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Immorale a chi? Perché lo Stato è (molto) peggio degli evasori

i want your money tasseCi risiamo. Un tempo, inventarono un cartone animato intitolato Pag & Tax per andare ad insegnare nelle scuole quanto fosse criminale l’evasore. Poi, arrivarono gli spot governativi, sulla Rai, in cui appariva una faccia poco raccomandabile da additare come “parassita della società”. Ora, con il solito proposito di far crede ai ragazzi delle scuole che le “tasse sono bellissime” hanno partorito un concorso per le scuole, in cui si fa passare la tortura tributaria all’italiana per applicazione del “federalismo fiscale”. Il tutto, grazie ad un video commissionato dalle regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, promosso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Da anni, ormai, raccontano la solita balla: «Chi evade le tasse vive alle spese degli altri e danneggia tutti». Sono alla frutta, non hanno più soldi ma ne hanno sempre di più bisogno e se non gli bastano mai la colpa è sempre dell’evasore, non di una casta di delinquenti e parassiti che vive alle spalle dei contribuenti. Si tratta del solito giochino, volto a far bollire il sangue all’ignaro cittadino che, incavolandosi con l’evasore, potrà sfogare la sua rabbia (spesso malposta) nei confronti del capro espiatorio per antonomasia. Noi, che le tasse le consideriamo un furto e non pagarle legittima difesa, rimandiamo al mittente ogni accusa, e motiviamo. Non di rado si cita Robin Hood per avvalorare la tesi secondo cui le imposte sono cosa buona e giusta, dato che l’eroe di Sherwood rubava ai ricchi per dare ai poveri. In realtà, Robin Hood faceva esattamente il contrario e rubava a coloro che avevano derubato i poveri, ovvero allo sceriffo di Nottingham, che in Italia potrebbe essere un “Batman” qualsiasi”. Anche Tibor Machan usa la metafora di cui sopra per sostenere quanto segue: «La verità è che le imposte sono una forma di estorsione, un metodo barbaro ed una violenta violazione della libertà umana». Irving Kristol, anch’egli poco avvezzo a devolvere quattrini allo Stato ha scritto in Two Cheers for Capitalism, nel lontano 1978: «Il principio alla base di un welfare conservatore dev’essere semplice; ove possibile, alla gente dovrebbe essere permesso di tenere i propri soldi – piuttosto che trasferirli (per mezzo delle tasse allo Stato) – a condizione che li utilizzino in un certo modo definito». Tradotto, che ognuno faccia ciò che vuole coi propri denari e ne sia responsabile. Un premio Nobel come Friedrich von Hayek completa la carrellata di chi alle tasse non strizza certo l’occhio: «E il problema della burocrazia è la tassazione: i governi costringono gli individui a pagare le tasse minacciandoli con la carcerazione e una simile forma di profitto garantito neutralizza l’innovazione e l’efficienza, notoriamente attributi della competizione. Condizione, quest’ultima, che richiede massima libertà di azione affinché imprenditori e consumatori possano produrre, offrire, comprare, rifiutare beni e servizi in accordo con le proprie reali esigenze».

In Italia i corifei dell’anti-evasione fiscale non tacciono un giorno e il governo ne approfitta per coprire le sue magagne. Quando non esaltano i progetti e le azioni di Equitalia, si esaltano per le operazioni che la Guardia di Finanza mette a segno (anche se poi si rivelano un flop, pura propaganda ed un massacro che fa fuggire gli imprenditori da questo paese incivile). Dell’immoralità del sistema fiscale italiano si accenna e basta, essa diventa solo motivo per false promesse elettorali. Della insostenibile pressione del Fisco (ormai sopra il 70% in generale) si parla troppo poco. Tassazione è sinonimo di schiavitù, ho avuto modo di spiegarlo nel mio libro Elogio dell’evasore fiscale, e per dirla con James Buchanan «è criticamente e vitalmente importante rendersi conto della differenza che passa tra il 10% e il 50% di schiavitù». Figuriamoci se quel 50% è stato superato già da un pezzo. In queste condizioni, è ovvio che la corsa a “fottere il fisco” diventi una questione di sopravvivenza e, ancor più, di giustizia. Faccio notare che sono centinaia le persone che sostengono che Tassesenza evasione il Meridione d’Italia sarebbe già morto. Quando milioni di parassiti vivono alle spalle di chi produce non è ragionevole pensare che questi ultimi rimangano con le mani in mano a guardare il satrapo che li spella vivi, godendosi la vita a ostriche, champagne e mutande verdi. Quando decine di migliaia di “servi dello Stato” insaccocciano pensioni generose senza aver fatto nella loro vita nulla di commendevole, è normale che qualcuno perda la pazienza. L’argomento per cui un’alta tassazione ci consente di mantenere l’attuale spesa pubblica è molto impopolare, soprattutto perché la spesa pubblica in Italia è percepita (correttamente) come inefficiente e corrotta (la casta). Anziché difendere la spesa – cioè sostenere esplicitamente che dei quattrini che ci vengono sottratti dal fisco lo Stato fa un uso migliore di quello che altrimenti noi potremmo fare se ci rimanessero in tasca – allora si torna a dire che evadere è immorale e ingiusto. Ingiusto, curiosamente, non perché l’evasore “scrocca” i servizi forniti dallo Stato ma pagati dai contribuenti “regolari”, sulle cui spalle va a finire anche quella quota di finanziamento della spesa che lui avrebbe dovuto sostenere. Ma di per sé – per il dovere di obbedienza che lega il suddito al sovrano. So bene che non lo ritroveremo nei nostri ricordi di scuola (né nei libri dei nostri figli), ma è interessante sapere che ciò che più offendeva i democratici dell’antica Grecia era il sistema fiscale dei tiranni. A loro parere (parliamo dei fondatori della democrazia), imposte dirette e tirannia erano una cosa sola! Questo dovrebbero insegnare alle elementari ed alle medie.

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di on 19 luglio 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Immorale a chi? Perché lo Stato è (molto) peggio degli evasori

  1. ultima spiaggia Rispondi

    16 luglio 2014 at 10:13

    “spot governativi, sulla Rai, in cui appariva una faccia poco raccomandabile da additare come “parassita della società”

    Mostratemi la faccia di un politico “RACCOMANDABILE”, che rende più di quello che prende, che sa come creare ricchezza per il Paese, che non gode di privilegi e che, quindi, non è “PARASSITA DELLA SOCIETÀ”

  2. flavio Rispondi

    16 luglio 2014 at 16:57

    E’ sempre utile trovare un capro espiatorio(innocente) Cristo? e (si parva licet…) nei PROMESSI SPOSI durante le rivolte del pane “a morte i panettieri”

  3. CARLO BUTTI Rispondi

    16 luglio 2014 at 22:34

    Piano con l’elogio delle democrazie greche, in primis quella ateniese, in fatto di fiscalità. Specialmente quando si trattava di estorcere denaro ai popoli alleati di nome, di fatto soggetti, il “demos” non era da meno dei tiranni. Senza tali proventi Atene non si sarebbe potuta ornare degli splendidi monumenti di cui-purtroppo- ci sono rimaste soltanto le rovine. Certamente i tiranni di oggi sono molto peggiori: non ci danno splendidi monumenti, ma soltanto rovine, senza bisogno di aspettare che sia il trascorrere inesorabile del tempo a trasformare la bellezza in maceria.

  4. Mirko Rispondi

    16 luglio 2014 at 22:52

    Da come questo paese sia oggi sull’orlo del baratro non è difficile concludere che se non ci fosse l’evasione saremo già falliti da tempo. Togliere infatti dal mercato tutti i quattrini che si riescono a sottrarre al fisco equivarrebbe a sferrare il colpo di grazia ad un economia già agonizzante.

    • ultima spiaggia Rispondi

      17 luglio 2014 at 08:30

      Condivido al 100%. Solo i politici ed i parassiti non hanno ancora capito che l'”evasione” è l’ossigeno che mantiene ancora in vita un Paese moribondo.

  5. umberto Rispondi

    17 luglio 2014 at 10:01

    sottoscrivo in pieno…..Il dagli all’evasore serve a distogliere la gente dal problema principale, una mostruosa spesa pubblica (800 miliardi) iniqua ed inefficiente

  6. lordcris Rispondi

    17 luglio 2014 at 11:42

    Citare Irving Kristol come difensore del capitalismo e’ una idiozia. Anche la frase che avete pubblicato ” … – e che li utilizzino in un certo modo definito.” indica la sua mentalità collettivista. Datevi una svegliata, con difensori del genere, uno non ha bisogno di essere attaccato per soccombere.

    • Leonardo Facco Rispondi

      17 luglio 2014 at 19:17

      La citazione di Kristol è semplicemente la dimostrazione che dato il fatto che lo Stato non è in grado di utilizzare i soldi in “un certo modo definito”, in quanto è impossibile sapere per cosa vengono usate le tasse e dove finiscono i soldi, diventa apodittica la prima parte della sua frase: “alla gente dovrebbe essere permesso di tenere i propri soldi”, che implicitamente rimane l’unica soluzione.
      La prossima volta, farò anche un disegnino da allegare all’articolo per spiegarlo meglio ai pignoli come lei.

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