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Se serve una legge per ricordar che la famiglia è uomo/donna

Com’era in calendario, martedì 1° luglio Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato la mozione a difesa e sostegno della famiglia naturale che cerca digay-adozioni limitare al massimo la tracotante ingerenza della cosiddetta “ideologia del gender” nelle scuole, di recepire nel nostro ordinamento ogni e qualsiasi corbelleria proferiscano in merito i famosi organismi internazionali, e di non lasciar cadere nel nulla l’ultimo rimasuglio di buon senso rimasto.

La mozione l’aveva proposta la Lega Nord, e qui s’impongono due semplicissime considerazioni. La prima considerazione, politica, ravvede nella Lega Nord l’unico partito rappresentato nel parlamento italiano che si schieri per la famiglia naturale contro l’aggressione GLBT. Tutti gli altri partiti, infatti, con sviolinate a concorso di grandi firme del giornalismo e di operatori della cultura, stanno dall’altra parte, facendo a gara a chi per primo s’iscrive all’Arcigay, a chi è più gay-friendly del proprio vicino di banco, a chi cala più in fretta le brache (oops…). Ovviamente, in quest’accozzaglia trans(partitica) c’è un numero inverecondo di falsari: mica a tutti quelli che si fanno belli davanti a gay e lesbiche piace davvero l’ammucchiata omo, epperò pensano che la cosa li renda più popolari, più presentabili, insomma che prima o paghi in termini elettorali.

La Lega Nord avrà quasi certamente fatto il medesimo ragionamento: schierandosi da sola contro l’unanime consenso GLBT dei partiti italiani cerca d’intercettare il consenso di quella fetta di elettorato ancora numerosa è che rimasta priva di rappresentanza politica. Calcolo per calcolo, può darsi che qualcuno abbia in questo modo trovato finalmente il simbolo su cui apporre la volta prossima la fantomatica crocetta. Se fossero tanti, ci sarebbe davvero da divertirsi. Se fossi un alto dirigente della Lega Nord, ci farei un pensierino. Se fossi un vescovo, due.

famigliaLa seconda considerazione è di ordine culturale. Nell’anno 2014, per dire che la famiglia è solo quella che naturalmente possono mettere su un uomo e una donna (che siccome sono fatti diversamente ognuno alla sua maniera riescono a fare quello che due gay non possono strutturalmente fare, cioè i figli, i quali, sommati ai genitori, danno come risultato quella cosa che chiamiamo famiglia da che c’erano in giro ancora le tigri dai denti a sciabola) ci vuole un partito che scriva una mozione, personale politico che la sostenga, un’aula consigliare che la voti e alla fine dell’approvazione si può finalmente dire “embè, abbiamo scoperto l’acqua calda”. Ora, quell’acqua calda è oramai più preziosa dell’oro nero, e io la mozione approvata della Lombardia me la tengo stretta: non bisogna infatti essere omofobi per dire che l’unica famiglia possibile è quella eterosessuale, ma per pensare che da due persone fra loro sterili possa nascere qualcosa di anche lontanamente assimilabile alla generazione della vita su cui si fonda la famiglia basta invece essere pirla. Non trasecolate: è un tecnicismo lombardo dettato dalla materia in oggetto.

Ora, che si sia arrivati al punto di avere bisogno di una mozione sottoposta al voto per dire quello che fino a una manciatina di anni fa sarebbe stato considerato banale, mi convince sempre più del fatto che la nostra non è affatto la controciviltà del pensiero debole, molle o fiacco, ma quella del pensiero del suddetto tecnicismo lombardo.

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di on 8 luglio 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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