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Meno Europa e meno Stato. L’unico slogan liberale

L'opposizione elettorale tra euroentusiasti e eurocritici alla Le Pen (Grillo, Salvini...) è farlocca. Entrambi esprimono una cultura dirigista e interventista, e hanno il vero nemico comune nel mercato e nelle libertà individuali. La vera battaglia è per un'Europa spazio del libero scambio e della concorrenza, anche tra valute

ueNell’imminenza delle elezioni europee, il dibattito sulle istituzioni comunitarie si sta facendo tanto acceso quanto confuso. In linea di massima la contrapposizione prevalente sembra essere quella tra quanti – in ossequio a logiche sostanzialmente “dirigiste” e tecnocratiche – hanno una visione idealizzata dell’Europa politica e quanti invece si oppongono a Bruxelles in nome della difesa dei vecchi Stati nazionali, quasi senza avvertire che quel mondo ormai è destinato a essere spazzato via. Da un lato, il nuovo interventismo illiberale della burocrazia europea e, dall’altro, il vecchio statalismo delle istituzioni nazionali.

Nonostante la profonda antipatia tra i due campi, l’europeismo acritico e l’euroscetticismo nazionalista sono meno lontani di quanto gli interpreti delle due posizioni contrapposte non sarebbero disposti a riconoscere. In fondo, il Moloch continentale europeo rappresenta un’operazione condotta dagli Stati nazionali e costruita sul modello dello Stato stesso. La maggiore ambizione dei costruttori dell’Europa politica è quella di avere un Parlamento legiferante, un vero esecutivo del tutto separato dagli Stati membri, un proprio esercito e via dicendo. Quando si parla di “cittadinanza europea” è chiaro che si vuole riproporre a livello continentale, magari attraverso un percorso graduale e “federale”, gli schemi e le istituzioni che hanno caratterizzato lo Stato nazionale e moderno. In un certo senso, gli europeisti sognano di ridurre al rango di semplice regioni amministrative la Germania o la Danimarca, la Svezia o il Portogallo, esattamente come nel corso dei secoli la Francia riuscì a fare nei riguardi d Bretagna, Provenza, Alsazia o Normandia.

L’opposizione dei liberali nei riguardi dell’Unione europea è allora di ben altra natura rispetto quella interpretata dai nazionalisti alla Marine Le Pen o alla Matteo Salvini. Per quanti credono nei diritti individuali e nelle logiche di mercato non si tratta di esaltare le sovranità tradizionali rispetto al nuovo monstrum europeo, ma invece di avversare i poteri nazionali non meno di quelli continentali: anche favorendo la disgregazione degli Stati odierni. Per i liberali è facile avvertire che l’Unione è oggi un cartello di realtà politiche nazionali, che in parte mira a chiudere ogni via di fuga dagli inferni fiscali e regolamentari (da qui il progetto di “armonizzare” tutto, così che spostarsi da un Paese all’altro non dia alcun vantaggio) e dall’altro punta a riprodurre a livello continentale le medesime logiche del potere sovrano più tradizionale.

Margaret Thatcher

Margaret Thatcher, autrice di tre famosi “No!” all’Europa da un punto di vista liberale

L’Europa auspicata dai liberali è invece uno spazio aperto di scambi, con istituzioni politiche localizzate e vicine ai cittadini, dove non c’è alcun bisogno di poteri sovranazionali ed è pure possibile operare una riduzione del peso di tutti i livelli di governo: tanto a Bruxelles quanto a Roma. In questo senso è chiaro che i liberali non sono fanatici dell’euro. La moneta comune è infatti qualcosa di tutto artificiale, che impedisce ogni concorrenza tra valute e che, con ogni probabilità, finirà per risolvere il problema dei debiti pubblici nazionali (Italia, Francia, Spagna e via dicendo) usando la leva monetaria e moltiplicando la quantità di moneta, con effetti distruttivi nei riguardi dell’economia reale. Al tempo stesso, però, se l’alternativa all’euro è il ritorno alla lira, con la motivazione che in tal modo l’apparato pubblico potrebbe disporre di tutta la valuta di cui ha bisogno (grazie a un’espansione monetaria destinata a generare solo inflazione), sembra del tutto evidente che la cura sarebbe perfino peggiore della malattia.

Il liberalismo è dalla parte della libertà individuale e contro il dilatarsi delle competenze del ceto politico-burocratico. Per questo quanti amano proprietà e mercato avversano i poteri nazionali e al tempo stesso le nuove istituzioni comunitarie: del tutto indisposti a sposare Roma per contrastare Bruxelles, o viceversa.

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di on 30 aprile 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Meno Europa e meno Stato. L’unico slogan liberale

  1. Marco Beltrame Rispondi

    28 aprile 2014 at 13:00

    Egregio Dott. Lottieri, il sottoscritto si ritiene liberale e non liberista, e tantomeno un teorico dello Stato minimo a Lei caro.
    A me non vanno bene ne’ l’Europa com’e’, ne’ le pulsioni populiste di Salvini e Le Pen. Ma non sono d’accordo nemmeno con l’idea che sia “liberale” cercare una riduzione al minimo.
    Per quel che mi riguarda io auspico un’Europa federale, che non necessariamente schiacci l’individuo come Lei pensa che automaticamente possa avvenire. Se da un lato l’individuo e la liberta’ di impresa sono sacri, vale anche il fatto che a ridurre troppo si rischia di vedere solo il proprio orticello.
    Non e’ chiaro a che tipo di federalismo Lei punti. Mi auguro che non sia quello di stampo anglosassone, dato che come gli Stati Uniti ben dimostrano, si e’ dimostrato sia contro l’individuo sia contro il mercato.

  2. adriano Rispondi

    28 aprile 2014 at 13:01

    Va bene ma “l’opposizione dei liberali” e “l’Europa auspicata dai liberali” in quale programma politico si trova?Domani ci sono le elezioni in Europa non nell’Isola che non c’è.Senza un movimento politico che le faccia proprie le migliori proposte sono inutili.Può darsi che Le Pen,Salvini,Grillo siano peggio di quello che criticano ma è fra loro che il povero cittadino deve scegliere perchè altro non esiste.Si può amare proprietà e mercato,avversare poteri e istituzioni ma quello che non si può fare è sperare che gli stati dell’anima cambino la realtà.

  3. Giovanni Rispondi

    28 aprile 2014 at 15:25

    Bell’articolo, ma molto retorico. Apprendiamo da Lottieri che “la moneta comune è infatti qualcosa di tutto artificiale, che impedisce ogni concorrenza tra valute” però anche che “se l’alternativa all’euro è il ritorno alla lira, sembra del tutto evidente che la cura sarebbe perfino peggiore della malattia”. Ok, e dunque?
    E’ evidente che l’euro è una valuta artificiale – ma lo sono tutte le monete di Stato. Ciò che fa l’euro è togliere agli Stati nazionali il controllo della moneta.
    Questo può piacere o non piacere, ma nel mondo di oggi l’alternativa è il ritorno alle valute nazionali: cioè valute più facilmente controllabili dalla classe politica.
    Ci sono argomenti liberali a favore dell’uscita dall’euro: il vecchio argomento contro i cambi fissi, in buona sostanza. A me sembra più convincente l’idea, invece, che la moneta unica, per quanto non completamente sottratta dal controllo della politica, sia comunque più lontana, e pertanto meno manipolabile, dai governi nazionali. Dopotutto la camicia stretta dell’euro ci è servita a fare qualche cosa che prima pareva impossibile: ridurre non (ancora) la spesa pubblica ma almeno i suoi tassi di crescita.

  4. Vittorio Rispondi

    28 aprile 2014 at 17:53

    Per Giovanni. L’articolo mi pare che dica proprio che l’euro è artificiale in quanto moneta di Stato, ma il ritorno alla lira è una follia: “se l’alternativa all’euro è il ritorno alla lira, con la motivazione che in tal modo l’apparato pubblico potrebbe disporre di tutta la valuta di cui ha bisogno (grazie a un’espansione monetaria destinata a generare solo inflazione), sembra del tutto evidente che la cura sarebbe perfino peggiore della malattia”.

  5. Vittorio Rispondi

    28 aprile 2014 at 17:55

    Per Giovanni. L’articolo mi pare che dica proprio che l’euro è artificiale in quanto moneta di Stato, ma il ritorno alla lira è una follia: “poiché se l’alternativa all’euro è il ritorno alla lira (…) sembra del tutto evidente che la cura sarebbe perfino peggiore della malattia”.

  6. francesco Rispondi

    28 aprile 2014 at 18:24

    Sempre lineare la visione liberale dell’ottimo Prof.Lottieri ma nella fattispecie, pur leggendo tutte le negatività possibili, quando la disoccupazione va fuori controllo ed la modificazione di riutilizzo dei lavoratori nei settori utili e trainanti del momento risulta impossibile, il valutare l’aumento della espansione monetaria è dovuto. Nel tempo si romperà qualcosa e non durerà ma nell’immediato risolve e magari concede agio a “governi validi” di operare in riforme come la spesa ed il ricollocamento di tantissimi statali o comunali che girano le dita tutto il giorno in attesa della pensione.

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