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L’Italia, o lo strano Paese dove a ribellarsi son (solo) i privilegiati

CommessiL’Italia è quello strano Paese in cui, a rivoltarsi, sono i privilegiati. Non le partite Iva, i piccoli e medi imprenditori vessati da un fisco a dir poco tirannico o quei dipendenti che, a causa di un costo del lavoro fra i più alti al mondo, non riescono ad ottenere un contratto decente.

A ribellarsi, nel “Bel”paese, sono i dipendenti con l’articolo 18 o addirittura i dirigenti pubblici super pagati che si ostinano a considerare reato di lesa maestà qualsiasi riduzione, anche minima, del loro stipendio. L’ultima arriva da Montecitorio dove i 140 paperoni che guadagnano più di 240mila euro l’anno (non solo dirigenti di fascia alta ma anche i famosi barbieri) hanno dichiarato guerra ai tagli ventilati da Laura Boldrini. Che, in teoria, dovrebbe adeguare i tagli decisi dal governo anche alla Camera dei Deputati che, grazie alla sua autonomia amministrativa («autodichìa»), potrebbe anche infischiarsene. Peccato che, fra il dire e il fare, ci siano di mezzo la bellezza di 25 sigle sindacali che, giovedì, terranno un braccio di ferro con l’ufficio di presidenza.

Questo, in Italia, non è certo l’unico caso di lotta di classe (di prima classe, ça va sans dire). Uno è andato in scena, solo pochi giorni fa, nel consiglio regionale siciliano, il cui presidente ha difeso il trattamento regale col pensiero rivolto «alle future generazioni». E non solo: appena tre mesi fa, quando ancora non era chiaro quali fossero i provvedimenti del governo in materia di tagli, il segretario generale di Confedir Stefano Biasoli (Confederazione autonoma dei dirigenti, quadri e diretti della Pubblica amministrazione) su Formiche.net vergò un pesante attacco a Matteo: «Renzi è un berluschino, un abile venditore di pentole e di aspirapolveri, il mago Silvan della politica. Il putto fiorentino non accetta contraddittorio, su niente e con nessuno. Il suo “noi ” significa solo io, io, io. Si è circondato di un solo amico, ex capo dell’Anci, e tante, tante giovani donne bellocce, con poca esperienza politica e tanta dipendenza dal capo» e giù ad attacchi fino alla minacciosa sanzione elettorale: «Purtroppo, per Renzi, a maggio si Poltronavota. Non sappiamo cosa succederà. Ma i dipendenti pubblici sono tanti, da 2.850.00 a 3.200.000. Non sappiamo cosa faranno gli iscritti alla triplice. Ciò che sappiamo è che i tanti dirigenti della Confedir questa volta non resteranno passivi. La segreteria del 17 aprile deciderà le azioni concrete, ma fin da ora possiamo dire a Renzi che 300mila dirigenti pubblici, alle Europee, voteranno secondo gli interessi della bottega familiare. E forse Renzi non sa che i dirigenti pubblici condizionano ben più di 300mila voti, perché non solo hanno famiglia ma sono parte di altre aggregazioni e di vari gruppi associativi». Insomma: o ci tieni lo stipendio com’è, oppure non ti votiamo.

Se Renzi avesse seguito il minaccioso consiglio qualcuno, giustamente, lo avrebbe accusato di praticare il voto di scambio. Ma non l’ha fatto e alle ultime ha preso il 40,8%. a testimonianza che i dirigenti pubblici sono ricchi e potenti, certo, ma non poi così tanti da influenzare l’esito delle elezioni. Quelli che pagan le tasse per mantenerli, almeno, son molti di più.

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di on 22 luglio 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a L’Italia, o lo strano Paese dove a ribellarsi son (solo) i privilegiati

  1. corrado Rispondi

    22 luglio 2014 at 20:29

    Tanto è un problema che si risolverà da solo.
    Non ci saranno più i soldi per pagarli.
    Aggiungo, non tutta la categoria, ma una buona parte ( vedere e leggere scandali vari a roma e altri comuni o enti ) avranno anche un altro problema oltre a quello dello stipendio.
    Essendo noti fancazzisti non riusciranno ad adeguarsi agli orari e ai tempi delle imprese private.
    Ultima cosa. Ma a un barbiere che prende 240.000 euro all anno, un bel vaffanculo gli si può dire?

  2. umberto Rispondi

    23 luglio 2014 at 13:06

    il problema non è il barbiere, ha preso il jolly e se lo tiene; il problema è chi lo difende

  3. giuseppe Rispondi

    25 luglio 2014 at 20:01

    dov’è il problema,
    se sono tanto bravi che pensano di meritarsi più di quanto prendano, si licenzino e vadano a trovare un altro posto,
    così si fa se si ha le palle viceversa, strisciate sempre, come sempre e cercate di ammaliare i potenti….

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