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Toh, c’è dell’anti-americanismo pure nella liberale Svizzera

Il Ttip (che sta per Transatlantic Trade and Investment Partnership) non è un acronimo vuoto ma una speranza concreta per un’economia più libera e menoYankees controllata dai governi. Si tratta, di fatto, di spazio commerciale meno regolato fra Europa e Usa, che unirebbe l’Occidente in un unico mercato.

Per questo non piace ai comunisti della lista Tsipras alla Casarini e tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sostengono la bellezza dello Stato forte. Quindi anche complottisti, signoraggisti e compagnia bella. Fra i detrattori dobbiamo metterci anche gli statalisti destrorsi che, ormai, vanno per la maggiore. Come Claudio Borghi che, in un’intervista rilasciata a correttainformazione.it, ha dichiarato: «Siamo sicuramente contrari al TTIP. In una posizione di debolezza quale quella in cui ci troviamo, spalancare ancora di più le frontiere e azzerare le regole è un suicidio». L’idea che sta alla bse è quella per cui la ricchezza non si produce incoraggiando gli imprenditori italiani a fare impresa, riducendo tasse e gabelle, ma bloccando la concorrenza esterna, nella (folle) pretesa di vivere in una sorta di beata autarchia in cui i prodotti nazionale si vendono semplicemente perché non hanno concorrenza.

Una mentalità localista e regressiva da cui, purtroppo, pare non salvarsi del tutto nemmeno la (finora) liberale Svizzera. Per capirlo basta dare un’occhiata, di tanto in tanto, al sito mattinonline.ch, organo della Lega dei Ticinesi del fu Nano Bignasca che, inutile precisarlo, è stata fra i più attivi promotori del referendum sull’immigrazione. Basta cliccarci per imbattersi in un articolo dal titolo “Quello che il congresso federale non vi dice: presto adotteremo il diritto americano?”. Già perché a detta dei colleghi del Mattino l’accordo «sarà una grave minaccia per la Svizzera. […] la Confederazione sarà OBBLIGATA ad adottare le imposizioni Ttipamericane. E questo bypassando totalmente la volontà popolare». La minaccia più grave è ovviamente «l’invasione delle multinazionali americane, nell’UE e in Svizzera, con tutte le controversie del caso. Ci saranno conseguenze devastanti per diversi settori, penso all’agricoltura e alle produzioni culturali». La conclusione è ovviamente la più drammatica: «In poche parole si diventa vassalli degli Stati Uniti».

Parliamo di quella nazione che, con la sua ideologia neoliberista e mercantilista, punta a dominare il mondo intero. Per fortuna che c’è Putin, al pari dei comunisti russi pro-referendum, a difendere la Nazione e i veri valori. Un uomo in grado di tenere in scacco l’Europa («l’Unione Europea ha capito che non deve scherzare con la Russia» si legge in un articolo dell’11 aprile) e di difendere il suo popolo («essere russi vuol dire difendere la Patria senza aver paura della morte» si legge in un articolo del 26 aprile).

Quando abbiamo sentito Yaron Brook (che tra parentesi è a favore del Ttip) dire che la Svizzera è troppo statalista ci siamo sbigottiti. Ma a sentire certe cose c’è da pensare che non avesse proprio tutti i torti…

 

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di on 29 maggio 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Toh, c’è dell’anti-americanismo pure nella liberale Svizzera

  1. Pier Rispondi

    29 maggio 2014 at 15:53

    Buongiorno,
    Il libero mercato si può identificare nel suo effetto più eclatante, la globalizzazione, ovvero la delocalizzazione di convenienza, essere vicini al mercato cliente, pagare meno tasse, meno burocrazia, minori costi produttivi, meno controlli etc.etc. certo che un mercato produttivo di artigiani non avrebbe globalizzato l’ economica, non avrebbe prodotto aree del mondo votate a fabbrica a basso costo, provocando crisi economica e disoccupazione nelle aree acquirenti questi prodotti.
    Parlare di speranza d’ essere parte di un mega mercato unico mostra come la storia recente non abbia insegnato niente. I governi è da tempo che non controllano, ma sono controllati. Non è il caso di farne sempre e solo una questione ideologica.
    L’incremento delle tasse della casa, dei tassi di interesse sui debiti sovrani, le imposizioni economiche a intere nazioni dalle tragiche conseguenze umane etc.etc. richiedono una valutazione reale, le ideologie sono finite, avevano una loro funzione quando il mondo era formato da stati autonomi, distinti e separati. Oggi c’è un governo mondiale che dispensa regole economiche, che sposta gli interessi dove più conviene, l’azione è palese senza più giustificazioni ideologiche, perché il governo è pensato dai soggetti economici e attuato dai parlamenti.
    Dato che qualunque processo evolutivo comporta delle inefficienze, per compensare quelle economiche del libero mercato è indispensabile allargare i confini entro cui opera.
    E’ questione di tempo, inglobato tutto lo spazio mercantile, inglobate le società in una unica Tera-corporation mondiale, ecco, quello sarà lo stadio finale della rivoluzione industriale giunta al capolinea.
    Tutto inizia e tutto finisce, nel caso si voglia smentire, si può sempre leggere la storia, anche gli imperi più potenti furono soggetti a questa legge naturale, il problema è che le fini non sono mai indolore, l’uomo non impara dai suoi errori.
    Un mega mercato non lascia spazio al negozio sotto casa, alla cura del particolare, della qualità, del rapporto umano, di chi ti consiglia il meglio perché ama ciò che fa e ne va orgoglioso e trasmette questo amore e quando esci da quel negozietto sei soddisfatto, perché la vita ha bisogno di soddisfazioni emotive che non si possono ancora e per fortuna comperare.

  2. sergio Rispondi

    29 maggio 2014 at 20:17

    Nella ‘liberale Svizzera’ sanno leggere
    e capire quello che c’è scritto nel Trattato !

  3. Attilio Rispondi

    5 luglio 2016 at 17:37

    Il TTIP non ha nulla di liberale, se per liberalismo economico intendiamo sana concorrenza sradicata da monopoli e oligopoli (Adam Smith e Ricardo avevano speso parole di fuoco). In realtà è un trattato scritto dalle multinazionali e per le multinazionali con la benedizione dei loro amici politici. Lo chiamate “libero mercato” ma per chi è libero? Dov’è libero sto mercato quando è dominato da grandi banche e multinazionali che hanno così tanto potere politico da riuscire a condizionare i governi per farsi approvare leggi ad hoc? E’ così che monopolizzano tutto, e poi parlano di libera concorrenza. E chi ci rimette sono sempre i soliti, specie le PMI. Questo è capitalismo clientelare, corporativisimo, oligarchia, altro che “libero” mercato. E’ tutta una presa in giro, tutto fasullo. Il TTIP è l’ennesimo strumento per favorire i Padroni del Vapore. Luigi Einaudi (liberale vero) diceva: “La lotta contro i monopoli deve essere considerata come uno dei principali scopi della legislazione di uno Stato, i cui dirigenti si preoccupino del benessere dei più e non intendano curare gli interessi dei meno.”

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