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Almeno lorsignori vendono qualcosa

Un piccolissimo passo per il nostro Paese, un grande passo per la politica italiana. Si può riassumere così la scelta dello Stato, nei panni del ministro delle Politicheagricoltura cartoni animato agricole Maurizio Martina, di vendere o affittare a privati quasi 6 mila ettari di terreni agricoli pubblici, l’equivalente di circa 7mila campi di calcio.

I destinatari del progetto, stando a quanto si legge nel decreto applicativo “Terrevive” firmato qualche giorno fa, sarebbero preferibilmente giovani che possiedono già un’impresa agricola o che intendono avviarne una. Secondo le stime della Coldiretti si parla di un potenziale bacino d’utenza di circa 50 mila imprenditori del primo settore. Ovviamente, non possiamo che guardare con favore ad un’iniziativa che strappa dalle manacce dello Stato (2480 ettari al Demanio, 2148 al Corpo forestale, 882 al Centro ricerche agricoltura del Ministero e 42 all’Ente Risi, un retaggio addirittura dell’epoca fascista), quindi all’incuria e all’abbandono, una mole così ingente di terreni incolti per destinarli finalmente ad attività produttive e al rilancio dell’agricoltura italiana. Bisognerà solamente vigilare affinché le aste pubbliche attraverso le quali verranno vendute le terre si svolgano in modo corretto e trasparente onde evitare che a fare affari siano, come troppo spesso accade, lo Stato da una parte, e i soliti furbetti dall’altra. Ma sul provvedimento in se e sugli obiettivi del governo, niente da dire. Anzi, tanto di cappello.

Quello che ci convince un po’ meno, non ce ne vogliano gli ingenuotti che vedono in Renzi il salvatore della Patria, è ciò che si è detto circa la destinazione del denaro incamerato dallo Stato attraverso questa misura. Il Governo e i suoi sostenitori, infatti, tra cui l’esponente di Ncd Nunzia De Girolamo, hanno trionfalmente affermato che i 15-20 milioni che si ricaveranno dalle cessioni dei terreni saranno destinati alla riduzione del nostro debito pubblico. Ora, non siamo delle cime in matematica, ma 15 milioni su 2mila e 200miliardi di debito pubblico dovrebbero corrispondere a circa lo 0,00068%. Una goccia nell’oceano, in pratica.

È evidente che se sono queste le proporzioni con cui il Governo intende affrontare il tema dell’abbattimento del debito pubblico, condizione necessaria per il rilancio della nostra economia, campa cavallo. D’accordo, questo può essere un primo piccolissimo passo, ma qui non è più il tempo di primi passi. Qui bisogna iniziare a correre, anzi a galoppare. Insomma, finché in ballo ci sono solo 15-20 milioni e finché si tratta di vendere terre incolte e proprietà frammentate (per accadervi spesso bisogna passare su terreni altrui) sono bravi tutti a far la parte del leone. A quando invece la dismissione degli asset pubblici e dei cosiddetti “gioielli di famiglia”? A quando, ad esempio, la dismissione delle società Vendita patrimonio pubblicopartecipate dallo Stato? A quando la vendita del nostro patrimonio artistico e dei nostri monumenti così colpevolmente trascurati? Insomma, a quando le misure che contano davvero?

Confessiamo, è difficile commentare queste notizie. In Italia siamo talmente abituati male con la politica che chi esercita questo mestiere tende ormai a vedere tutto in modo negativo. Ma è altrettanto vero che se ci mettessimo qui ad elogiare uno 0,00068% capite bene, che vorrebbe dire prendere in giro i nostri lettori. Quando questo numero verrà moltiplicato per almeno 100mila volte, solo allora, diventeremo anche noi dei dispensatori di ottimismo.

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di on 29 luglio 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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