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La doppia faccia dello Stato sul gioco d’azzardo

La fortuna è cieca ma lo Stato ci vede benissimo. E così, ad agosto, mentre buona parte degli italiani sarà alle prese con bagni al mare e tintarella, scatterà lamalati-gioco-azzardo-asl nuova tassa sulle sulle videolotterie.

Un regalino postumo del Governo Monti, Dio lo benedica, in base al quale i videopoker, venendo di fatto equiparati a Superenalotto e Gratta e Vinci, tratterranno addirittura il 6% dalle vincite superiori ai 500 euro. Un’imposta che era già entrata in vigore nel gennaio del 2012, ma che venne subito bloccata dal Tar del Lazio dopo una pioggia di proteste e ricorsi. Solo recentemente la Corte Costituzionale ha dato parere favorevole e la “tassa sui poveracci“, come è stata ribattezzata per il fatto che andrebbe a colpire soprattutto i giocatori affetti da dipendenza, potrà tornare a rimpinguare le casse dello Stato. Quello delle slot machine, com’è noto, è un tema molto delicato.

Fiumi di inchiostro sono stati spesi per descrivere le varie sfaccettature del problema: dalla ludopatia, all’atteggiamento troppo accomodante della politica, passando per la maxi evasione delle società leader del settore, fino alle mafie. Tutte questioni molto importanti, per carità, ma che non devono far dimenticare qual è il cuore del problema che come sempre ha a che fare con lo Stato e con la nostra libertà. Deve essere chiaro, infatti, che non esistono tasse più nobili di altre. Ogni imposta, dalla più odiata come il canone Rai, alla più giustificabile come quella sul “vizio”, è sempre e comunque una limitazione della nostra libertà oltre che del nostro portafogli. E in quanto tale, deve essere combattuta. Anzi, a dirla tutta, i balzelli che vanno a colpire settori come il gioco d’azzardo, il fumo, o l’alcol sono ancora più pericolosi proprio per il fatto che si nascondono dietro a un moralismo odioso, gretto e ipocrita. Che usa le sofferenze delle persone per tentare di mascherare l’unico vero scopo di tutte le tasse: fare cassa. Per non parlare della furbizia di uno Stato che premia i tabaccai che decidono di rinunciare alle slot e poi permette l’apertura di sale giochi gestite da chi finanzia le campagne elettorali dei politici (diverse inchieste lo hanno dimostrato).

Schiacciato dallo StatoOra, è evidente che in un mondo perfetto nessuno fumerebbe, berrebbe alcolici e giocherebbe d’azzardo. La stessa cosa avverrebbe anche in un mondo imperfetto ma puramente razionale: una persona intelligente, infatti, combatterebbe le tentazioni pur di non regalare altri soldi a uno Stato tassatore e parassita. Per fortuna, il mondo reale non è così noioso. Le persone fumano, bevono e giocano. C’è chi lo fa con le giuste misure e chi esagera, come in tutte le altre sfere della vita.

La domanda è: perché a complicare la già precaria condizione umana deve aggiungersi anche lo Stato? Perché le persone, oltre ad essere schiave di loro stesse, chi più chi meno, devono anche genuflettersi di fronte a uno Stato che ogniqualvolta ha tentato di correggere la natura umana, ha partorito mostri? Dovrebbe essere il popolo italiano ad applicare ai propri governanti una tassa sul vizio. Il vizio di tassare. Ma non succederà. Come nel gioco d’azzardo, in questo paese il banco vince. Sempre.

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di on 23 luglio 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a La doppia faccia dello Stato sul gioco d’azzardo

  1. Giovanni Schiavo Rispondi

    23 luglio 2014 at 10:07

    IL BANCO VINCE SEMPRE.
    Per forza, i premi non sono equiparati al rischio. Se gioco un ambo su una ruota lo Stato mi paga 250 volte la posta, anzi, 235 perché c’è l’imposta del 6%.
    235 volte la posta potrebbe sembrare un buon premio (gioco 10 euro e se vinco ne becco 2350) ma se consideriamo che un ambo su ruota ha una possibilità di uscire ogni 400 volte (ciclo naturale, si capisce subito che il gioco è tutto a favore del banco. Il premio dovrebbe essere equo (scommessa in base al rischio, e quindi pari a 400 volte la posta, invece è appena il 59% di 400. Non parliamo poi del terno, quaterna e cinquina che sono una vera truffa. Peggio è il discorso sul superenalotto e sul 10 e lotto. Morale: lo Stato vince sempre ad eccezione di qualche botta di culo per il giocatore.

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