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Protestiamo anche noi. Ma perché Renzi taglia troppo poco

Il tetto massimo agli stipendi dell'apparato ha scatenato il putiferio. Noi invece ricordiamo le parole della Thatcher: «La mia non è una politica del consenso». Qui c'è ancora un intero Paese da far infuriare e ben altre riforme da affrontare: Fisco, spesa pubblica, Giustizia...

Dipendenti CameraHa ragione da vendere Maurizio Belpietro quando dice che quello che sta succedendo in queste ore all’interno dei palazzi della politica è il più efficace e potente spot elettorale pro Renzi. Soprattutto a Montecitorio dove i dipendenti parlamentari stanno riuscendo nell’ardua impresa di far passare il premier per quel grande statista che in realtà non è. Infatti, dopo che gli uffici di presidenza delle due camere hanno fissato il tetto retributivo massimo ( 240mila euro all’anno) relativo ai Consiglieri Parlamentari, in aula è scoppiato il putiferio. Cori da stadio, insulti, sit in, applausi ironici.

Chi è solito frequentare i palazzi del potere giura che niente di simile sia mai accaduto. Soprattutto dato che a far partire la bagarre non sono stati i politici ma i solitamente molto composti ed educati collaboratori parlamentari. È chiaro però che quando si tratta di andare a scalfire alcuni privilegi acquisiti (che non sono diritti) anche dei docili agnellini si trasformano in leoni feroci. Poteva mancare in tutto ciò la ridicola protesta dei sindacati di categoria? Certo che no. Pensate, sono addirittura 25 le sigle sindacali con cui il governo a breve dovrà gioco forza trattare se vuol portare a casa la riforma, più numerose che alla Fiat. Secondo loro, evidentemente, è giusto che un barbiere a fine carriera guadagni quanto un consigliere parlamentare. Ben 480mila euro l’anno. Altri mondi. Ecco cosa scrivono: “Apparirebbe (la riforma, ndr) evidentemente un illegittimo esercizio di potere impositivo, in totale spregio dell’articolo 23 della Costituzione”. E ancora: “Non difendiamo privilegi, ma soltanto il rispetto dei diritti e riforme che rispondano effettivamente e principi di efficienza e trasparenza”. Come no. A questo punto due o tre domande sul ruolo e sulla necessità di tale rappresentanza sindacale viene da farsele. In una società post ideologica come la nostra sono davvero indispensabili i sindacati? La concertazione ha ancora senso? Secondo il premier e i suoi più stretti collaboratori sì. Tant’è che recentemente il ministro Boschi aveva indicato Margaret Thatcher, una che sindacati li aveva sconfitti, come un modello negativo da non seguire. Ma è proprio in una frase pronunciata dall’Iron Lady che vediamo tutta la differenza tra un grande statista e l’attuale presidente del consiglio italiano: “La mia – disse – non è una politica del consenso ma del convincimento”. E ancora: “il mezzo è l’economia, il fine è quello di cambiare il cuore e l’anima”. Perché il suo intento era evidente: “cambiare il Regno Unito da una società dipendente in una società autosufficiente, da una nazione “dammi-qualcosa” a una nazione fallo-da-te”. In una Gran Bretagna “alzati-e-fallo” anziché in una “siediti-e-aspetta”.

Il fatto che ci siano tante proteste è positivo. Vuol dire che qualcosa sta cambiando. Ma nessuno si faccia illusioni. Renzi, purtroppo, non è la Thatcher.

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di on 25 luglio 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Protestiamo anche noi. Ma perché Renzi taglia troppo poco

  1. Albert Nextein Rispondi

    25 luglio 2014 at 17:31

    La politica in italia è basata su un precetto clientelare basilare.
    Dare un colpo al cerchio ed uno alla botte.
    Nel tentativo insensato di avere, poi, la botte piena e la moglie ubriaca.

    I precetti popolari furbetti e laidi che costituiscono le fondamenti sociali della convivenza nazionale e dell’operato politico sono la causa dello sconquasso e della miseeria in arrivo.
    Come dice Leo Facco : hasta la miseria , siempre.

  2. Fiorenzo Rispondi

    25 luglio 2014 at 18:30

    La strada e’ lunga,Renzi deve tagliare il 50% dello Stato,costi quello che costi.E queste Signorine che guadagnano più di Obama per poco fare ritornino con i piedi sulla terra a ringraziare le migliaia di sindacalisti,1 ogni 5 dì pendenti,che fingono di tutelare le vergogne tutelando loro stessi e si vergognassero non sarebbe male.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    25 luglio 2014 at 20:16

    Ma che è la sede ufficiale dei parassiti d’Italia?
    E ci sono pure 25 sigle sindacali?
    Ma di quale riforma stiamo parlando? Qui ci vuole una bella rivoluzione che estirpa il cancro alla radice.
    240mila euro all’anno sono 20mila al mese, circa 40milioni delle vecchie lire.
    Se poi un barbiere a fine carriera guadagna 480 mila euro, 40MILA EURO AL MESE, è segno che qualcuno gli ha concesso questo “diritto”. CHI?

  4. ulysse Rispondi

    26 luglio 2014 at 10:34

    Renzi non e’ la Thatcher e si deve aggiungere, per completezza, la RAI non e’ la BBC. I mezzi di informazione servono a sostenere l’ azione di governo, soprattutto con R. E funziona cosi’.Napolitano senza citare R detta le linee guida al governo. La RAI: Napolitano, sottolineando bene il nome, ha detto…
    L’opposizione cosa fa? Lascia fare a R perche’ se si arriva a una manovra se ne lava le mani; e’ meglio che le colpe ricadano su R. Nel frattempo si sovvenzionano aziende con soldi pubblici, si mandano in prepensionamento gli statali (ancora?..), si concede la deroga legge fornero all’ Ars…. TUTTI ZITTI ?

  5. step Rispondi

    26 luglio 2014 at 13:54

    Ma Belpietro dov’era quando governava Berlusconi? Perché Belpietro non invocava il tetto retributivo quando a decidere era Berlusconi? Ma a parte lo squallore di certe faziosità, il fatto è che dobbiamo accontentarci di questi “rimasugli” liberali: abbiamo dovuto aspettare un Renzi, uno che di cultura è cattocomunista lapiriano, per vedere qualcosa di “infinitesimalmente” liberale… e io che pensavo che le cose liberali dovessero essere fatte da chi liberale dice di esserlo…

    Acontentiamoci per ora di questo. Già il passaggio di certi concetti – come quello dello snellimento dello Stato – è una cosa positiva e di rottura, in una nazione socialista e farraginosa come la nostra. È già rivoluzionario il cambiamento di paradigma, anche tra la stessa gente. Poi è chiaro che Renzi non è la Thatcher, purtroppo (e chi se ne frega se qualcuno dello staff renziano giudica la Iron Lady in modo negativo, può essere che lo faccia per mettere a tacere le critiche provenienti da sinistra).

    Io mi preoccuperei piuttosto di costruire una vera destra, cioè un soggetto politico anti-statalista che si contrapponga nei fatti alla sinistra, sinistra che per sua storia è più statalista della destra occidentale liberale. Io mi preoccuperei di questo, dato che da 20 anni abbiamo praticamente due centro-sinistra, uno esplicito e uno implicito.

  6. diego mozzanica Rispondi

    28 luglio 2014 at 17:01

    CONDIVIDO 101 % la risposta di “commenti -Fiorenzo & ultima spiaggia – 25/7/14 ” Basta stop con ” finche la barca va lasciala andare …”anche se visibile & udibile un Niagara Fall …..

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