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Lerner, la Boldrini fa (male) tutto da sola

Dopo quella contro il Cav che gli ha portato via una vita intera, la nuova battaglia di Gad Lerner è in difesa della Boldrini. Un’icona radical (chic) che, dopo aver cercato di Boldrini2rafforzare dal punto di vista dell’immagine mediatica, il nostro giornalista e commentatore politico si propone di tutelare dai «giornali di destra».

«Il Giornale e Libero (non sfugge neanche il destrorso Il Tempo) – scrive sul suo blog gadlerner.itnon perdono occasione per attaccare la presidente della Camera, bisognosi di un bersaglio (possibilmente femminile) vista la dissolvenza dello spettro del Pci, rottamato dal presidente del Consiglio». Insomma – per Gad – dove «una volta c’erano i comunisti, adesso c’è Laura Boldrini». «Alla stampa di destra – prosegue Lerner – serve però un bersaglio, tanto meglio se femminile visto il mai sopito sessismo di vasti settori della nostra società. Esattamente come hanno fatto Grillo e Casaleggio, Laura Boldrini, qualsiasi cosa dica e faccia, è al centro delle loro attenzioni».

Per Gad, insomma, i fogli destrorsi sarebbero nulla più che degli stalker (mediatici, s’intende) disposti a passare buona parte del loro tempo a inseguire le dichiarazioni di Laura. Ma è davvero così? Se Gad avesse sfogliato le pagine dei quotidiani con attenzione avrebbe visto che – al netto delle polemiche sui costi della Camera dei Deputati – gli attacchi diretti alla Boldrini, dal giorno della sua elezione (16 marzo 2013) non sono stati più di tre: uno per le dichiarazioni della presidente contro Miss Italia, un altro per quelle contro l’imitazione «sessista» di Maria Elena Boschi oltre a quello di oggi sulla pubblicazione di «donne, grammatica e media», un pamphlet dell’associazione di giornaliste “Giulia” fortemente sponsorizzato da Laura, che promuove l’utilizzo dei nomi e degli articoli femminili per descrivere gli incarichi professionali in rosa.

Se li è meritati questi tre attacchi (meno di uno ogni cinque mesi, altro che stalking)? Secondo noi sì: accusare di sessismo una manifestazione come Miss Italia che esiste dalLerner 2 lontano 1946 ci pare un po’ paradossale così come prendersela con un’imitazione che rientrava nel pieno diritto di satira (e poi – fecero giustamente notare Il Giornale e Libero – perché mai le imitazioni volgari della Gelmini e della Carfagna non dovevano godere della stessa premura?). Quanto al fatto di dire «la presidente» (ma non «la presidentessa»), «la sindaca» (non «la sindachessa»), «la ministra» o «la chirurga» invece dei corrispettivi maschili, come vorrebbe la Boldrini, ci sembra un finto problema. Se davvero la società italiana è ammalata di sessismo, cosa su cui nutriamo seri dubbi, non è certo con una revisione grammaticale al limite dell’errore ortografico che si risolve il problema. È normale che, di fronte a certe prese di posizione, alcuni giornali di centrodestra esercitino il libero diritto di critica. Che non lo facciano nei confronti delle politiche e dei politici di destra è evidente così come è lapalissiano che Gad, oggi, non penserebbe minimamente di attaccare frontalmente Renzi (dove averlo definito Matteo “Bettino” Renzi lo scorso gennaio, ed essersene, per sua stessa ammissione ai microfoni di Servizio Pubblico, subito amaramente pentito).

Quindi, per concludere, ci permettiamo noi di dare a Lerner un consiglio. Colleghi che l’hanno conosciuta di persona ci dicono che, dal vivo, la Boldrini decisamente meno antipatica di quanto appare ed anzi, in certe occasioni, perfino gradevole. La lasci fare. Perché ci sembra che coi suoi consigli d’immagine non faccia altro che peggiorare…

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di on 12 luglio 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Lerner, la Boldrini fa (male) tutto da sola

  1. ultima spiaggia Rispondi

    12 luglio 2014 at 21:31

    Si dice che la faccia sia lo specchio dell’anima.
    Da una faccia del genere, che tutte le mattine deve litigare con lo specchio, cosa volete pretendere?

  2. corrado Rispondi

    13 luglio 2014 at 08:26

    In effetti più che interessarsi al dizionario consiglierei una ricerca approfondita di un parrucchiere e di uno stilista.

  3. Francesca Danzini Rispondi

    14 luglio 2014 at 09:46

    Sono veramente depressa. Mi chiedo a cosa siano servite tutte le battaglie condotte in gioventù se i risultati sono quelli che ho tutti i giorni davanti agli occhi. Donne che per emergere hanno bisogno delle umilianti “quote rosa” , donne che per avere credibilità scimmiottano ,fino al ridicolo , gli atteggiamenti maschili: mi acciglio così faccio paura! Donne che hanno bisogno del paladino di turno (il mondo, checché si dica, è pieno di cavalieri: Silvio non ha l’esclusiva!!) ma che, ahimè poi , se vincono in singolar tenzone, la “mano” la vogliono, eccome! Donne che , come la piagnucolosa Fornero e tutte quelle che in parlamento hanno votato la legge, mandano altre donne in pensione a 67 anni, tanto loro il vitalizio ce l’hanno e i loro figli non hanno neanche bisogno di essere “choosy” perché non hanno dovuto scegliere, la loro strada era già spianata! E poi, basta con queste accuse di sessismo! Il vittimismo é un segno di grande debolezza. È facile e molto comodo attribuire sempre e comunque la colpa agli altri o alle circostanze sfavorevoli. Noi donne abbiamo grandi potenziali e se non cadiamo nelle trappole che noi stesse creiamo possiamo fare grandi cose.

  4. Diego Verdegiglio Rispondi

    6 marzo 2015 at 16:48

    Questo imperativo linguistico è di un’arroganza assoluta. Mi ricorda certe pretese del fascismo di imporre con la forza l’uso dei vocaboli italiani (“voi” al posto di “lei, “coda di gallo” invece di cocktail e così via, di orrore in orrore). E chi non si è adegua è un maschista, un retrogrado, un fascistoide, un oscurantista. A me francamente MINISTRA fa davvero ridere (“o ti mangi sta ministra o ti butti dalla…”). Non parliamo poi di un orrore tragicomico come ARCHI-TETTA e ARCHI-TETTE (“il progetto è stato presentato dalle architette…”). Che facciamo? Femminilizziamo ridicolmente tutto? La soprana, la controllora, la capastazione, la colonnella, la maggiora, la tenenta, la sergenta? Maschilizziamo al contrario i nomi comuni maschili (il guardio, il guido, lo staffetto, il sentinello) e quelli neutri che finiscono per A (il ciclisto, il piloto, l’astronauto, l’atleto, il macchinisto)? A dispetto di ciò che dice la Crusca, alcuni nomi si possono femminilizzare, altri no. E non si tratta di agitare il ditino educatore contro chi non si adegua. Lei ne fa una questione puramente ideologica, ma la lingua cambia col tempo, e se non cambia vuol dire che così dev’essere. Non la si può imporre per decreto o per sanzione. Cara Presidente (o preferisce PRESIDENTA?) ho molte amiche avvocato e notaio e a nessuna di esse è mai venuto in mente di sentirsi discriminate perché il loro titolo professionale viene declinato al maschile. Ho partecipato ad un convegno di donne (aperto a tutti) qualche tempo fa in cui si dibatteva questa questione linguistica e ho quasi subito un linciaggio morale dalle presenti per aver esposto queste mie idee. Alla faccia della democrazia e della comprensione!

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