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Contro i liberali a corrente alternata

335572-uomo-d-39-affari-di-nascondersi-dietro-la-sua-sediaQuando sento qualcuno che insiste nel sostenere che questo Paese sia riformabile, mi chiedo sino a che punto arrivi la capacità di sorbire panzane dell’italiano medio. I burocrati e i parassiti non ammettono riforme. Tempo fa, ho letto una notizia di questo tenore: “Apre un punto ristoro e si ritrova un’accusa di abuso edilizio. Per un errore degli uffici comunali rischia 5 anni di carcere e un’ammenda di 25mila euro. Nonostante l’autorizzazione del municipio e il normale pagamento dell’occupazione di suolo pubblico (2400 euro): tutto per colpa di 11 metri in più di quota (1611 contro i 1600 consentiti). La legge, si sa, non ammette ignoranza. Ma non dovrebbe ammettere neppure la superficialità degli enti pubblici. Il chiosco, in cima alle piste del Nevegal, ha offerto bibite e panini per tutta la stagione sciistica. Uno degli ultimi giorni di apertura, si è presentata però la Forestale, con tanto di verbale”.

Premesso che quando trovo scritto “la legge non ammette ignoranza” rimpiango gli insegnamenti dell’amico Giovanni Birindelli (prediche inutili, le chiamerebbe Einaudi) sugli obbrobri del giuspositivismo. Detto ciò, non posso neppure trattenere il mio viscerale disgusto per i mandarini d’Italia (che è un tutt’uno con quella che loro chiamano legge), composta da un coacervo di parassiti trogloditi senza arte né parte. La burocrazia è l’esercito di carta dello Stato interventista.

C’è un tizio – che si dà arie da liberista – che della burocrazia ha detto: “La burocrazia non muore mai. Creata una burocrazia e assegnatole dei poteri, non te la toglierai mai di torno: si inventerà ogni più futile motivo per giustificare la sua esistenza e il denaro versatogli dai contribuenti”.Peccato che alla prima occasione utile s’è fatto nominare tra i boiardi di Stato.

Come ho avuto modo di scrivere ne il Micropensiero Libertario,“siamo inondati quotidianamente anche dai fallimenti dello Stato. Ci lamentiamo costantemente che il sistema scolastico è scadente, che il settore medico è malignamente distorto, che il servizio postale non è affidabile, che la polizia abusa dei suoi poteri, che i politici ci hanno mentito, che i soldi delle tasse sono rubati, che qualsiasi burocrazia con cui abbiamo a che fare è disumanamente indifferente. Tutti notiamo questi fatti. Ma pochi sono in qualche modo capaci di collegarli tra loro e vedere la miriade di modi in cui la vita quotidiana conferma la correttezza del giudizio di pensatori radicalmente a favore del mercato, come Mises, Hayek, Hazlitt e Rothbard”. Sono parole di Lew Rockwell.

Continuare ad accettare supinamente che dei giracarte stipendiati coi soldi estorti ai contribuenti possano decidere delle nostre vite è la morte della libertà d’intrapresa. Libertà, che a dire il vero (come dimostrano i dati) in Italia non solo è defunta, ma sta marcendo dimenticata sotto le macerie del falso perbenismo.

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di on 21 luglio 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Contro i liberali a corrente alternata

  1. Mario Rispondi

    21 luglio 2014 at 22:59

    E’ una battaglia impari.Gli stipendiati,anche quelli meno assistiti o parassiti,parlano e parleranno sempre e solo di diritti acquisiti e “……..del meglio non fare che fare,e se siamo in tanti a non fare fingendo e dicendo di fare e di non farcela a fare e’ meglio”….Loro non sanno cosa sia il lavoro e da dove arrivi il denaro con cui si pagano i loro stipendi ed i loro ” diritti”,ma hanno il potere di fornire disciplina ,precisione e sanzioni a chi lavora davvero.Ma può gente che non sa cosa sia produrre ricchezza con le mani,dietro un bancone,con intelligenza, porsi di contro ?E’ impari ma ci costringeranno a mantenerli.

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