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Inferno (fiscale) Italia

Confcommercio certifica quel che già sapevamo: abbiamo le tasse più alte al mondo. Aggiungici controlli rigidissimi e un fisco che prende senza permesso dai nostri conti e vien fuori il ritratto del Paese peggiore per fare impresa

InfernoNuoce gravemente alla salute dell’economia”. È questo quel che lo Stato, se non fosse in conflitto di interessi, dovrebbe scrivere su tutti i moduli per la dichiarazione dei redditi.

Anche un neonato capisce che più tasse paghiamo più sottraiamo risorse all’economia reale che, di conseguenza, soffoca sempre più. Ed è proprio di oggi lo studio della Confcommercio che certifica, per la prima volta, una realtà che già percepivamo come tale: abbiamo le tasse più alte al mondo. Siamo al 53,2% del Pil, che significa, in soldoni (è proprio il caso di dirlo), che lo Stato preleva 532 euro ogni mille prodotti dai cittadini. Il che ci porta ad essere di gran lunga la nazione più tartassata, visto che i vampiri dietro di noi, Danimarca e Francia, si accontentano rispettivamente di 513 corone e 495 euro su mille.

Ci hanno raccontato, più volte, la favoletta della tassazione al 44%, alta certo, ma pur sempre inferiore a Danimarca e Svezia. Ma è solo una favoletta: le stime ufficiali della pressione fiscale in rapporto al Pil, infatti, risentono di un Pil gonfiato da una stima dell’evasione fiscale. Ma visto che chi evade, per definizione, non paga le tasse ne consegue che la pressione fiscale reale per chi le paga non è pari al 44% bensì al 53,2%. Il che significa, ufficialmente, che lavoriamo più per lo Stato che per noi stessi. E non è un caso che le stime della crescita per il 2014 si assestino ora appena sullo 0,3% rispetto ai rosei +0,8% del governo e +0,6% della Commissione europea.

Si tratta, dunque, di una imposizione massacrante cui non si può sfuggire. Perché chi tenta di fare il furbo (o solo di sopravvivere dignitosamente) viene bersagliato da controlli orwelliani che, di giorno in giorno, aumentano sempre di più. L’ultima trovata l’ha narrata oggi Stefano Filippi su Il Giornale, raccontando della storia dell’ingegnere di Ancona Giuseppe Lucarini che, per aver tardato di un solo giorno il pagamento di una rata, si è visto costretto a pagare subito l’intero importo del debito con oltre quattromila euro di interessi. In pratica il 40% in più per un solo giorno.

Non solo: stavolta il fisco non ha aspettato che il dottor Lucarini saldasse il proprio debito direttamente, ma ha preferito servirsi da solo. Così alla scadenza dei 60 giorni, con un Rav, ha prelevato la somma di 10.245,87 euro dal suo conto corrente. Soldi che gli servivano per pagare gli stipendi di dipendenti e collaboratori e che ora dovrà recuperare attraverso un prestito (su cui pagherà relativi interessi).

Una tassazione altissima unita a controlli fiscali rigidissimi: ecco il mix letale che rende l’Italia uno dei posti peggiori per vivere. E, ovviamente, per fare impresa.

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di on 29 luglio 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Inferno (fiscale) Italia

  1. Francesco_P Rispondi

    29 luglio 2014 at 14:27

    Quanti sono i miracolati del settore pubblico? Una marea se si considerano i funzionari, gli impiegati, ma anche i politici, i sindacalisti, certe categorie che senza burocrazia non esisterebbero, le associazioni più improbabili, i dipendenti della RAI, ecc. Chi li mantiene? Noi, che oltre al danno economico subiamo la beffa di migliaia di divieti e limitazioni, l’invadenza dello Stato fin nella nostra vita privata e tante, tante angherie.

    Le imprese non ce la fanno più a sopravvivere, figuriamoci ad investire per restare competitive. Il sistema Italia sta accelerando verso la catastrofe. Con la nostra fine periranno anche i mantenuti, esattamente come il parassita che muore quando uccide l’ospite.

    L’Italia non è emendabile. Meglio disfarla prima della catastrofe che dopo.

  2. Ernesto Rispondi

    29 luglio 2014 at 17:16

    Nessuno considera che il dato riportato nell’articolo, anche quando corretto del 17,3% di “nero” che sta al denominatore, non è veritiero affatto sulla reale pressione fiscale percepita che grava sull’iniziativa privata italiana. Occorre infatti rilevare che in quella matematica, nella fredda statistica si ignora un dato di realismo economico. Se è vero, come è vero e come rileva Francesco_P, che chi vive di denaro pubblico in Italia è ormai una moltitudine di scrocconi, manca la consapevolezza che a questa moltitudine di scrocconi il privato non solo paga lo stipendio, ma anche le tasse, perché il lordo che costoro percepiscono e si vedono tassare è DENARO ERARIALE!!! Gli scrocconi statali, parastatali e affini, dunque, compartecipano ad ogni busta paga al massacro fiscale del settentrione produttivo due volte, in quanto ogni bonifico accreditato ad uno di questi parassiti assassini è un danno erariale. Nessuno, mai, mette in luce questa verità.

  3. Albert Nextein Rispondi

    30 luglio 2014 at 09:41

    Hasta la miseria, siempre!

  4. Pier Rispondi

    30 luglio 2014 at 11:20

    Il quadro delle ultime elezioni dice che a votare sono i beneficiari di questa politica e chi supporta il carico è sfiduciato e rassegnato così non vota neppure.
    Sembra una condizione di stallo, chi lavora continuerà a farlo stoicamente perchè non ha alternative, mentre crescerà il numero di chi vivrà di assistenza e sussidi a cui in gran numero si accodano da ovunque.
    Il ricambio naturale sta portando ad un sempre maggior squilibrio tra chi è economicamente produttivo rispetto a chi è economicamente passivo.
    Il ricambio si intende che una volta morti coloro i quali generano ricchezza, non vengono sostituiti da nuove generazioni.
    Le esigenze globali schiacciano un tessuto economico come quello italiano, dal momento che si insiste a volerne far parte, l’industria richiede condizioni sempre meno riscontrabili in questo paese.
    L’Italia però ha ciò che gli altri non hanno, arte, monumenti, ambiente da preservare e valorizzare, gastronomia, agricoltura da valorizzare.
    L’Italia farebbe bene a porsi come paese in cui gli altri, i ricchi che dalla globalizzazione ricavano immense ricchezze, possano andare a passare dei bei momenti e trovare il meglio, rilassarsi e godere delle nostre ricchezze.
    Insiste a voler competere sul terreno di USA, Cina,Germania etc. etc. non darà scampo, non siamo tagliati per questo genere di battaglie ora siamo dei concorrenti e si sa che quando gli interessi non collimano nascono contrasti.
    Lasciamoli combattere tra di loro ritagliamoci un nostro spazio di paese dell’accoglienza ma di quella che rende, dei milioni di ricchi che stanchi delle loro fatiche inevitabilmente cercano un luogo raffinato in cui godere del meglio, questo paese ha solo da capire che ha enormi ricchezze da sfruttare, e da proporre ad almeno 300 milioni di potenziali clienti sparsi nel mondo.
    Creare una filiera terra-cibo-ambiente-arte-cultura-accoglienza ai massimi livelli.
    In un mondo globale ogni paese per sopravvivere dovrà specializzarsi, contraddistinguersi per qualcosa che lo renda unico e specializzato.

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