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Testa di maiale sullo zerbino del candidato. Udine, 2014

Maiale decapitatoNe Il Padrino era una testa di cavallo nel letto, a Udine il decapitato è un maiale e al posto del materasso c’è lo zerbino. Il metodo parla una unica lingua, quella della viltà. L’intimidazione è da vigliacchi, la vigliaccheria è dei deboli che per farsi forti usano il fare delle bestie. Non si può giustificare l’ignoranza, non si può tollerare la barbarie.

L’uscio era quello di Alberto Misano, trentunenne ed ex consigliere comunale per una lista civica di centrodestra. L’aspirazione di questi giorni, come raccontato dal Messaggero Veneto, era quella di partecipare alla corsa-comunali. Misano aveva infatti preso contatto con una lista civica di Ncd e non era escluso potesse correre per la poltrona di primo cittadino. Invece no, lascia perché quel gesto mafioso gli ha fatto rivalutare tutto, di colpo. E non gli muoviamo un appello perché non si arrenda, faccia l’eroe, vada avanti a far la sua parte per la comunità. Perché non tutti sono nati per fare gli eroi e perché per far politica per requisito si dovrebbe esigere l’essere responsabili e competenti, non temerari. Non lo facciamo perché quella testa di maiale appesa alla maniglia di casa è un confine varcato, un patto di civiltà rotto e lo capiamo perché voglia tirarsi indietro. E qui è Udine a dover prendere seriamente la faccenda, giacché può esser la voglia di protagonismo di un cretino e può esser anche minaccia di chi non ha le nozioni né il cervello per comprendere quanto grave sia abbracciare lo “stile-avvertimento”. È che la contaminazione, l’incancrenimento di un territorio con una mentalità (e una criminalità) che non gli appartiene. Non è quella testa di maiale il problema, non è la singola competizione elettorale a essere stata violata. Ci sono di mezzo la libertà del singolo, la libertà dell’elettore e molto di più a dire il vero. E queste sono ombre che non si possono ignorare. Il Nord rischia di mostrare un volto nero, quello che ha una genesi precisa. E chi quel mostro lo lottava sosteneva fosse da battere prima di tutto a colpi di cultura. Udine si muova, allora. Per non sbagliare.

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di on 16 aprile 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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