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Se l’Europa importa l’inferno fiscale italiano

Se c’è un detto popolare che è saggezza distillata è il seguente: “In un cesto la mela marcia fa marcire tutte le altre”.

Qualche giorno fa, leggevo questa inquietante notizia: «Lo scontrino fiscale in Austria non esiste. Bar e ristorantitasse talvolta lo rilasciano, perché lo stampa in automatico il registratore di cassa, ma non sono obbligati a farlo. Più spesso il cameriere fa il conto a matita su un semplice block-notes. Così, almeno fino a oggi. Ma in futuro le cose potrebbero cambiare, perché il fisco austriaco ci sta facendo un pensierino, prendendo a modello il sistema esistente in Italia e in alcuni altri Paesi europei. Sì, proprio lo scontrino fiscale, che da noi spesso è visto come una inutile vessazione, dall’osservatorio austriaco, invece, è studiato come un meccanismo efficace per combattere l’evasione fiscale. Ne è convinta Sonja Steßl, sottosegretaria alle Finanze. La rappresentante del governo se ne sta occupando da mesi ed è giunta alla conclusione, sulla scorta delle verifiche sul campo svolte dai suoi collaboratori, che nel settore del commercio al dettaglio e degli esercizi pubblici vi sia un’evasione annua che potrebbe aggirarsi sul miliardo di euro».

Da quanto riportato, si evincono due conclusioni. La prima, è che anche in Austria si evadono le tasse per fortuna (alla faccia della Gabanelli). Il secondo, decisamente allarmante, è che a Vienna hanno in animo di prendere a modello per il proprio Fisco il sistema italiano. Per capirci, la scelta degli austriaci è paragonabile a quella di Armani che anziché far sfilare Adriana Lima in passerella decide di puntare su Rosy Bindi.

Verschwiegene Geldanlage im KleinwalsertalIl Fisco italiano è una macchina inefficiente e repressiva, che vanta nel suo corpaccione veri e propri taglieggiatori, vedansi alcune inchieste sui metodi operativi dei controllori che entrano nelle aziende. Il Fisco italiano, incarnato nei Befera e nei Visco, spreme i contribuenti con imposte che vanno ben oltre il 70% del frutto del loro lavoro. Che da Klagenfurt in su, decidano di prendere a modello l’Italia significa per davvero che l’Unione europea (la cesta che contiene tutte le mele) è una disgrazia senza pari. Il fatto che l’Austria sia stata costretta ad abbandonare il “segreto bancario” prima e, adesso, pensi a rendere obbligatorio lo scontrino per i commercianti, non solo conferma il proverbio in apertura di questo articolo, ma lascia intravvedere all’orizzonte un futuro tutt’altro che prospero per questa vecchia e malconcia Europa.

La mela marcia italiana sta facendo marcire la confinante mela sana austriaca. Poco a poco, si guasteranno anche tutti gli altri frutti. Non si riesce proprio a comprendere la ragione per cui si debba andare incontro ad Unione Europea modello inferno fiscale tricolorito.

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di on 31 luglio 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Se l’Europa importa l’inferno fiscale italiano

  1. Albert Nextein Rispondi

    31 luglio 2014 at 08:14

    Se anche la Svizzera , pare, vuole aiutare l’unione europea nella caccia all’evasore tramite la fornitura di dati bancari, ecco che appare chiaro che la vessazione è il sistema di governo europeo.

    E al peggio non c’è limite.
    Salvo un default risanatore e rigeneratore.
    Quel default che, secondo me, è l’unica cosa che può far aprire gli occhi ai vari sudditi.

    Una volta andavo in vacanza in Austria, prima che entrasse nell’unione europea.
    Pochi italiani, costi bassi, brava gente ospitale, ordine e pulizia.

    Oggi è il contrario, frontiere aperte ,costi uniformati a quelli dell’italia, italiani in avanscoperta ovunque col loro caos e scarso senso civico, meno ordine e meno pulizia.

    • Fabio Colasanti Rispondi

      31 luglio 2014 at 22:09

      la Svizzera purtoppo ha già rinunciato ad ogni forma di segret e lo scambio d’informazioni con europa e stati uniti è cosa già funzionante.

      Non solo: col cambio fisso con l’euro di qualche anno fa, è come se fossero entrati nella moneta unica ma senza dirlo ai propri cittadini.
      E’ davvero impressionante che una tale violenza sia capitata nel paese dei referendum e voto reale del popolo più ammirato al mondo.

    • CARLO BUTTI Rispondi

      2 agosto 2014 at 11:20

      Frequento l’Austria da decenni, prima e dopo l’Euro. Tutto questo degrado a me non risulta.

      • Leonardo Facco Rispondi

        3 agosto 2014 at 14:35

        Carlo, il degrado arriverà se copiano l’Italia. E l’Europa superstato che sta venendo avanti.

  2. umberto Rispondi

    31 luglio 2014 at 08:30

    Un metodo geniale per uscire dalla crisi. Potremmo mandare Befera, Visco e compagni a fare consulenza non solo in Austria, ma in tutta Europa. Se riuscissimo a esportare anche politici e sindacalisti sarebbe perfetto, un incremento del Pil a doppia cifra, da far invidia ai cinesi

  3. Stefano Nobile Rispondi

    31 luglio 2014 at 10:26

    no, l’UE è in grado di far marcire qualunque stato.
    A prescindere dall’Italia che, semmai, è un ottimo catalizzatore.

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