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Non esistono liberali pro-Putin

PutinUn nuovo club Forza Silvio, in pieno centro a Milano, in Via Dante, aprirà il prossimo 5 maggio. E sarà intitolato a Vladimir Putin. La notizia pareva una bufala, sembrava una di quelle geniali trovate di Lercio. Ma non è su Lercio. È su tutti i quotidiani da un giorno intero e non è stata smentita. L’identità dei promotori e le ragioni della loro scelta non sono state ancora rivelate. È sempre possibile che si tratti solo di una goliardata. Ma può anche essere tutto vero e non ci sarebbe nulla di che stupirsi. Purtroppo. Perché tra i fan di Silvio Berlusconi sono tantissimi coloro che ammirano apertamente l’autocrate russo. Non c’è finora alcun sondaggio che rilevi quanti siano, ma solo quel grande strumento di indagine sociale che è il social network: commenti, articoli, esternazioni rivelano l’esistenza di un grande popolo di berlusconiani putinisti, che andrebbero a unirsi ai libertari pro-Putin (ci sono anche loro…), ai Leghisti per l’Impero Russo e ai cattolici post-sovietici. Insultano l’America manco fossero Hezbollah, rifiutano la democrazia “delle banche” con toni che ricordano le feste dell’Unità degli anni ’50. E sono fan del “partito liberale di massa”, o di quello che ne resta.

Perché? La prima spiegazione può sembrare saccente, ma non la è: ignoranza. Ma qui non si parla di ignoranza in senso lato, ma ignoranza della storia e della natura del comunismo. Silvio Berlusconi, negli anni ’90, era sbeffeggiato e insultato perché “ossessionato dal comunismo”. Oggi, invece, vediamo i berlusconiani pro-Putin che parlano esattamente come i loro nemici di allora: “Comunismo? Ma guarda che la guerra fredda è finita!” “Hahaha… Mangiano ancora i bambini?” “Comunismo? Mai esistito!” “E comunque Putin non è comunista”. No, appena … è solo un ufficiale del Kgb arrivato al potere e desideroso di ricostruire l’Urss. Chi nega l’esistenza del comunismo nel XXI Secolo, lo può fare solo se non lo ha mai compreso, non vede che i russi e gli ucraini russofoni difendono le statue di Lenin (non la Croce, non la Madre Russia, ma: Lenin), non sente o non vuole sentire l’apologia dell’Urss e di Stalin fatta da Putin e da tutta la sua macchina della propaganda in Russia. Non realizza che, quella in corso in Ucraina, non è altro che la prosecuzione della rivoluzione del 1989, fra nostalgici del vecchio sistema comunista ancora al potere e chi vuole finalmente liberarsene. E allora a cosa è servita tutta la “crociata” berlusconiana contro il comunismo, se i risultati sono questi? Evidentemente era solo strumentale, rivolta esclusivamente contro i post-comunisti italiani ed europei occidentali. Non si è mai studiata la storia del comunismo. Non si è mai studiata la sua filosofia. Non si è inteso il comunismo per quello che era (cioè la più grande, pervasiva e letale religione atea del mondo), ma solo per quello che serviva: una bandiera o una maglia della squadra politica avversaria. Ma se il comunista Putin fa gli interessi del proprio partito, è simpatico e ci invita in Russia, allora: viva il suo comunismo!

Stupisce poi tutto l’odio e anche la paura nei confronti degli Stati Uniti, la grande democrazia capitalista. Un odio che arriva a far dire, a un lettore de Il Giornale, che si tratta solo di “un popolo di barbari cowboy”. Ma non è al modello dei pionieri, degli individui produttori, dei self-made men, a cui si è sempre ispirato il “partito liberale di massa”? Perché ora si anela a un modello autocratico, asiatico, dove tutto è controllato dallo Stato? Ci siamo sbagliati per 20 anni? Non c’è alcuna spiegazione ideologica o razionale per una simile inversione a U. Ce n’è solo una emotiva: frustrazione. Chi viene buttato fuori da una grande festa, perché non ha l’abito adatto, odia i festeggiati. Berlusconi è stato malamente buttato fuori dalla grande festa dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. Ora i suoi fan cercano vendetta e chiamano il bullo di quartiere, Putin, per disturbare con biglie nei vetri e lanci di vernice quelli che sono ancora dentro e vogliono continuare a ballare. E’ questo lo spirito di chi, dal 2011 in poi, rinnega l’Occidente, il capitalismo e la democrazia, urla profezie sulla “prossima fine dell’Europa” o “fine imminente dell’America”, descrive tutti gli eventi drammatici degli ultimi anni, dalle Primavere Arabe alla rivolta in Ucraina come frutto di “maldestri complotti americani”, a costo di bersi, in un sorso solo e ad occhi aperti, tutta la paccottiglia propagandistica e complottista dei siti di estrema destra e di estrema sinistra. Mettici anche la più lunga crisi economica della storia italiana e il piatto è pronto: “ci hanno tolto Berlusconi e ora vogliono renderci tutti pezzenti”. Ma queste sono, appunto, parole da ragazzino frustrato che crede di saperla lunga. Una persona adulta dovrebbe invece riconoscere i propri errori, rimuovere i leader che hanno sbagliato e ripartire con un programma serio. Capire le cause della nostra crisi (che è nostra e non globale, europea o americana), capire perché la rivoluzione liberale è sempre stata promessa e mai attuata, non per cambiare rotta, ma per attuarla sul serio. Non si va a chiamare il bullo Putin a sfasciare i vetri di un’Unione Europea e di una Nato di cui noi, ci piaccia o meno, siamo parte integrante.

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di on 29 aprile 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Non esistono liberali pro-Putin

  1. Liberalista Rispondi

    29 aprile 2014 at 14:58

    Condivido tutto tranne che esistano “libertari pro-Putin”.
    Chi è libertario non è pro-nessuno. Ma pro-libertà. Ad esempio, una cosa è essere a favore della libertà di scelta degli ucraini, dei crimeani (ma anche dei ceceni, dei transistri, e di qualsiasi altro abitante della terra) e un altro è essere a favore di Putin.
    Una cosa è essere filo-occidentali (qualunque cosa voglia ancora dire…) e un’altra è sposare acriticamente qualsiasi decisione della Nato.
    Il coraggio di essere libertari è anche denunciare gli errori di coloro che sono più “vicini” al proprio modo di vedere le cose, quando se ne allontanano.

  2. sergio Rispondi

    29 aprile 2014 at 20:46

    L’altro candidato era Dudù !

  3. ultima spiaggia Rispondi

    29 aprile 2014 at 22:44

    Non c’entra niente il comunismo (forse la nostra è democrazia?), né Lenin, né Stalin, né il Kgb, ma il politico con le palle, come noi ce lo sogniamo. Tre Renzi e quattro re Giorgio per un Putin. Io ci starei.
    Se poi Putin è un bullo, cosa sono i cowboy che impongono la loro legge con le bombe? A Saddam cos’hanno detto? Scusa, ci siamo sbagliati?
    C’è una frase di Marx su “Il capitale” che recita così: “Su un terreno piatto semplici poggi fanno l’effetto di colline; allo stesso modo si può misurare l’appiattimento della borghesia dal calibro dei suoi esponenti più validi”.
    Putin non sarà il massimo, ma a confronto dei nostri è un gigante.

  4. stefano Rispondi

    30 aprile 2014 at 13:26

    Ecco, ha scritto bene sul finire: “ci piaccia o meno”… e se non ci piacesse far parte della UE o della Nato? Perché ci viene imposto questo? Perché non ci viene chiesto se vogliamo aderire a queste due entità? Sul discorso dell’intitolazione a Putin: io non intitolerei nulla a Putin ma non confondiamo le idee di politica interna che può avere Putin con la realtà oggettiva. In questo momento ha più ragioni Putin della Nato, peraltro il russo permette una diversificazione a livello mondiale, con la sua sola presenza incrina il monopolio (cosiddetto occidentale) e quindi garantisce la stessa libertà. Io amo l’America profonda libertaria, proprio per questo non posso tollerare l’esportazione violenta di un certo modello, dietro il paravento della fanatica ideologia dei “diritti umani”.

    • sergio Rispondi

      4 maggio 2014 at 14:40

      ” we cannot tolerate an international system in which countries are invaded by thugs and destabilized from abroad. And why this is a common responsibility not just for us but for our allies and other friends like the Chinese, whose stake in stability should be as great as ours ” – ( U.S. President Barack Obama )

      … e noi, ci piaccia o meno, siamo parte integrante

  5. Bruce Wayne Rispondi

    7 agosto 2014 at 13:21

    “un’Unione Europea e di una Nato di cui noi, ci piaccia o meno, siamo parte integrante”? Nessuno mi ha consultato, mediante referendum, sull’appartenenza sia all’una che all’altra. Perciò, nel mio piccolo, non le sostengo e le critico ogni volta che posso. Come non sostengo l’attuale governo Renzi che non mi rappresenta affatto e da cui rifiuto, esternando ogni volta che m’è possibile questo pensiero, di farmi rappresentare. E, sono convinto che ci siano milioni d’italiani che la pensano come il sottoscritto e che oggi esistano due Italie, una reale, quella dei cittadini, e quella legale, quella di Montecitorio e di Palazzo Chigi. Queste due Italie non sono parenti strette. Anzi non si parlano neppure e se si parlassero parlerebbero due lingue diverse. Mente a votare ci vanno solo associazioni, circoli, sindacati, gruppi di pressione, ecc. che danno i voti a pacchetti a partiti come il PD. E, il cittadino che non fa parte di queste cordate o si aggrega o è fuori dal sistema. E, ormai, fuori dal sistema c’è la maggior parte degli italiani

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