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Occhio all’Euro-Minculpop

È iniziato il semestre europeo a guida italiana. Renzi ha fatto il suo pistolotto di circostanza, ma prima di lui l’europropaganda è iniziata sulla televisione di Stato, con la messa in onda di quegli spot “pro-Europa”, tanto ributtanti nei contenuti quanto belli e zuccherosi nella fattura. C’è la musica suggestiva, la voce narrante che ti rassicura, ci sono quelli che hanno inventato la Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) e i giovanetti multicolor che suonano l’inno alla gioia. Un potpourri di buoni sentimenti che pretende di farci apparire l’Unione dei 28 come il grande, unico paese delle meraviglie possibile, dove ognuno di noi è un’Alice predestinata.

Quei caroselli, diciamocelo chiaro, sono degni del Minculpop di mussoliniana memoria. Perché l’Unione europea non è più un’area di libero scambio e libera circolazione di merci, capitali e persone. Essa non ha più nulla a che vedere con quel che i padri fondatori s’erano limitati ad immaginare. Oggi, l’Ue è un Superleviatano con la tendenza a prendere le sembianze di un grande inferno fiscale e burocratico. Sapete che i dieci comandamenti contengono 279 parole, la Dichiarazione Americana d’Indipendenza 300 e le disposizioni dell’Unione Europea sull’importazione di caramelle esattamente 25911? Vi dice qualcosa questo? Siamo al delirio di onnipotenza della politica!

Nell’anno 2000, organizzai un convegno a Milano, presieduto dal professor Sergio Ricossa, intitolato “Europa, l’ultimo Leviatano”. Erano tempi in cui, gli antieuropeisti sconclusionati di oggi tessevano le lodi del Trattato di Nizza e della moneta unica. Nel libro che pubblicai insieme al Cidas di Torino per l’occasione, intitolato l’«Insopportabile peso dello Stato», Pascal Salin ebbe a scrivere: «Dobbiamo sapere e proclamare che lo Stato è nostro nemico, non dobbiamo esitare a ripetere senza sosta che lo Stato non è un buon produttore di regole e che esso è solamente, secondo Bastiat, questa grande finzione per la quale ciascuno cerca di vivere alle spese degli altri». Una critica che, di fronte al Superstato architettato a Bruxelles, suona ancora più attuale di allora. Anni fa, Antonio Martino affermò: «Se in nome dell’Europa ci daremo a comprimere e ridurre le libertà individuali, sforzandoci di aggiungere un ulteriore strato di fiscalità, regolamentazione, dirigismo, burocratizzazione, uniformità imposta dall’alto ed interventismo ai troppi già esistenti a livello nazionale e locale, otterremo come unico risultato la disintegrazione della costruzione europea, il prevalere dell’europessimismo». Sta accadendo, nonostante quei patetici spot messi in onda a spese dei soliti contribuenti.

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di on 2 luglio 2014. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Occhio all’Euro-Minculpop

  1. Albert Nextein Rispondi

    2 luglio 2014 at 18:42

    Come mai Barisoni di radio24 non se n’è accorto?

    • Bortolo Rispondi

      2 luglio 2014 at 22:36

      Perché è un fine notista politico ed economico.

      Ahahahahahahahahahahahahahah

  2. Enrico Sanna Rispondi

    2 luglio 2014 at 22:16

    “Perché l’Unione europea non è più un’area di libero scambio e libera circolazione di merci, capitali e persone. Essa non ha più nulla a che vedere con quel che i padri fondatori s’erano limitati ad immaginare.”

    L’unione europea non è mai stata un’area di libero scambio, ma una zona in cui lo scambio e la circolazione avvengono in maniera controllata maniacalmente. E ha molto a che vedere con quello che i “padri” fondatori avevano immaginato: una dittatura.

  3. Max Rispondi

    3 luglio 2014 at 09:29

    L’ uinone europea è cosi perchè fu inventata da Hitler. Potrà mai essere una buona cosa? (Piano Funck 1942)

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