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Manifesto liberale in difesa del voto a scuola

Uno a 50 anni pensa di averle viste e sentite tutte, e invece si sbaglia di grosso. Il ministro francese dell’Educazione Benôit Hamon voto scuolavara una commissione per studiare come modificare il voto scolastico, magari per abolirlo del tutto.

Siccome c’è in giro una madre proverbiale che da sempre è sempre incinta, ecco che al suo fianco calano subito gli espertoni nostrani. Francesco Dell’Oro, già responsabile dell’orientamento scolastico per il Comune di Milano e autore di perle in materia, sentenzia: «Fanno i bene francesi, il voto è un’arma impropria». Eraldo Affinati, che insegna in un istituto professionale di Roma e anche lui inanella perle, reitera, chiamando il voto un’arma «contundente». Perché? Ovvio, perché il voto a scuola discrimina uno studente dall’altro. Ma siccome dobbiamo essere invece tutti uguali, tutti gli stessi, tutti identici, tutti indistinti, quel residuo di mannaia borghese che colpisce tutti giudicandoli, valutandoli, pesandoli, soppesandoli e misurandoli va abbattuto perché reazionario. Se vedi nero, insomma, spara: sarà un fascista, un prete o un voto scolastico.

Siamo però sorpresi. Ci saremmo infatti attesi ben altro da quella Francia che con Cartesio ha iniziato a dividere il mondo in ciò che si misura e in ciò che invece sfugge ai compassi, ai regoli e alle squadre dell’uomo, riducendo il mondo a mere quantità senza più qualità. Poi però ci è tornato alla mente come han fatto i francesi ha mettere in pratica la teoria cartesiana, allorché hanno oliato la ghigliottina per far perdere la testa alla gente, cancellandone democraticamente le fattezze distintive e livellando le stature di ciascuno…

Il voto scolastico, insomma, è il nuovo nemico n° 1. C’era già stato il “6 politico”, ma poi non se n’era fatto più nulla. Perché tu prova a mandare un curriculum per fare il chirurgo, l’ingegnere nucleare o il magistrato e scriverci (senza errori di ortografia) che quel giorno a scuola se c’eri dormivi o comunque sbadigliavi al collettivo studentesco tanto poi ti promuovevano comunque, e tu di medicina interna, fissione atomica o codice penale non sai un’acca…. Di più, prova a guardare diritto negli occhi tuo figlio che esce da scuola con le pive nel sacco perché l’interrogazione è andata storta e dirgli che va bene lo stesso tanto poi col tempo i voti li tolgono. Se è un ragazzo normale, va subito a giocare al pallone in cortile e ti manda a “-are”, tanto che serve sbattersi?

Il punto è infatti questo. Se non hai parametri, non puoi giudicare. Se non hai criteri, non sai valutare. Ma se non hai imparato ad apprezzarti e ad apprezzare (letteralmente “dare un prezzo”) non sai nemmeno trattare, ai tempi si sarebbe detto, sublimemente, mercatare. Non sai cioè dove stanno l’alto o il basso, la destra e la sinistra, il caldo e il freddo, il buio e la luce. Sei smarrito. Brancoli, incespichi, cozzi. Un reietto sulla strada del non ritorno. Il voto a scuola serve propria a questo, come la scuola serve a dare sì qualche nozione ma soprattutto un metodo: di studio, di apprezzamento (ecco che torna), di vita. Valore, valori. Per questo oggi ci sono più che altro in giro dei morti che camminano.

No votoDio, dunque, benedica il voto scolastico, e chi lo ha inventato. Perché lui, il voto scolastico, meritocratizza, discrimina, spaia, diseguaglia, promuove, boccia e nel framezzo (siccome la carità sposa sempre di nozze indissolubili la verità) suggerisce per tempo che è meglio (e quindi si può) correre ai ripari. È nobilmente secco, asciutto, univoco, mai ambiguo, censorio senza bisogno dello Stato, comunitario senza necessità dei comunisti, gerarchico, ordinato.

I numerosi figli di quella madre sempre gravida di cui sopra vorrebbero una società di bassotti eunuchi, afoni, sordi, ciechi e autistici; a noi invece piace la differenza, la diversità, discriminazione, il valore. Quel gigante della poesia che è l’anarchico Francesco Guccini canta, in Cirano, «tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti». Se non si capisce, riscrivo.

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di on 27 giugno 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Manifesto liberale in difesa del voto a scuola

  1. sergio Rispondi

    27 giugno 2014 at 11:07

    La libertà è schiavitù … l’ignoranza è forza

    • sergio Rispondi

      13 luglio 2014 at 20:55

      Tutti uguali, tutti sufficienti, tutti manipolabili

  2. marisa dapelo Rispondi

    28 giugno 2014 at 23:57

    non discriminiamoli non giudichiamoli questi nostri poveri ragazzi perché se no poverini poi si demoralizzano, asfaltiamogli tutte le strade della vita, così poi da grandi, alla prima difficoltà, magari perché si incapricciano della collega ma al contempo hanno già moglie e figli pensano, e non è forse giusto? che la faccenda si può risolvere in un amen, e ammazzano sia la moglie che i figli.

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