Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

I tagli che Renzi dovrebbe fare

L'ultima spending review prevede risparmi per meno di un miliardo, una goccia nel mare rispetto agli 800 di spesa. Se si vuol davvero cambiare le cose si abbia il coraggio di agire su pensioni, dipendenti pubblici e partecipate. Vademecum liberista

renziCome c’è tassa e tassa, c’è anche taglio e taglio. Solo che, in Italia (e il lettore perdoni le assonanze), mentre qualsiasi tassa, anche di minuscola entità, risulta a dir poco intollerabile, i tagli, per produrre buoni effetti, dovrebbero essere cospicui.

Peccato che, al contrario, il governo Renzi non faccia che prevedere altro che piccoli ritocchi, che, insieme, non varranno neppure un centesimo della spesa pubblica. L’ultima trovata è un documento di 106 pagine sui costi della politica: un’analisi dettagliata di come ridurre i costi degli amministratori ad ogni livello, mettendo dei tetti, e includendo nei tagli anche quelle società, come la Rai, che sono legate a doppia mandata alla politica. Un progetto positivo che ha, però, due enormi limiti. Il primo è di tagliare, ancora una volta, i piccoli rami (gli enti locali) lasciando intatto il tronco secco dello Stato centrale. La stragrande maggioranza dei tagli – dove «viene il bello», come ha commentato Sergio Rizzo sul Corriere – insistono sui piccoli comuni da accorpare (300 milioni di risparmi) e i consigli regionali (-330 milioni). L’altro elemento che lascia quantomeno delusi è l’ammontare dei tagli che non arriva lontanamente al miliardo di euro su una spesa di oltre 800.

Si vuol tagliare davvero? Benissimo allora, al di là delle iniziative giuste sulle politica (che hanno il merito di portare con sé un’idea di maggiore equità verso il cittadino), si abbia il coraggio di incidere su queste voci di spesa:

Pensioni: ogni anno ci costano la bellezza di 266 miliardi di euro (dati 2012). I pensionati Inps sono all’incirca 15,9 milioni che vuol dire grosso modo un assegno da circa 16mila euro a testa l’anno. Se si vanno a vedere meglio i dati, però, si scopre che ci sono enormi differenze: il 73% dei pensionati prende una pensione con un valore medio di 1.196 euro al mese, mentre oltre 900 mila italiani (circa il 6%) prende più di 3mila euro al mese. Nulla di male, se quei soldi fossero meritati: peccato che, mediamente, chi prende 3mila lordi ha versato, di media, il corrispettivo di 1.600 euro. Se si ricalcolassero le pensioni col contributivo si risparmierebbero parecchi miliardi.
Dipendenti pubblici: in Italia sono ben più di 3,2 milioni per un costo di 170 miliardi di euro, circa 53mila euro a testa. Una cifra molto alta generata dall’alto numero di dirigenti (spesso ingiustificati) e dagli aumenti avvenuti fra il 2001 e il 2009. Si potrebbe adeguare retroattivamente ogni aumento alla media del settore privato in modo da eliminare gli aumenti eccessivi. Non solo: si potrebbe imporre un rapporto massimo fra cittadini e dipendenti pubblici, per evitare che ci siano comuni che – a parità di abitanti – assumono il triplo degli altri.
Società partecipate: sono troppe, inutili, costose. Invece di produrre reddito, come dovrebbe fare un’azienda, costano parecchi soldi alla collettività: 26 miliardi di euro. Se si vendessero anche a un euro, con l’obbligo per chi le compra di risanarle, lo Stato risparmierebbe parecchio.

Poi, certo, si potrebbe pensare anche a un sistema di voucher per sanità e istruzione, per premiare le strutture migliori, o addirittura a una privatizzazione dei due settori. Ma già ci accontenteremmo, e non poco, se si potessero ridurre le spese più vistose. Che però non si toccano perché muovono (troppi) interessi e (troppe) clientele.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 18 luglio 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a I tagli che Renzi dovrebbe fare

  1. Mirko Rispondi

    18 luglio 2014 at 09:08

    Non sono assolutamente daccordo sulla soluzione per i dipendenti pubblici. Il fatto che vengano mediamente pagati troppo e se ne proponga la riduzione degli stipendi non risolve il problema reale. Ne va ridotto drasticamente il numero, perchè sono troppi. Se poi si rapportano ai servizi elargiti, in termini di qualità e quantità, sono in numero esorbitante. Per non dimenticare che ogni dipendente pubblico, oltre a gravare sulla collettività, crea burocrazia perchè quando si muove non sa fare altro che mettere bavagli e lacciuoli a che deve lavorare. E la burocrazia è un cancro nascosto che va considerato al pari della spesa pubblica.
    Un milione di dipendenti pubblici a casa. E tutto quello che viene recuperato che vada in tagli alle tasse. Avremo un’accelerazione tale dell’economia che i licenziati, sempre che abbiano voglia di iniziare a lavorare, sarebbero riassorbiti dal tessuto produttivo in pochissimo tempo.

  2. maboba Rispondi

    18 luglio 2014 at 10:16

    Ormai c’è poco.
    Nel senso di capire se Renzi non fa praticamente niente di quello che dovrebbe sulla spesa pubblica perché è condizionato da un partito e un gruppo parlamentare che sostanzialmente non lo ama troppo, oppure perché è semplicemente omogeneo a chi gli sta intorno.
    Quest’autunno potremo verificare “coram populo”.
    Io propendo purtroppo per la seconda possibilità e allora avremo altra grandinata di tasse, perché naturalmente lo vuole l’Europa e il debito pubblico!

  3. sergio Rispondi

    18 luglio 2014 at 10:25

    Dici ?
    Più facile che rimettano le loro manacce nelle tue tasche !

  4. ultima spiaggia Rispondi

    18 luglio 2014 at 10:48

    Risparmiare un miliardo su ottocento di spesa, con un debito pubblico in crescendo e da capogiro, significa non aver capito un cazzo della situazione in cui ci troviamo.
    Renzi non è la soluzione del problema, che si trascina e si aggrava da almeno sessant’anni, ma il problema. Un grosso problema. Come lo è stato Letta, Monti, Berlusconi, Prodi e così via, senza soluzione di continuità.
    Le promesse del “rottamatore”, come tutte quelle dei Governi che l’hanno preceduto, fanno a cazzotti con la matematica. Il cancro è la spesa pubblica, inclusa la loro, ma non la toccheranno mai, perché l’hanno creata di proposito e rappresenta il loro bacino di voti. Pensare che si facciano male da loro è da cojoni. Quello che in definitiva siamo.

  5. Giovanni Schiavo Rispondi

    18 luglio 2014 at 11:34

    800 mld di spesa pubblica, mamma mia.
    La spesa pubblica è come una rete idrica, dalla sorgente parte 100 e a destinazione arriva 50.

  6. Ernesto Rispondi

    18 luglio 2014 at 11:35

    Sempre colpito dall’ingenuità che, talora, si osserva nel “campo liberista”. Mi soffermo su una sola questione. Quando si discute di dipendenti pubblici, si parte dal dato dei “3,2 milioni”. Beh, quel dato è FALSO. Ed è falso per milioni di unità! Non capisco perché si accetti quel dato, che è di FONTE SINDACALE, e serve ai sindacati, attraverso una serie di falsi consecutivi da codice penale, ad affermare che in Italia i “dipendenti pubblici” non sono di più che altrove. Se si accetta di ragionare partendo da un FALSO, si è perdenti senza nemmeno cominciare la discussione. La verità è che in Italia le persone che, a vario titolo, traggono la loro primaria fonte di sostentamento da denaro NON PRIVATO, ossia a vario titolo erogato da fonte pubblica, sono l’esorbitante numero di SEI MILIONI. E’ inutile che i sindacati ci ammansiscano col numero dei CEDOLINI… Eppure, non ho visto UN SOLO liberista andare a vedere il bluff. Oh, e i sindacati fanno di peggio! Quando, ad esempio, fanno il confronto col Regno Unito, qua TOLGONO circa 3 milioni di unità, là SOMMANO ai “cedolini” (che allora non arriverebbero al milione!) persino i bibliotecari! Eppure i dati della spesa per i “civil servants” in UK sono PUBBLICI, e aggiornati annualmente con un libro bianco. Un continuo, avvilente, schifoso, immondo gioco delle tre carte che serve a proteggere una categoria di ladri, evasori e parassiti che porta al PD 8 milioni secchi di voti, garantiti sempre. O qualcuno DICE QUESTE COSE, o vinceranno sempre loro.

    • Leonardo M. Rispondi

      24 luglio 2014 at 10:02

      Se ha dati e ragionamenti su questi numeri cerchi di pubblicarli o di farci fare un articolo mandandoli alle redazioni. Taroccare i numeri è una pessima abitudine italiana per confondere e manipolare la popolazione. Dobbiamo essere tutti sentinelle attive su queste cose, perchè se è come dice lei è veramente una bomba!

  7. Albert Nextein Rispondi

    18 luglio 2014 at 13:39

    Anch’io avrei alcune indicazioni da proporre.

    Ma in tutta sincerità ritengo che ormai da anni si sia superato il limite del non ritorno.

    Lo stato italiano è irriformabile.
    La situazione economica è in coma depassé.
    La classe politica è incompetente e brigante.

    Senza idee e senza azioni da decenni, si vaga alla deriva verso un default cosmico.

    Non lo dico io.
    Lo dicono i numeri e lo confermano le bugie di chi ci vuol tenere tutti ciechi, in attesa dell’estrema misura : il prelievo forzoso della ricchezza e del risparmio privato.

  8. Francesco_P Rispondi

    18 luglio 2014 at 13:53

    Il vero taglio è tagliare l’Italia.

    Solo rinnegando lo Stato unitario, emerso dal quel processo casuale chiamato Risorgimento, sarà possibile spezzare il coacervo di interessi che rende impossibile riformare il “sistema Italia”.

    Il “sistema Italia” con il suo immobilismo e i suoi burocrati, faccendieri, sindacalisti, politici, lacchè, ecc., ci sta portando dritti verso il collasso dell’industria e dei servizi e, quindi, verso una miseria da terzo mondo. Per liberarsi dei parassiti, la penisola deve tornare agli Stati nazionali.

    • Ernesto Rispondi

      18 luglio 2014 at 15:27

      E’ corretto, manon ho mai visto uno stato come l’Italia permetterlo senza spargimenti di sangue. Il caso Jugoslavia è dell’altro ieri: altro stato artificiale, nato per volontà di pochi come “casa di tutti” e diventato in breve la sala giochi dei serbi, che occupavano ogni e qualsivoglia posizione pubblica, lasciando a croati e sloveni il compito di sgobbare e portare a casa pecunia, da riversare poi in blocco nella casse del partito a Belgrado. Vi ricorda qualcosa?

  9. adriano Rispondi

    18 luglio 2014 at 17:51

    Tutte proposte ricorrenti,accettabili in maniera inversamente proporzionale al contenuto estremistico e di fattibilità.Occorre ricordare le leggi in vigore.Queste non consentono di tagliare alcunchè.Figuriamoci ammettere secessioni o licenziamenti di dipendenti pubblici.Prima di avanzare proposte che con la legislazione vigente si sa essere irrealizzabili,occorre dotarsi di strumenti che consentano ai cittadini elettori di poter scegliere la strada da seguire,senza pericoli di cassazione.Se la sovranità fosse del popolo ognuno potrebbe proporre le soluzioni in campagna,si vota,si decide e si realizza con vincolo di mandato.Poi se la maggioranza è per “ottanta euro per tutti” o altre simili amenità,pazienza.Almeno i disastri che ne seguiranno avranno avuto il benestare di chi alla fine pagherà.

    • Ernesto Rispondi

      18 luglio 2014 at 18:59

      Le leggi, caro Adriano, appartengono a una struttura che si chiama ordinamento, ove è stabilita una gerarchia che rende alcune norme soccombenti rispetto ad altre. Un paese civile, il Regno Unito, non ha paura di permettere che si svolga un referendum “secessionista”. Un paese incivile quanto l’Italia, la Spagna, cerca di impedirne uno identico. Per il diritto internazionale, il comportamento illecito è quello spagnolo. La parte della Costituzione italiana che sancisce l’indivisibilità italiana è, oltreché palesemente figlio di totalitarismo, nulla per il diritto internazionale. Il principio di autodeterminazione ha fatto sì che una mattina, mentre l’Europa tremebonda e socialistoide nicchiava, gli Stati Uniti abbiano riconosciuto, nella sorpresa generale, l’esistenza dello stato “Slovenia”. Poi, fu effetto domino, e prima del tramonto la Slovenia fu libera dal giogo serbo. Le secessioni si fanno, basta averne le ragioni, lo spirito nazionale, i politici giusti e le capacità di creare rapporti internazionali.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *