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Matteo vuol la «mobilità» per gli statali. Una rivoluzione, per l’Italia

«Entro aprile ci sarà la riforma della pubblica amministrazione» diceva Matteo Renzi nel suo trionfaleRenzi Madia discorso di insediamento a presidente del Consiglio.

A metà maggio, con oltre un mese e mezzo di ritardo sulla tabella di marcia, l’attesa potrebbe star per finire. Secondo quanto riporta Il Corriere, dopo il calcio d’inizio dei Mondiali di calcio di giovedì 12, venerdì arriverà infatti il primo calcio (metaforico) al sempre più incancrenito sistema della Pa. Quello che che avrebbe dovuto dare, già tredici anni fa, il buon Berlusconi che – invece – ha rimandato tutto a data da destinarsi. Secondo quanto anticipa il quotidiano di via Solferino quella della Pa non sarà certo una riforma reganiana. Eppure, per almeno un paio di caratteristiche, sarà una vera e propria rivoluzione copernicana nel panorama italico. I punti più interessanti sono due:

1) Mobilità obbligatoria a parità di busta paga. Nel settore privato è cosa normalissima; nel pubblico, invece, il posto fisso è talmente intoccabile che, senza l’assenso sindacale e del diretto interessato, un impiegato non può essere spostato da un ente all’altro e nemmeno gli si possono cambiare ruolo o mansione. Limiti di cui si lamentava spesso, tra gli altri, l’ormai ex presidente della Provincia di Milano Guido Podestà che non poteva coprire le carenze d’organico in alcuni uffici con gli esuberi di altri. Con la riforma Renzi dovrebbe essere tutto più semplice e automatico.

2) Riduzione delle prefetture (da 110 a 56 o 40) e delle Camere di commercio (una per regione). Si tratta di enti che, a nostro giudizio, andrebbero semplicemente aboliti. Una riduzione di un solo ente pubblico, però, sarebbe comunque una cosa che in Italia non si vede almeno dalla nascita della nostra repubblica (e probabilmente anche prima).

Pubblica amministrazioneBuona anche l’idea di evitare i prepensionamenti per i dirigenti (ci mancherebbe solo di pagarli per stare a casa assumendone degli altri); meno buona quella di rinnovare il contratto collettivo fermo dal 2009, prevedendo degli aumenti, visto che nello scorso decennio i dipendenti pubblici hanno beneficiato di benefici salariali superiori a qualsiasi Paese europeo, nel complesso quasi 30 miliardi in più dal 2001 al 2009 (periodo in cui per sette anni ha governato il centrodestra, sic).

Insomma, se questi saranno i punti qualificanti della riforma della Pa c’è da esser comunque felici del fatto che passin passetto, magari due in avanti e uno indietro, si sta andando nella direzione giusta. Non ci si chieda, stupiti, perché alcuni liberali scelgon Matteo

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di on 10 giugno 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Matteo vuol la «mobilità» per gli statali. Una rivoluzione, per l’Italia

  1. sergio Rispondi

    10 giugno 2014 at 15:17

    Ad oggi l’unica mobilità accertata è quella della moneta … dalle nostre tasche alle loro !

  2. Giuseppe Rispondi

    10 giugno 2014 at 16:26

    Vediamola tutta,l’idea e’ buona ed in ritardo di troppi anni,la PA ha ucciso l’economia,vediamo i suoi ed i sindacalizzati allo stipendio senza nulla fare cosa gli combineranno.Se mai riuscisse a combinare qualcosina Berlusconi potrà continuare a mangiarsi le dita per la sua inutilità ,nonostante una poderosa potenza,capacità operativa .Tutto è’ rimasto uguale.Forse la voglia di non scontentare nessuno lo ha fatto fuori.La politica e’ altra cosa che le sue ottime aziende e gli yesman che lo circondano.Impari da un giovinetto scaltro.
    .

  3. mauri Rispondi

    11 giugno 2014 at 00:15

    Vorrei porre l’attenzione sui termini per il privato quando si parla di mobilita’in ambito lavorativo il percorso e’ univoco dall’azienda alla poltrona di casa per lo statale la mobilita’ se non erro e’ intesa come il trasferimento da un ufficio ad un altro.Non prendiamo per i fondelli le migliaia e migliaia di persone che nel privato stanno vivendo questo incubo ,SOLO quando le due parole vorranno dire la stessa cosa allora ci sara’veramente giustizia sociale.

  4. cristiano Rispondi

    12 giugno 2014 at 22:26

    Se non ci sono blocchi di assunzioni e riduzioni VERE di personale completamente inutile, noi tutti moriremo di spesa pubblica. la PA italiana è un mostro che divora risorse e produce corruzione e lassismo,senza curarsi del primo motivo per il quale esiste,”migliorare
    la vita del popolo italiano” Tutto il contrario di quello che è oggi!.

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