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L’ultimo stadio della spremitura è la “tassa della libertà”

tasseCosa è la neolingua? Usiamo Wikipedia: «Fine specifico della neolingua non è solo quello di fornire, a beneficio degli adepti del Socing (una evoluzione dello Stalinismo), un mezzo espressivo che sostituisce la vecchia visione del mondo e le vecchie abitudini mentali, ma di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. Una volta che la neolingua è radicata nella popolazione e la vecchia lingua (archelingua) completamente dimenticata, ogni pensiero eretico (cioè contrario ai princìpi del partito) sarebbe divenuto letteralmente impossibile, almeno per quanto attiene a quelle forme speculative che derivano dalle parole». In sintesi, la neolingua significa stravolgere buon senso e significato reale delle cose!

Leggete qui ora: «Non chiamatela “web tax“. Piuttosto “equity tax”, una tassa dell’equità come suggerisce Carlo De Benedetti. O “freedom tax”, come dice l’onorevole Francesco Boccia», che da tempo ha in animo di assurgere a gabellatore del web. Ora, su Carlo De Benedetti, noto prenditore di Stato, è meglio stendere un velo pietoso. Ma sul fatto che si voglia far passare una imposta come sinonimo di equità o, addirittura, di libertà non è possibile tacere. Perché? Perché le tasse sono un furto! Partiamo senza indugi, citando Murray Newton Rothbard, il teorico del libertarismo, ovvero della società senza Stato. L’autore di L’etica della libertà si chiede: «Cos’è la tassazione se non furto su scala gigantesca e incontrollata»? Ancor di più è indistinguibile dal furto essendo obbligatoria. Tirannia, imposizione, vessazione sono i topoi negativi messi al centro del mirino da tutti quegli studiosi tardo scolastici che intuirono, centinaia di anni fa, l’illiberalità dell’oppressione fiscale, da Pedro de Navarra a Fernandez de Navarrete, fino a Juan de Mariana. Un mite come il beato Antonio Rosmini sentenziava che «l’assolutismo consiste principalmente nel comandare alla borsa degli altri». Esiste una lunga lista di studiosi coerentemente liberali che paragonano le tasse al furto. Ma è sufficiente usare la lingua franca italiana per sputtanare sia De Benedetti che Boccia. Tassazione è sinonimo di imposizione, che è anche sinonimo di esazione – ovvero tirare fuori con la forza –, che a sua volta è sinonimo di estorsione, ergo torcere fuori con la forza. Vi chiedo: cosa c’è di equo e libero nell’aggredire la proprietà altrui?

Capisco che il padrone di Repubblica abbia bisogno dei soldi dei contribuenti per coprire i buchi di centinaia di milioni delle sue aziende che producono inutili energie alternative. Capisco pure che Boccia, non avendo un lavoro, debba vivere alle spalle di chi produce. Ma accostare il termine tassa a equità o, peggio ancora, a libertà fa venir voglia di mettere mano al randello (come si è sempre fatto nella storia dell’umanità ogni volta che il sovrano esagerava con le pretese).

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di on 8 luglio 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a L’ultimo stadio della spremitura è la “tassa della libertà”

  1. Alan Peter Rispondi

    8 luglio 2014 at 11:05

    Grandissimo Leo

  2. Albert Nextein Rispondi

    8 luglio 2014 at 11:44

    Questi bei personaggini perdono molto spesso occasioni giuste per tacere.
    Nessuno dei due può venire a dirmi cosa fare.
    Nessuno dei due ha la mia stima e la mia fiducia.

    Confermo, le tasse sono un furto e non pagarle è pura e semplice autodifesa.

  3. Francesco_P Rispondi

    8 luglio 2014 at 16:04

    E’ un articolo molto bello ed illuminante. Bisognerebbe parlare di più dell’imbroglio lessicale che ci bombarda quotidianamente.

    Tutto il linguaggio politically correct è una immensa truffa perpetrata a danno della gente comune.
    Ad esempio, uno dei termini più usati per giustificare la tassazione è “ridistribuzione”. In realtà ridistribuire significa portare via ai più per favorire i privilegiati come i funzionari pubblici, i magistrati ed i politici oppure certe minoranze che sono schierate a sostegno del potere.

    Il termine evasione fiscale è usato per colpire intere classi di produttori di reddito e pagatori di tasse. ecc.
    Si usano anche locuzioni come lo “Stato che percepisce tasse per erogare servizi”… Lo Stato al più è in grado di fornire dei disservizi!

    Pensiamo alla ipocrisia dell’informazione pubblica vista come baluardo all’informazione corretta in antitesi a quella distorta degli editori privati. Non c’è forse fonte d’informazione più di parte della RAI? In più la RAI, oltre a mangiarsi il canone, riceve fondi dalla fiscalità pubblica per fornire un’informazione distorta e di parte come nessun’altra.

  4. Jack Rispondi

    8 luglio 2014 at 16:28

    Qua le chiacchiere non servono piu’ l’unica soluzione che è rimasta agli italioti sono le mani da usare nei confronti di tutta quella banda di ladri, cialtroni, bugiardi, incompetenti e chi piu’ ne ha ne metta di politicanti del cazzo che stanno portando il paese al disastro totale.

  5. Mirko Rispondi

    8 luglio 2014 at 17:04

    E’ vero che nella storia dell’umanità si è messo mano al randello anche con livelli di oppressione che rispetto ad oggi dovrebbero intendersi libertà pura. Ma ora la gente è come drogata! In fondo chiede sempre più intervento dello stato per risolvere i propri problemi economici (mancanza di lavoro, difficoltà ad arrivare a fine mese, perdita del potere d’acquisto, inflazione, ecc..). Ignari del fatto che chiedere aiuto al proprio aguzzino è masochismo puro.

  6. Giuseppe Rispondi

    8 luglio 2014 at 23:12

    Complimenti a Facco.Mi permetta indicarle un’altra bella parolina tanto in uso tra chi tira a fregare il mondo…”ridistribuzione”…un vero cult della sinistra giusta ed equa…non sembra cacofonica e sa di suadenza ma fa un male…veda Lei dove ed a chi poi.

  7. Epulo Rispondi

    9 luglio 2014 at 07:47

    ma delle proteste a favore dell’introduzione della “Robin Hood tax” sulle transazioni finanziarie, ne vogliamo parlare?

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