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Cari veneti: no folklore, sì sciopero fiscale

L'inchiesta fa acqua da tutte le parti, l'accusa di terrorismo è grottesca, ma bisogna anche dire che il diritto all'autodeterminazione è cosa troppo seria per lasciarlo alle carnevalate dei "trattoristi". La questione veneta (come quella lombarda) è una questione fiscale, ed è lì che bisogna essere radicali

Sciopero fiscaleSi è scritto molto sull’inchiesta della procura di Brescia sulla presunta rete di “terroristi” veneti. Chi ha letto le oltre 220 pagine dell’ordinanza ha compreso che non si tratta di una banda di terroristi ma tutt’al più di un gruppo di trattoristi, perché in realtà il supposto “carro armato” non è altro che una ruspa agricola non in grado di superare gli 8 chilometri orari. Nelle pagine piene zeppe di discorsi intercettati davanti ad un piatto di polenta e un tagliere di salame non c’è nulla che possa giustificare accuse pesantissime come la “violazione della Costituzione”, “l’eversione dell’ordine democratico” e il “terrorismo”. Accuse che, accostate a quel contesto di attempati mitomani, sono un’offesa alle pagine più tragiche della storia italiana, quelle in cui il terrorismo vero – che le “forze democratiche” hanno lentamente riconosciuto come pericoloso ed eversivo – ha mietuto centinaia e centinaia di vittime.

Dopo anni di pedinamenti e intercettazioni gli inquirenti non hanno trovato alcuna corrispondenza concreta con le parole pronunciate dai trattoristi veneti. Si parla di attentati mai avvenuti a tralicci e a sedi di Equitalia, di contatti mai verificati perché inesistenti con il primo ministro serbo e con i governi svizzero ed austriaco, di armi mai arrivate dall’Albania, di un “carro armato” disarmato per l’incapacità di montare il cannoncino, di un invasione in piazza San Marco programmata per non si sa quando. Gli inquirenti non sono neppure riusciti a verificare che il giornale diretto dall’indagato Gianluca Marchi si chiama “l’Indipendenza” e non “l’Indipendente”, come più volte riportato nell’ordinanza.

Una volta denunciato che l’inchiesta fa acqua da tutte le parti e coinvolge persone che non c’entrano nulla (come lo stesso Marchi e tanti altri), non si può però stare zitti di fronte al tentativo di gran parte del movimento indipendentista veneto di far passare il gruppo di trattoristi per novelli Nelson Mandela o Mohandas Gandhi. L’indipendentismo e la richiesta di secessione sono una cosa serissima e avrebbero bisogno di progetti seri e leader politici all’altezza. In Catalogna e in Scozia non si fa affidamento su carnevalate del genere ma su un percorso politico-istituzionale che poggia su una base popolare solida e su leadership affidabili come quella di Artur Mas e Alex Salmond. In questo caso ci troviamo di fronte ad una parodia di Vogliamo i colonnelli di Monicelli (che già era una parodia del tentato golpe Borghese), gente che pensa di ottenere l’indipendenza occupando un castello, abbattendo una statua di Garibaldi o accampandosi con un trattore in piazza San Marco spaventando tutt’al più i piccioni. Siamo oltre il velleitarismo, siamo all’idea comica di attraversare da parte a parte con un tanko una sede di Equitalia, al dilemma “Parlo in italiota o in veneto? E poi chi traduce?” (che ricorda il fantozziano “Faccio l’accento svedese?”), soldati indipendentisti che temono i “laser accecanti” della polizia e che vanno a sbattere con il tanko contro il pilastro del capannone, rivoluzionari che dopo aver seguito le lezioni di storia veneta dell’ “ideologo” Franco Rocchetta si dicono al telefono: “Io non ho capito un cazzo”, ricordando i camerati del film di Monicelli che applaudivano gli incomprensibili discorsi del colonnello greco Automatikos.veneto

L’indipendenza e il diritto all’autodeterminazione sono temi importantissimi che rischiano solo di essere ridicolizzati da azioni macchiettistiche e protagonisti del genere. La richiesta di autonomia dei veneti non si basa sulla volontà di vedere carri armati col gonfalone leonino in piazza San Marco, ma sulla volontà di gestire le proprie risorse, la questione veneta è essenzialmente una questione fiscale ed esige azioni e risposte su questo terreno, non violente e molto più radicali ed efficaci. A chi pensa di fare le rivoluzioni occupando campanili e castelli rispose già nel 1947 Palmiro Togliatti quando, contattato da Giancarlo Pajetta che gli comunicò di aver preso insieme ad altri compagni la prefettura di Milano, rispose causticamente: “Bravi! E adesso cosa intendete farne?”

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di on 7 aprile 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Cari veneti: no folklore, sì sciopero fiscale

  1. nicola Rispondi

    7 aprile 2014 at 11:13

    Il giorno che i veneti praticassero davvero lo sciopero fiscale sarebbe una bella spinta alla conoscenza di chi paga e di chi vive da parassita. Per quel tempo si prevede una potentissima azione delle magistrature pur con le carceri sono già stracolme.

  2. Martina Rispondi

    7 aprile 2014 at 15:47

    In qualche modo si deve pur cominciare. Meglio una carnevalata orchestrata da ingenui che l’ignavia dei più. E non è solo una questione fiscale, l’indipendentismo, ma anche culturale.

    • gastone Rispondi

      7 aprile 2014 at 20:51

      culturale ,appunto. Conoscere ,capire,ascoltare e poi spiegare a chi non ha ancora capito.Un percorso lungo e difficile ,non impossibile .Ma sempre prima l’amore per la propria terra ,storia ,cultura,il rispetto e la conoscenza delle nostre tradizioni.Cara Martina avanti insieme pacificamente con la forza delle idee. Le idee non si possono mettere in prigione e sono quelle che il nemico teme di più . Con stima.

  3. roberto zanella Rispondi

    8 aprile 2014 at 00:32

    quel giorno porterà a menar le mani è più che evidente…li si vedrà se i veneti avranno le palle o se il tutto rimarrà una serie di sparate bossiane…li ci deve essere la gente che va in piazza non i tremila di Treviso ma centinaia di migliaia di persone con l’aria che avevano a Kiev…poi se Roma manda i suoi tank vedrete che si fermeranno al Pò e all’Adige

    • Michele De Vecchi Rispondi

      8 aprile 2014 at 16:33

      Roberto, stai facendo un gran minestrone: citi i 3000 di Treviso e parli di menar le mani. Hai le idee un po’ confuse: gli appartenenti al comitato Plebiscito.eu ed i suoi simpatizzanti sanno benissimo che il percorso seguito è pacifico, democratico ed internazionalmente legale.

      Gli stessi sanno benissimo che non si devono, e non si dovranno, mai né menare le mani né offendere gli avversari nella propria sfera privata o ideologica; chi è nel giusto non ha bisogno di ricorrere alla violenza, fisica o verbale che sia.

  4. Mario Rispondi

    8 aprile 2014 at 17:42

    Concordo sul fatto che l’Autodeterminazione sia questione serissima, e da perseguire unicamente con mezzi non violenti, seguendo la Via Catalana e quella Scozzese.
    Molto meno sulla condanna senza attenuanti di questo presunto tentativo goliardico di lanciare un segnale, abbattendo (forse) una statua di Garibaldi (chissà se l’avrebbero fatto davvero, e quando).
    Perché bisogna riconoscere che la ‘congiura’ di questi Patrioti un po’ naïf, un po’ guasconi, ha mostrato, finalmente, il pugno di ferro avvolto nel guanto di velluto dello Stato.
    Gli incarcerati di Brescia, per i quali un gruppo di amici ha organizzato un sit-in di solidarietà fuori dal carcere per giovedì 10, dalle 20, NON possono ricevere un cambio di biancheria fino a sabato, dieci giorni dopo l’arresto. È normale o è pressione indebita?
    A questi ragazzi, pronti a pagare in prima persona un conto salatissimo, forse non verrà mai intitolata una Piazza, perché non hanno lanciato nessun estintore contro nessun carabiniere.
    Ma probabilmente, hanno provocato inconsapevolmente un’accelerazione del processo Indipendentista in Veneto e non solo, perché hanno reso evidente a tutti noi secessionisti, sempre in bega con qualcuno, che è arrivato il momento di unirsi attorno ad un obiettivo unico. Anni di ruggini e rancori personali, di divisioni e ripicchette da bimbominkia, spazzate via dalla strumentale durezza della reazione itagliana, finalmente allo scoperto.
    Stavano forse progettando un’azione dimostrativa, hanno ottenuto una riappacificazione che sa di miracolo. Anche solo per questo, al netto dell’amicizia vera che mi lega a molti di loro, io non li lascio soli in balìa di chi li vuol dipingere come pericolosi terroristi.

  5. Simone Rispondi

    11 aprile 2014 at 21:58

    qualcosa bisogna pur fare ,sempre in modo pacifico non si può sempre subire cosi tutti in piazza con la bandiera di san marco!! il 25 aprile tutti a Venezia!!

  6. Open Rispondi

    26 aprile 2014 at 22:00

    Se qualcuno ha paratlo troppo presto di ripresa economica rispondetegli : “ Calma , corri troppo, un ottimista non rimarre0 mai piacevolmente sorpreso ” –cit. Arthur Bloch-, mentre se piange inutilmente il morto , opponetegli dottamente un –Voltaire- “Tutto e8 bene , tutto va bene, tutto va il meglio possibile” . Se ritenete che l’immobilismo sia una caratteristica della classe dirigente attuale , siate coraggiosi e citate –Antonio Gramsci- “ L’ottimismo non e8 altro , molto spesso, che un modo di difendere la propria pigrizia, la propria irresponsabilite0, la volonte0 di non far nulla “. Se infine vedete il tracollo inevitabile non agitatevi e reagite con “ Ogni rovescio ha la sua medaglia” –cit. Marcello Marchesi”.Io personalmente vi consiglio di preferire l’ottimismo , perche9 “E’ la fede delle rivoluzioni” – cit. Jacques Bainville” -Ma attenti a non esagerare , Attilio Regolo fu il primo a dire ”Sono in una botte di ferro”.- cit. Gino Patroni-

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