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La Rai condanna le esecuzioni americane. Ma quelle cinesi…

WoodIn Arizona è andato in scena il raccapriccio: Joseph R. Wood, detenuto nel braccio della morte dal 1989 per avere assassinato la fidanzata e il di lei padre, ha impiegato 117 minuti per morire tra spasimi e agonie per un difetto nel letale mix chimico che gli era stato iniettato. Una cosa da fare accapponare la pelle, assurda, ingiusta, bestiale. In Oklahoma lo stesso raccapriccio era andato in scena il 29 aprile, quando Clayton D. Lockett, condannato a morte nel 2000 per rapimento, stupro e omicidio, ha impiegato più di 40 minuti per morire, colpa di un identico difetto dell’analoga mistura di preparati mortali somministratagli.

Sulla RAI (dal minuto 20,20) è andato così in scena, al TG1 delle 20.00, il consueto commiato mesto dell’inviata Giovanna Botteri, forte come sempre del fatto che negli Stati Uniti le esecuzioni sono un fatto pubblico, annunciato anni prima, sorvegliato dalle tivù, contestato aspramente dall’opinione pubblica ed esito di una seppur discutibilissima, e infatti discussissima, sentenza emessa in base a norme giuridiche certe da una giuria che è costantemente sotto i riflettori.

Ora, sulla stessa RAI, circa un mesetto fa, in occasione della succitata esecuzione democratica di Lockett, la Botteri aveva mandato in onda la pusillanimità più assoluta e la doppiezza più smaccata allorché si è piroettata in un calcolo assurdo (ascoltare al minuto 1,13): «7500 persone uccise, negli Stati Uniti, dal 1973: più che in Iran o in Cina». Ma dove ha imparato la Botteri a fare di conto prima e a seminare disinformazione poi? Il 18 luglio, l’organizzazione Nessuno tocchi Caino ha pubblicato l’annuale rapporto sulla pena di morte nel mondo da cui emerge che nel solo 2013 il totale delle esecuzioni capitali accertate sono state 4.106 contro le 3.967 del 2012, e che in ciò si è bellamente distinta quella Cina dove il premier italiano Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si recano in pellegrinaggio quasi quotidiano e che, da craponi, certuni si ostinano a definire non più comunista anzi persino capitalista. La Cina da sola ha infatti mietuto più di 3mila delle 4106 persone uccise calcolate dal rapporto; seguono l’Iran con almeno 687 esecuzioni documentate, l’Iraq con 172 e l’Arabia Saudita con almeno 78. Gli Stati Uniti? Vengono dopo, con 39.

Ma la Cina neopostcomunista che piace tanto all’Italia riformista un pensierino in più lo merita, non fosse che per il fatto che un’altra celebratissima organizzazione internazionale, Amesty International, nel suo più recente rapporto, afferma che «dal 2009 Amnesty International ha cessato la pubblicazione delle stime sull’impiego della pena di morte in Cina, Paese in cui i dati su tale pratica sono considerati segreto di Stato». Saperne il motivo non sarebbe superfluo, ciononostante ‒ prosegue Amensty International ‒ «le informazioni disponibili indicano fortemente che la Cina pratica più esecuzioni di tutto il resto del mondo messo assieme». Per il 2013, con un «incremento di quasi il 15%» rispetto all’anno precedente Amnesty International dà conto di «778 […] condanne a morte eseguite » in 22 Paesi (uno in più del 2012), di cui Cina«quasi l’80% […]» nei soli Iran, Iraq e Arabia Saudita». Manca completamente appunto la nebulosa cinese, che la sempre prudente e circospetta Amnesty International non esita però a valutare in «migliaia di persone» ogni anno. Proprio come migliaia all’anno restano i trapianti di organi prelevati senza consenso dai giustiziati. In Cina, del resto, la pena capitale è prevista ‒ come evidenzia un altro importante rapporto diffuso dalla Laogai Research Foundation (diretta a Washington dal noto dissidente Harry Wu), Involuntary Donors: A Comprehensive report on the Practice of Using Organs from Executed Prisoners for Transplant in China ‒ per ben 55 fattispecie di reato, fra cui proteste nonviolente e addirittura illeciti economici, in un contesto in cui il rule of law è ancora una barzelletta. Note ‒ rammenta lo stesso rapporto ‒ sono le ondate di repressione promosse dal Partito Comunista in anni recenti, 1983, 1996, 2001 e 2010: bene inteso, repressioni lanciate in quelle date ma ciascuna durata anni. Quella partita nel luglio 1983, per esempio, è durata fino all’inizio del 1987 e ha fatto registrare 24mila sentenze capitali, il 74% delle quali già eseguite.

Non è insomma che la Botteri ha bisogno di un pallottoliere nuovo o almeno di una buona connessione Internet?

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di on 25 luglio 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a La Rai condanna le esecuzioni americane. Ma quelle cinesi…

  1. Lorenzo Rispondi

    25 luglio 2014 at 18:28

    Giovanna Botteri in primo luogo è un’inviata che ha praticamente neutralità zero. Nei suoi servizi pare che Obama sia il superman della situazione e chi lo denigra un arrogante e un ignorante, criticando persino delle cose sacrosante (ricordo una volta un servizio strappalacrime di lei con una donna che, disperata, non voleva che venisse tagliato il suo sussidio – presidenziali 2012). Cosa? Ma siamo scemi? Gli Stati Uniti sono il paese capitalista per eccellenza, non il paese del nanny-state! Con che coraggio difendi un sistema (il welfare) che ha impoverito un sacco di città statunitensi che per poco non andarono in bancarotta (ma la sfortuna ha voluto che Detroit non si salvasse). Per quanto riguarda la pena di morte, io sono contrario, ma vogliamo paragonare il numero di esecuzione di certi paesi rispetto all’America?

  2. corrado Rispondi

    27 luglio 2014 at 11:01

    Ma la domanda vera è?
    Certi giornalisti prendono lo stipendio ( e che cazzo di stipendio ) per fare i giornalisti o per fare il turista in terra straniera?
    Oramai molti rasentano il ridicolo.
    Comunque, TG3, UNA SIGLA, GARANZIA DI IMPARZIALITA’.

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