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Lo sport è pericoloso. Persino pericolosissimo, in vacanza

SurfChe lo sport sia nocivo alla salute non c’è dubbio. Agonismo a parte (ossessione compulsiva che di sano ha solo il masochismo), lo sport è ricreazione pura e come tale viene associato alla vacanza, non bastasse lo stress da calura con i bagagli e la famiglia al traino. Per non degenerare in un budino di carne tremula basterebbero due passeggiate e qualche moderato esercizio in palestra, ma che due palle, e allora via con le palline da tennis, da golf, i palloni terra-aria-acqua, mal che vada due bocce di pétanque. E siccome di moderazione già si muore tutto l’anno, ecco gli Ercolini ferragostani inerpicarsi su pendii estremi, nuotare verso l’isolotto che non sembra mai così lontano, pedalare col vento a favore senza calcolare che al ritorno addio favore. E poi i tornei di tennis e le regate nei villaggi con gli animatori, che preferiremmo lì per animarci e non a rianimarci dopo un collasso.

I sub-normali si immergono dopo tre giorni di corso diving, e se riemergono a razzo per colpa del brevetto lampo, la camera iperbarica farà il resto, la bara può attendere.
Insidiosissimo il torneo di ping pong: se da ragazzi eravate dei campioni oggi il liceale vi schiaccia nell’angolo insieme alla pallina perché addio riflessi e, conseguenza grave, addio autostima. Se poi contate di far colpo sull’unica single del resort evitate il beach volley alla top gun: sudore e sabbia donano solo al physique du rôle del Tom Cruise dei tempi.
Gli amanti dell’estremo si sfoghino pure col kitesurfing e il free climbing, a mali estremi il rimedio è il destino, se l’ospedale non è nei paraggi.

Chi invece pratica la pesca “sportiva”, l’attività più demenziale del pianeta, meriterebbe di scivolare in uno stagno zeppo di piranha: a salvarsi sarà almeno la par condicio delle specie. In scadenza anche il pallone, il 13 luglio addio Mondiali e con essi lo sport nazionale per eccellenza, il tifo, di sicuro il meno nocivo alla salute, fegato a parte.
Tra gli sport vacanzieri più sfigati il pedalò e la canoa, primo perché sono accessibili a tutti e addio distinguo, e poi sono pericolosissimi: col sudore cola anche la protezione 50 e la sera maledirete il sole, la natura e chi l’ha creata, invece di maledire voi stessi.

MontagnaA questo punto potremmo rinunciare al rischio sport e dedicarci alla sana lettura per concedere alla mente la ginnastica che merita. Sana? Dipende. Il libro sbagliato può causare più danni della frattura di un perone, quello si ingessa, un neurone leso è per sempre. Per non parlare dell’ozio totale, il relax è ingannevole perché un cervello riposato può lanciarsi nell’attività più insidiosa: pensare. E son cavoli amari. Se già vivere è un dramma, fermarsi a riflettere lo è doppiamente e si rischia di sostituire la caipirinha col cocktail di antidepressivi.

Ma allora in vacanza che si fa? Eh, qui sta il punto. Se arriviamo a chiederci questo non ce la meritiamo proprio, la vacanza. Che infatti non esiste se non nella nostra immaginazione, è il surrogato della vita ideale, quella che ci illudiamo di costruire per qualche settimana all’anno. E più è bella più è triste perché finirà. A conti fatti, per sopravvivere alla tragedia dell’essere in ferie non hanno tutti i torti gli sportivi estremi: un bel bungee jumping magari bloccherà la digestione, di sicuro ribalta la prospettiva sul mondo ma soprattutto ci ricorda che siamo appesi lì, a un filo. A mali estremi, estrema vacanza!

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di on 9 luglio 2014. Filed under Intraprendente on the road. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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