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Abu Mazen riconosce la Shoah? Bene, abiuri la sua tesi di laurea

Siamo commossi. Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), Abu Mazen, si è svegliato dal lungo torpore in cui da più di 60 anni versa Abu Mazenla galassia islamista e si è accorto che la Shoah c’è stata, ed è stata una porcheria colossale. Anzi, dice lui, «il più odioso crimine contro l’umanità avvenuto nell’era moderna», motivo per cui ora offre «simpatia alle vittime e agli innocenti assassinati dai nazisti», ovvero «agli ebrei e agli altri».

Siamo commossi perché è la prima volta che un leader palestinese dice cose così. Siamo commossi perché il mondo palestinese vive da sempre a stretto gomito con i mille tra negazionisti, filonazisti e antisemiti che popolano il mondo islamista, Hamas, Hezbollah, Fratelli Musulmani, e solo ieri Saddam Hussein (1937-2006) e Yasser Arafat (1929-2004). Siamo commossi sul serio. E lo siamo così tanto che da un minuto all’altro ci aspettiamo un secondo grande gesto che smentisca clamorosamente i gufi, quelli cioè che non credono affatto alle parole di Abu Mazen.

Ci aspettiamo infatti che Mahmud Abbas, meglio noto appunto con il titolo onorifico (kunya) di Abu Mazen, alla guida dell’ANP dal gennaio 2005, ripudi in pubblico, anzi si penta amaramente del dottorato in Storia che nel 1982 ha conseguito all’Università di Mosca ‒ allora intitolata al rivoluzionario congolese Patrice Lumumba ‒ discutendo, all’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia Sovietica delle Scienze, una tesi dal titolo La connessione tra nazismo e sionismo, 1933-1945. Supervisore il professor Evgenij Maksimovič Primakov (classe 1929, futuro vicedirettore del KGB e poi primo ministro), Abu Mazen ha pubblicato detta tesi in versione riveduta nel 1984 ad Amman, in Giordania, con l’editore Dar Ibn Rushd e il titolo al-Wajh al-Akhar: al-’Alaqat as-Sirriya bayna an-Naziya wa’s-Sihyuniya: vale a dire L’altra faccia. Le relazioni segrete fra il nazismo e i capi del movimento sionista. Vi scrive che gli ebrei gonfiano per principio e malizia le cifre dell’Olocausto, e che gli ebrei uccisi in Europa in quegli anni maledetti furono vittime di una tarma nazi-sionista…

Del resto, si capisce bene perché queste credenziali “accademiche” abbiano fatto di Abu Mazen (dopo il breve ad interim di Rawhi Ahmad Muhammad Fattuh) il successore di Arafat. Per chi non lo rammentasse, infatti, Arafat conobbe nel 1946 in Egitto Haj Amin al-Husseini (1895-1974), il famoso gran muftì di Gerusalemme antisemita e filonazista, già capospedizione il 23 agosto 1929 di un pogrom costato la vita a 60 ebrei a Hebron (e pochi giorni dopo di un altro, a Safad, 45 vittime, e ancora così nel 1936), traduttore in arabo dei famigerati e falsi Protocolli dei savi anziani di Sion, israele palestinatitolare, dal 1941, di un ufficio di rappresentanza nella Berlino nazista e al processo di Norimberga additato come uno degl’iniziatori dell’Olocausto nientemeno che dal vice di Adolf Eichmann (1906-1962), Dieter Wisliceny (1911-1948), il quale aggiunse pure che il muftì avrebbe visitato in incognito le camere a gas di Auschwitz. Di questo al-Husseini Arafat era persino un lontano parente. Uscito indenne dalla Seconda guerra mondiale, entrato segretamente nell’Egitto amministrato dai britannici grazie a un ex ufficiale nazista, il muftì iniziò ad addestrare il giovanissimo Arafat. Che nel 1947 uccise il suo primo ebreo. Arafat reclutò per l’OLP personaggi come Erich Altern alias Ali Bella, leader della Sezione affari ebraici della Gestapo, e Wilhelm “Willy” Börner, alias Ali Ben Keshir, Willy Berner, ufficiale delle SS a Mauthausen (giusto per la cronaca, si ricordi che anche Gamal Abd el-Nasser [1918-1970], leader dell’Egitto social-nazionalista, considerava il gran mufti filonazista al-Husseini un maestro).

Dunque caro Abu Mazen ‒ che in onore del vate Arafat hai chiamato Yasser quel tuo figlio che in Canada si suda la michetta facendo il ricco businessman e mandando sulle furie parecchi non altrettanto facoltosi palestinesi del Medioriente ‒, dicci che quella tua tesi sovietica in Storia taroccata è una vergogna tremenda senz’alcuna giustificazione, né strategica né contingente, e vedrai che qualcuno in più comincerà a crederti.

 

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di on 29 aprile 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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