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Renzi rottama lo statalismo in casa di Repubblica

Il Festival dell'Economia di Trento è un tempio del pensiero unico, un'appendice del quotidiano di Scalfari e del suo keynesismo dogmatico. Il premier ha tenuto il punto sulle riforme liberali, in nome di un' "Italia smart" libera da vincoli. Chapeau: ora le faccia...

renziDevo dire che avevo temuto che Renzi cadesse nella trappola. Quella che, pensavo, gli stessero tendendo i “soliti noti“: gli intellettuali di certa sinistra, nella fattispecie quelli di Laterza, l’editore più politicamente corretto attualmente in circolazione, fino a pochi giorni fa corifeo “senza se e senza ma” del partito delle manette e della Costituzione; il partito, voglio dire, del duo Rodotà-Zagrebelsky. Sì, perché l’organizzazione scientifica del Festival di Economia di Trento, ove ieri è intervenuto il presidente del Consiglio, è affidata proprio all’editore che in tempi lontani era stato di Croce e che ora è un’appendice editoriale di Largo Fochetti. E in effetti anche quest’anno, a scorrere il programma, il festival era a senso unico: non un luogo di dibattito ma di propaganda dello statalismo, del keynesimo, al massimo del pensiero liberal americano.

Avevo però sottovalutato Renzi, che, proprio nella “tana del leone”, ha fatto uno dei suoi interventi più liberali e innovatori che si ricordino. Certo, siamo ancora a livello di discorsi e non di fatti, ma francamente non credevo che il nostro avesse gli attributi che ha dimostrato. Senza sconti, ha inanellato una serie di buone intenzioni che sono senza dubbio il manuale del liberista e riformista conseguente. Ha detto che il suo sogno è realizzare una “Italia smart“, libera da vincoli statalistici, ove ognuno la mattina possa alzarsi e fare quel che crede senza chiedere permessi e autorizzazioni, senza farsi bloccare da quella bestia affamata e autoreferenziale che è diventata la nostra amministrazione. Poi, quasi a sfottò dei liberal presenti, estimatori presumibili di Sorrentino, ha aggiunto che se il termine smart non piaceva si poteva parlare di un’Italia più “bella”. Ha poi ribadito la critica congiunta ai vertici di sindacati e Confindustria, arroccati su vecchie posizioni: forze conservatrici se non si limitano a rappresentare legittimi interessi ma continuano a voler fare politica. E Renzi, senza nulla concedergli (anche in questo dimostrando gran carattere), ha trovato in platea un alleato soddisfatto in quel Marchionne che non è di facile palato (una sorta di “rottamatore” della vecchia industria privata all’italiana) e che la nostra stampa non ha mai sopportato.

Altrettanto chiare le parole pronunciate sulla Rai, che ha quasi sfidato, additando i leccapiedi che, non accortisi che i tempi erano cambiati, ci stanno provando anche con lui; sulla giustizia, che è il vero problema italiano, ingiusta e inefficiente (e non solo, ha sottolineato, quella civile, come si vorrebbe far credere a sinistra); sulla semplificazione, con l’esigenza impellente di un decreto “sblocca Italia”; sulla necessità di una mobilità delle classi dirigenti (l’affermazione che fra dieci anni dovrà esserci un’altra élite ha fatto sembrare di colpo anacronistici certi leader della sua parte politica e patetico quel Fini che proprio nelle stesse ore annunciava di voler ritornare a fare politica per un “nuovo” centrodestra: sic!). È quasi sembrato, proprio dove meno ce lo saremmo aspettato, che Renzi abbia trovato la chiave liberista e anticorporativa attorno a cui far ruotare tutta la sua politica di riforme. Cosa succederà ora, nel cosiddetto “popolo di sinistra”? Molti, soprattutto certi intellettuali, salteranno sul carro del vincitore, ma credo che Renzi saprà come comportarsi con loro; altri lo aspetteranno al varco, al primo errore, e cercheranno di fargliela pagare; altri, i più onesti, si renderanno conto del tempo perso attorno agli Scalfari, ai Napolitano e a tutti i conservatori del vecchio sistema. Tempo perso a sinistra e tempo perso per il Parse. Quando nacque, negli anni Settanta, Repubblica voleva rappresentate la modernità e il rimnovamento a sinistra. Paradossalmente si è poi arroccata, credo per gli interessi economici del suo padrone, su un passato indifendibile. Ma la storia ha le sue astuzie, e prima o poi fa pagare i suoi conti. Mai ci si sarebbe aspettati che fuori dai salotti accrediti sorgesse prima un Berlusconi e ora un Renzi. E che forse, dico forse, con molto colpevole ritardo, anche l’Italia entrasse un giorno nella modernità.

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di on 3 giugno 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Renzi rottama lo statalismo in casa di Repubblica

  1. Mirko Rispondi

    2 giugno 2014 at 10:04

    Modernità e’ il termine esatto ma che fare di migliaia di stipendiati assistiti statali,comunali o altri che per tutta la vita hanno girato per le mani lo stesso pezzo di carta che vengono protetti nella loro esistenza di lavoratori non lavoratori da sindacati e norme sul lavoro che nulla hanno a che fare con diritti.Che farne?Certo enormi errori politici passati per creare consenso elettorale ma adesso che la macchina non solo è bloccata ma fa danni continui alle aziende e non produce servizi ma spreco enorme .Che fare?

  2. adriano Rispondi

    2 giugno 2014 at 14:11

    Dunque Renzi piace.A me no perchè non dice le paroline magiche “basta euro” ma “ancora euro” e “brava Merkel”.Viene da ridere leggendo che “ognuno la mattina possa alzarsi a fare quello che crede senza chiedere permessi e autorizzazioni.”Quale film sta vedendo?Ha mai sentito parlare di vincoli europei?Chi comanda in casa sua?”I tempi erano cambiati” e ” tempo perso per il paese” vanno sostituiti con i tempi cambieranno quando riavremo la sovranità perduta e usciremo dalla sciagura della moneta unica.Il resto fa parte dello show che vedo conquista molti ma che durerà poco.

  3. Pippo Rispondi

    3 giugno 2014 at 02:31

    Già,”che farne”? Si chiede Mirko..ma intanto se ne parla,finalmente!Lasciamo a Renzi che vada avanti,incoraggiamolo..e ve lo dice un vecchio liberale..non un comunista..

  4. sergio Rispondi

    3 giugno 2014 at 21:00

    Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Delrio:
    « Ora scelte per crescita e occupazione. Non deluderemo gli 11 milioni che ci hanno votato … » adesso tutti insieme, ripetete:

    Non deluderemo gli 11 milioni che ci hanno votato !

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