poi singole, a tutti i dipendenti del bagno.

Il titolare cerca tutte le carte del caso per mostrarle ai finanzieri. Intanto, i clienti sono sempre là fuori, ad aspettare qualcosa che non si sa quando arriverà. Qualcuno, per non rischiare, si alza e se ne va. Contemporaneamente, all’interno del bar si svolgono colloqui surreali interrotti solo dai mugugni sempre più frequenti dei proprietari. «Scusate, ma abbiamo la sala piena di gente che sta aspettando da mangiare, non possiamo fare questa cosa in un altro momento con più calma?», chiedono in tono di supplica. Niente da fare. «Signora, cosa crede, anche noi stiamo facendo il nostro lavoro». Arriva il momento degli interrogatori. «Lei a che ora attacca e a che ora stacca?», chiedono al titolare. «Guardi io sono il proprietario, non ho orari – risponde – apro al mattino e chiudo alla sera». «Vuole dirci che lei lavora 15 ore al giorno?», domandano tra il serio e il faceto. «Finché il fisico me lo consente», tenta di sdrammatizzare l’uomo.

A quel punto iniziano le domande sui compiti dei dipendenti e sulla divisione dei ruoli. «Lei che cosa fa esattamente?», chiedono a un dipendente. «Io sto dietro al banco, faccio i caffè – risponde – se serve do una mano anche a servire in tavola». «Lei lo sa che se sta dietro al banco non potrebbe anche servire in tavola, vero?», domandano retoricamente gli agenti. Il dipendente guarda il titolare alla ricerca di una via di fuga. «Guardi, questa è un’attività complessa e frenetica, ognuno cerca di dare una mano dove e quando serve», tenta di giustificarsi il proprietario. La tensione sale, vola qualche parola grossa che fortunatamente gli agenti fanno finta di non sentire.

Iniziano gli interrogatori singoli, ogni dipendente a turno si reca in confessionale. Solite domande del caso. Al termine di queste operazioni, sono passate circa duetasse ore. Titolari e dipendenti del bagno hanno provato nonostante tutto a far arrivar qualche piatto ai vacanzieri. Tra un interrogatorio e l’altro. Tra una contravvenzione e l’altra. Ovviamente la giornata è andata malissimo. Gli unici ad essere soddisfatti sono i due agenti della GdF. «Vi dobbiamo fare i complimenti – spiegano – perché avevate tutti i documenti a portata di mano, di solito ci dicono tutti che dobbiamo chiamare il loro commercialista». «Cazzo, se lo sapevo li lasciavo anch’io dal commercialista», sussurra il titolare all’orecchio di un dipendente. Ed è con questo pizzico di amara ironia che si è chiusa tutta la vicenda.

A parte quello scontrino, tutto in regola. In casi come questi i commenti non sono necessari. Chi scrive ha rinunciato al suo pranzo per assistere e raccontare questa storia. Sarete voi lettori, in tutta coscienza, a farvi un’idea su chi quel giorno stesse davvero lavorando e chi, invece, stesse semplicemente impedendo ad altri di farlo.

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di on 20 agosto 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Cronaca vera di (kafkiano) controllo balneare della finanza

  1. umberto Rispondi

    20 agosto 2014 at 07:16

    L’Unione Sovietica Italiana, il peggior nemico di chi lavora

  2. Sergio Andreani Rispondi

    20 agosto 2014 at 08:23

    “Zusmius, uno scrittore della fine del quinto secolo scherzava dicendo che “il risultato dell’esazione delle tasse erano città e campagne piene di gente che si lamentava e piangeva, e tutti… speravano nell’aiuto dei barbari”.

    Al punto che molti contadini dell’impero arrivarono a combattere insieme ai barbari invasori (o liberatori?) e non solo i contadini ma anche, per esempio, i minatori dei balcani che fecero una secessione per aggregarsi in massa ai visigoti nel 378.

    Altra gente semplicemente se ne andò dall’impero verso le regioni più a nord.

    Nel suo libro “Decadent Societies” lo storico Robert Adams scrisse: “Per il quinto secolo la gente era pronta ad abbandonare la civilizzazione stessa pur di scappare dal terribile carico di tasse che l’Impero imponeva”.

  3. Albert Nextein Rispondi

    20 agosto 2014 at 10:11

    I parassiti pubblici contro i produttori privati.
    E’ tutto qui.

  4. ultima spiaggia Rispondi

    20 agosto 2014 at 10:32

    Ho avuto anch’io vari controlli della G. di F., ma sono stato fortunato perché ho sempre incontrato, dal semplice finanziere ai gradi superiori, persone responsabili ed intelligenti.
    Il problema, quindi, non è l’imbecillità di qualcuno che ci mette del suo per aggravare la crisi, ma del sistema, che a ben vedere è “mafioso”.
    La legge è uguale per tutti o vale solo per i più coglioni? Se il ristoratore ed il cliente sono in torto per uno scontrino di un caffè non emesso (pensa che danno!), tutti i finanzieri, dico TUTTI, sanno che gli extra comunitari ambulanti vendono merce senza scontrino e che quella merce, per forza di cose, deve avere una provenienza illegale. Un giro di affari enorme che si ripercuote sull’economia del Paese, anche sul piccolo commerciante che ha pagato per uno scontrino non emesso.
    Ma di tutto questo alla classe politica, ben pasciuta, non frega un cazzo.

  5. Mister Libertarian Rispondi

    20 agosto 2014 at 20:21

    Facciamo negli uffici della finanza gli stessi controlli che loro fanno a noi: per ogni minima irregolarità nei loro verbali o nei loro orari di lavoro gli appioppiamo le stesse multe stratosferiche che queste carogne fanno alle aziende.

  6. Stefano Rispondi

    20 agosto 2014 at 20:29

    Citazione:
    “Non chiedo che lo Stato faccia qualcosa per me;
    mi accontenterei non facesse di tutto per ostacolarmi”

  7. Sandro Rispondi

    20 agosto 2014 at 21:57

    La colpa è dei clienti senza le palle che dovevano tutti insieme prendere i finanzieri e cacciarli dal locale a calci nel culo.

  8. Mario Rispondi

    21 agosto 2014 at 10:02

    Ragazzi ma questo e’ personale specializzato,questi sanno d’impresa e come trattarla.Questi hanno studiato il come aiutare l’impresa.Eppoi questo ristoratore che da da mangiare ai clienti nell’orario in cui il finanziere controlla,ma dai anche lui è’ disturbante per questi lavoratori dello Stato che paghiamo noi.

  9. Piccolapatria Rispondi

    21 agosto 2014 at 20:18

    Avranno rimediato, così en passant, un buon pasto gratis per il quale il titolare avrà diligentemente battuto lo scontrino quale obbligo fiscale anche per un “omaggio” come vuole la legge?

  10. CampioniGratis Rispondi

    23 agosto 2014 at 06:42

    non so se questa storia e’ piu’ kafkiana o piu’ orwelliana…

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